News 16 Mag, 2018 @ 18:37

Montalto come Zampagna, ma la Ternana retrocede

Terra d’acciaio, e di bomber. Terni è la provincia che negli anni ’70 portò per la prima volta l’Umbria in Serie A, appena per due fugaci stagioni, intervallate da una...

By Giuseppe Andriani

Montalto come Zampagna, ma la Ternana retrocede

Terra d’acciaio, e di bomber. Terni è la provincia che negli anni ’70 portò per la prima volta l’Umbria in Serie A, appena per due fugaci stagioni, intervallate da una retrocessione. Era un calcio diverso, però.

Questo, invece, è il calcio dei brand, degli sponsor, dell’Unicusano che, come fossimo nel basket, decide di inserire il proprio nome all’interno dello stemma, cambiandolo. Bandecchi ci ha provato di nuovo, prima avrebbe voluto portare il Fondi dalla D alla C (e ci riuscì con un ripescaggio), poi rendere grande il piccolo club laziale, trovando però ostilità e terreno poco fertile in città e nella tifoseria, ma in C arrivò un decimo posto, poi la prima stagione alla guida della Ternana, con la retrocessione già aritmetica con una giornata d’anticipo.

E ADESSO? 

Sarà Serie C, di nuovo, quindi. Nonostante Adriano Montalto, autore di 20 reti in 34 partite (con due soli rigori realizzati), Luca Tremolada (12 gol) e la passione infinita di una città intera, che adesso però vuole chiarezza e spiegazioni, prima di ricominciare a soffrire. Nel segno di Zampagna, che nel 2003-2004 in B ne fece 21, in una delle stagioni migliori della storia della Ternana. E di Borgobello, il record-man per marcature nel dopoguerra (79 gol complessivi) degli umbri, che a fine anni ’90 chiuse a 15 una più che positiva stagione nel campionato cadetto. Come Zampagna, Montalto, potrebbe arrivare in Serie A a 30 anni compiuti: da vero bomber di Provincia. Per ricordare a tutti che non è esistito solo Dario Hubner. Lui che dopo aver fatto bene nel Martina dei miracoli (tra mille problemi societari arrivò una salvezza quasi insperata) in terza serie, si ritrovò a faticare (appena tre gol) in B con il Trapani nel 2015-2016.  E adesso sogna la A, da fera.

PERCHÈ FERE 

Fere in dialetto ternano vuol dire “bestia feroce”. Universalmente riconosciuto come il soprannome della squadra rossoverde (l’unica con questa maglia nel calcio professionistico italiano), è dovuto a Sergio Tonini e al suo modo di indossare questa maglia negli anni ’60. Vinse un campionato di Serie D, trascinando letteralmente la Ternana: nacque così il coro “fere! fere”, che continua ad accompagnare la squadra in ogni partita casalinga al Libero Liberati.

UNA GIOIA (MA SOLO UNA) 

Sarà una stagione da dimenticare, per ripartire. Senza troppi indugi, con chiarezza programmatica e societaria, soprattutto. Ma la perla rimarrà la vittoria in rimonta a Perugia nel derby qualche settimana fa. 2-3 il finale, con doppietta di Montalto (guarda caso) e rimonta completata dopo esser stati sotto di due reti già dalla mezz’ora. Si dice che a Terni si faccia l’acciaio, “mica i cioccolatini”, come recitava un famoso striscione in un derby dei primi anni 2000.

Già, l’acciaio. Quello che da sempre nel mondo contraddistingue questa città, che della propria squadra di calcio ne ha fisionomia e storia. E le assomiglia, maledettamente. Nel bene e nel male. Terra d’acciaio e di bomber: Grazia Deledda scriveva che l’acciaio “viene temprato e ridotto a spada, da chi vuol vincere il nemico”. Il bomber, appunto. Dopo Tonini, Borgobello, Zampagna e Montalto, chi sarà il prossimo?

 

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