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I 19 anni di Donnarumma devono valere sempre

La crescita del portiere ha subito una frenata, sul piano tecnico come su quello della gestione della carriera. La sua età non diventi l'alibi per non imparare mai dagli errori.

Da più parti e a più riprese sono arrivate ieri sera delle piene assoluzioni, convinte o di facciata, nei confronti di Gianluigi Donnarumma. Sulla prestazione, a dire il vero, c’è poco da dire. Gli errori che hanno definitivamente segnato la finale di Coppa Italia sono inequivocabili e piuttosto marchiani.

Errori tecnici evidenti che gettano più di una nube sul valore attuale del portiere rossonero. Qui non si parla del talento, o del valore in prospettiva. Piuttosto si considera il rendimento di un calciatore professionista con all’attivo più di due stagioni piene, giocate da titolare in difesa della porta del secondo Club in Europa per numero di Champions conquistate.

I tifosi rossoneri valuteranno questo, in fin dei conti. In questo senso dovremmo fare tutti mea culpa con riferimento all’intera vicenda Donnarumma. A fine gara Buffon si è rivolto al giovane collega rincuorandolo e dicendogli “hai solo vent’anni!”

Giusto, ineccepibile. Questo però deve valere sempre, in ogni contesto ed espressione. Perché il centravanti della Nazionale, che aveva sempre vent’anni, uno stipendio da star, e un talento sconfinato per l’età, ora ne ha 28 e gioca in un Club emergente della Ligue 1.

Se Donnarumma ha solo 19 anni, e questo è sacrosanto, li deve avere sempre. Li deve certo avere quando fronteggia le conseguenze di una trattativa condotta, con estrema lucidità, come una bizzosa star di Hollywood, reclamando poi a latte versato il ruolo del ragazzo di cuore. Li deve però anche avere quando, pur non avendo dimostrato ancora nulla, pretende come fosse dovuto un ingaggio assolutamente fuori portata rispetto a meriti e valori espressi.

Li deve poi avere, e come nel caso precedente la colpa non è sua, quando si costruiscono film assurdi su una parata (straordinaria certamente) all’ultimo minuto di una gara, salvo poi non spendere nemmeno una riga per constatare  l’emergere di evidenti limiti tecnici. Premura per altro mai concessa a colleghi altrettanto giovani e italiani (Scuffet, Meret ecc.). Uno su tutti, il gioco con i piedi. Zavorra da sempre presente nel suo bagaglio, prima che un po’ d’insicurezza limitasse anche il suo rendimento sulle prese e i tiri dalla media distanza.

Insomma, se Donnarumma ha 19 anni trattiamolo com’è giusto. Come si dovrebbe trattare un ragazzo di quest’età, che dovrà imparare giorno per giorno a essere umile e attento, in campo come fuori, social compresi. Gli abbiamo invece affidato la porta della Nazionale nei salotti televisivi prima che sul campo. Tutti i guru del calcio italiano (tanto i media quanto le vecchie glorie) gli hanno creato attorno una bolla anti-critica, contribuendo di fatto a costruire una figura spropositata rispetto alla realtà, e influendo decisamente sull’ego del ragazzo.

E poi, parliamoci chiaramente, l’alibi dell’età è un costume tutto italiano. Donnarumma è un professionista,  e come tale va inquadrato. Certamente, con il senno di poi, i risultati della mancata gavetta, che pareva quasi un’offesa per un talento così cristallino, sono sotto gli occhi di tutti.

Donnarumma ha appena vent’anni, ma il carattere si forma ben prima.

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