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Bomber Story

Kennet Andersson, il bomber vichingo

Nell’estate del 1995, in un giorno torrido come tanti altri in Puglia, i tifosi appassionati di calcio si svegliano con una gradita sorpresa: uno dei più noti quotidiani sportivi nazionali titola “Il favoloso Kennet Andersson al Bari”. La foto, enorme, mostra questo ragazzone biondo con la maglia della Svezia e le braccia al cielo in segno di esultanza. Siamo in un’epoca in cui non si può correre subito su Wikipedia o Transfermarkt per conoscere le caratteristiche di un calciatore ma, nonostante questo, il suo ingaggio suscita grande entusiasmo. L’anno prima, infatti, Kennet ha disputato un eccellente campionato del mondo con la sua nazionale, concluso al terzo posto e con ben cinque reti all’attivo, di cui una al Brasile campione, tra le più belle dell’intera manifestazione.

A 28 anni, il gigante di Eskilstuna ha finalmente l’opportunità di esprimersi sul difficile palcoscenico della serie A, quando il nostro campionato era davvero il migliore in assoluto. L’inizio non è dei più semplici ma Andersson, un po’ alla volta, assimila i meccanismi del calcio italiano e si lascia apprezzare non solo per le indubbie qualità tecniche, ma anche per l’evidente capacità di far giocare bene i suoi compagni di reparto. Chiedere informazioni a Igor Protti che, in quella stagione disgraziata per la compagine biancorossa (conclusa con la retrocessione in serie B), si laurea capocannoniere anche grazie al lavoro sporco del buon Kennet: assist, sponde e tante botte prese per la causa comune. Alla fine sono dodici le reti realizzate, un bottino davvero ragguardevole che gli vale il passaggio al Bologna di Renzo Ulivieri.

All’ombra delle due torri, l’attaccante svedese conosce la sua definitiva consacrazione. Facendo, tra l’altro, le fortune di campioni del calibro di Roberto Baggio e Beppe Signori, e ritrovando l’amico e connazionale Klas Ingesson. Stiamo parlando di quel Bologna che, dopo aver vinto l’Intertoto, con Carletto Mazzone in panchina riesce ad arrivare ad un soffio dalla finale di Coppa Uefa. In quattro stagioni, intervallate da una breve e infelice esperienza nella Lazio, Andersson totalizza oltre trenta gol, una marea di assist e soprattutto si fa apprezzare per la straordinaria generosità. In Emilia lascia un ricordo indelebile e i tifosi rossoblu, a distanza di oltre quindici anni dalla sua ultima presenza in campo, gli tributano un omaggio sincero e affettuoso.

Kennet Andersson chiude la sua carriera giocando in Turchia nel Fenerbahçe e, infine, torna in Svezia con la maglia del Garda prima di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo. Oggi si divide tra il ruolo di apprezzato opinionista televisivo, allenatore di squadre giovanili e mental coach. D’altronde, chi sa usare la testa meglio di lui?

 

Kennet Andersson oggi

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