Home » Frosinone non più culone: vince la programmazione (e i palloni lanciati in campo)
News

Frosinone non più culone: vince la programmazione (e i palloni lanciati in campo)

Programmazione, stadio di proprietà, nervi saldi, un tecnico giovane alla prima vittoria in carriera e nervi saldi, anche nei momenti difficili: il Frosinone torna in Serie A dopo due anni di assenza da quella prima straordinaria, quanto inaspettata, stagione nel campionato più bello del mondo. Rimangono le polemiche dopo la finale di ritorno contro il Palermo, per i palloni lanciati in campo nel recupero dalla panchina dei ciociari, diretti ad evitare che si giocasse in un momento nel quale la squadra di Moreno Longo stava soffrendo le sortite offensive dei rosanero, che avrebbero potuto riaprire tutto. Lo ha fatto passando dallo psicodramma vissuto contro il Foggia, già salvo e capace di scombinare i piani all’ultima giornata, rialzandosi, con i nervi saldi di chi sapeva che, prima o poi, avrebbe pianto di gioia. E lo ha fatto Longo, il collante, l’uomo in più, in panchina.

RICORSO: CALCIO, TERRA E PROVINCIA

Le immagini parlano chiaro: è successo, davvero. E chi è abituato al calcio di categoria non ci troverà nulla di strano. Urlerà allo scandalo chi, dal palato fino, troverà nelle immagini una vergogna sportiva: hanno ragione entrambi. E non è solo diplomazia. Sono due modi diversi di intendere il calcio, il pallone, o quello che sia.  In alcuni campi si vince anche così: con i denti, con la grinta, con un tocco di furbizia. Non è tutta Champions League quel che luccica, in sintesi. Il ricorso presentato dal presidente Maurizio Zamparini probabilmente verrà bocciato, ma è comprensibile anche questa posizione. Non tanto per i palloni in campo, quanto per il fischio finale arrivato con un minuto di anticipo per l’invasione di campo. Pratica diffusa, ma farlo in una finale playoff nella quale l’ultimo minuto potrebbe cambiare tutto non è, probabilmente, regolamentare. Ma è il calcio, baby.

Frosinone esulta
Frosinone esulta

IL MATUSA, LO STIRPE: LA PROVINCIA DEL FUTURO

Non era all’avanguardia lo stadio Matusa, lo è lo Stirpe, invece. Impianto funzionale, 16.000 spettatori al massimo: in modo da non dare un colpo d’occhio negativo con le piccole, e affollarsi con le big. Studiato su misura per una città che vive di calcio, e che ha scoperto da qualche anno quant’è bello stare al top, tra le stelle.  I dati parlano di 10.299 spettatori di media, comprese le gare iniziali giocate al Partenio di Avellino. Perché lo stadio nuovo, di proprietà, voluto fortemente dal presidente Stirpe, è stato costruito in corsa. Una media altissima, vista una città di 46.000 abitanti come cornice: un abitante ogni 4, senza contare il circondario, in media è andato allo stadio. Città calda, passionale, vissuta per anni all’ombra di Roma e Lazio, si riscopre capitale del proprio calcio. E non ci sarà, probabilmente, il lato squisitamente romantico a dominare la scena, ma è la bellezza della provincia che entra nel futuro. Lontano da città con problemi di iscrizione al prossimo campionato, fideiussioni, contributi non pagati e così via. Saranno perdonati, prima o poi, anche i palloni in campo, sacrificati a una realtà virtuosa, gestita con oculatezza. Che adesso vuole affermarsi in A, tra palloni o meno. Perché qui, con buona pace di tutti, Frosinone fa rima con organizzazione. Non più con culone. Non arrestate nessuno.

 

CLICCA SULL’IMMAGINE E GUARDA ANCHE:

heart of a lio
HEART OF A LIO – Lo spot Gatorade realizzato per Messi è un gioiello
Kalinic
CASO KALINIC – È già finito il Mondiale dell’attaccante del Milan!
Messico
A Città del Messico c’è stata una scossa dopo il gol di Lozano alla Germania

Scrivi un commento

Clicca qui per lasciare un commento