Vulcani, geyser e pallone: l’Islanda Bonita è in Russia

E ora non chiamatelo più miracolo. Già, perché dopo che l’Europa intera li ha scoperti due anni fa, ora il mondo intero è pronto a conoscere la forza dei ragazzi terribili dell’Islanda. Quelli che in Francia nel 2016 avevano stupito tutti, a suon di reti, geyser dance e vittorie sconvolgenti – su tutte l’eliminazione dell’Inghilterra – dimostrando di essere tutt’altro che una “semplice” terra dei ghiacci. Lo stop nei quarti di finale contro la Francia era stato tutt’altro che la fine. Difficile pensarla diversamente per chi ha reso una terra inospitale per il calcio, e in fondo anche per la vita, un esempio da seguire.

SCUSATE IL RITARDO

Il pass per la Russia ha permesso di cancellare l’illusione e la delusione di un Mondiale sfuggito ai playoff nel novembre 2013 contro la Croazia. Quattro anni dopo, a Reykjavik è esplosa la festa: merito di una vittoria contro il Kosovo, siglata dalle reti di Gylfi Sigurdsson e Gudmundsson, che ha permesso allo stadio Laugardalsvöllur di celebrare la storica impresa, nella notte più lunga per il Paese più piccolo atteso ai nastri di partenza della Coppa del Mondo 2018. Islanda epicentro del mondo per una notte: guidati dal capitano Aaron Gunnarsson, gli uomini del Ct Heimir Hallgrimsson diventarono i protagonisti di un palco allestito in Ingolfstorg Square, festeggiando la storica qualificazione con i tanti tifosi presenti fino a tarda notte. Una cavalcata trionfale, conclusa davanti a Croazia (testa di serie e posizione numero 14 del ranking mondiale al momento del sorteggio), Ucraina e Turchia.

TERRA DI PRIMATI

Con i suoi 330mila abitanti, l’Islanda sarà la nazione più piccola ad aver mai preso parte ad un Mondiale di calcio. Ma i primati calcistici non si fermano qui. E spiegano molto bene il percorso islandese, che tutto è meno che figlio del caso: basti pensare che in rapporto ai propri abitanti, meno di quelli di Malta, Lussemburgo o di Firenze, l’Islanda ha il miglior rapporto al mondo abitanti-punteggio nel ranking Fifa (dove è passata dal posto numero 135 al 22). Il merito è di un progetto federale serio e a lungo termine, che, partito nel 2002, ha portato in dieci anni ad una crescita esponenziale di tutto il movimento: con 450 allenatori con patentino Uefa B e 165 Uefa A ha un numero pro capite di tecnici superiore a Italia, Spagna o Germania. Tutti “allenatori”, ma non da bar sport come accade nel lunedì mattina di un bar italiano medio, quando le dissertazioni sul calcio superano di gran lunga quelle sullo spread.

La festa dell’Islanda

FREDDI FUORI, CALDI DENTRO

Non hanno paura degli avversari, gli Strákarnir okkar, come in Islanda sono chiamati i calciatori che rappresentano la propria nazione in campo. Succede, se sei abituato a lottare con il gelido inverno nordico: un avversario che la Federazione locale ha affrontato con la programmazione, come la scalata alla classifica del calcio mondiale, con posizioni scavalcate in rapporto direttamente proporzionale al numero di campi regolari di calcio riscaldati (grazie all’energia geotermica), passati da 0 a 15 nell’arco di 18 anni, dal 2000 a oggi. Numeri ai quali vanno sommati altri 25 campi coperti più piccoli e 150 mini campi. In Islanda oggi c’è un impianto sportivo ogni 48mila abitanti, la media più alta d’Europa. Come quella degli spettatori, senza pari nel Vecchio Continente:  32 islandesi su 1000 vanno allo stadio, in una classifica nella quale l’Italia (meno di 4 spettatori ogni 1000 abitanti) è 22esima.

MESSI E MODRIC AVVISATI

La squadra di semidilettanti che nel 2004 batteva l’Italia di Marcello Lippi nello stupore generale, oggi è un lontano ricordo: l’Islanda è stimata e rispettata da tutti. Merito del “Beckham dei fiordi” Sigurdsson, di Albert Guomundsson, talentuoso centrocampista classe 1997 del Psv Eindhoven e figlio del commentatore tv delle partite della nazionale islandese, del bomber del Nantes Sigthorsson. Ma regala anche storie meravigliose: il portiere Halldorsson per esempio è un cameraman professionista e ha smesso di lavorare solo tre anni e mezzo fa per la sua società televisiva: questa volta non ha girato un videoclip per l’avvicinamento al Mondiale 2014, come fatto quattro anni fa. Non portò bene, e ora si prepara a sfidare Lionel Messi nel girone guidato dall’Argentina e completato da Croazia e Nigeria. Ora l’Islanda nella mappa del calcio. E non vuole restare un puntino, tra i ghiacci e il mare.

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