Siena-Cosenza per la B. Marulla, Pescara, il crack: è derby tra “terre amare”

Comunque andrà vincerà la Provincia. Quella vera. E nella Serie C degli anni 2010 non è (più) un qualcosa di scontato, viste le risalite di piazze importanti e per ultimo il successo del Parma nei playoff della scorsa stagione. La finale di Pescara tra Siena e Cosenza ci regalerà l’ultimo verdetto della terza serie italiana: la quarta squadra che andrà in B, dopo Livorno,  Lecce e Padova (a proposito: provincia, fino a un certo punto). Due cammini diversi, che si intrecciano sul più bello. In un palcoscenico affascinante come quello dell’Adriatico di Pescara. Il Siena è arrivato secondo in campionato, ha perso il duello con il Livorno e ha dovuto cedere il passo ai corregionali, il Cosenza, invece, a inizio campionato ha dovuto aspettare la settima giornata per vincere la prima partita. Un avvio di stenti, che è costato la panchina a Fontana e l’arrivo di Braglia.

FILOSOFIE A CONFRONTO

Piero Braglia, toscano doc, nato a Grosseto e cresciuto da calciatore nel Montevarchi, di promozioni dalla C alla B ne ha collezionate tre in carriera (Catanzaro, Pisa e Juve Stabia). E quando è stato chiamato a giocarsi le proprie carte in cadetterie (Frosinone e Juve Stabia) non ha fatto male, anzi. Allenatore pragmatico, burbero all’apparenza, nessuna dimestichezza con i microfoni e con il pubblico. Con il vizietto della parola fuori posto, ante litteram. Anzi: ante Sarri, per capirci. Ci prova di nuovo, scelto dal d.s. Trinchera, una delle eccellenze della categoria, che aveva già sfiorato la promozione con il Lecce (e Braglia in panchina) alla prima occasione. Direttore sportivo di sicuro avvenire, e allenatore dal passato illustre.

Michele Mignani, invece, da calciatore è stato una bandiera del Siena, ma da allenatore è alla terza stagione. Due buone esperienze a Olbia, poi la chiamata e la risposta positiva in bianconero. Anche lui la C l’ha già vinta, ma da calciatore. Giovane con il viso pulito, vuole lanciare la propria carriera così. Filosofie ed esperienze di vita a confronto: tra due vincenti, però.

SICURI CHE FOSSE SERIE C?

Oltre due mila spettatori di media per l’una e per l’altra (2.900 circa il Siena, 2.200 per il Cosenza) nella regular season, poi l’escalation playoff e le due cittadine con l’amore negli occhi per le proprie squadre. E una storia diversa, ma altrettanto importante. Di calcio vero. Il crack della Monte dei Paschi ha fatto risprofondare il Siena in C dopo anni belli, il Cosenza, invece, non vede la B dal 2003, e negli ultimi 15 anni ha sofferto e arrancato, troppo spesso. Sarà per questo che dalla Calabria dovrebbero spostarsi all’Adriatico in quasi 10.000.

“TERRA AMARA”

Proprio Pescara per i tifosi del Cosenza ha un sapore particolare. Nel 1991 lo storico spareggio per rimanere in B fu vinto all’Adriatico contro la Salernitana. Nemmeno a dirlo il gol fu di Marulla, scomparso nel 2015, da cui oggi prende il nome quello che fu il “San Vito”. Un colpo di testa di Gigi, che ricorderà di quella partita una preghiera di un tifoso al momento di partire per la trasferta: “Questa è una terra amara, dacci una gioia”. Parola più, parola meno. Baclet non sarà Marulla, ma le preghiere, anche oggi, sono le stesse. Ma nel frattempo, negli anni, è diventata una terra amara anche Siena. Seppur con connotati diversi. Tanto da dover ripartire dalla Serie D con il calcio e dal perdere la squadra di pallacanestro, realtà d’eccellenza italiana ed europea. Una delle due avrà una gioia, a Pescara. E vincerà la Provincia, comunque vada.

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