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Storie Mondiali

Da grande voglio essere come papà

Kasper Schmeichel eroe di Croazia-Danimarca 1-1: le sue parate sui rigori croati non sono però servite per conquistare i quarti di finale.

C’è un filmato che da qualche ora sta spopolando in rete: ritrae un bambino, biondissimo e con gli occhi già determinati, che indica la telecamera, indossa i guanti e si prepara a parare. Difende la porta, ma è quella di un corridoio. Si chiama Kasper e suo papà di nome fa Peter e la sua professione è quella di portiere, del Manchester United che negli anni ’90 faceva paura al mondo. Chi calcia di nome fa Thomas Christopher e il suo cognome è Ince. Anche Tom è un figlio d’arte: papà Paul gioca nel centrocampo dei Red Devils. L’esito della conclusione? Parata. Ovviamente, aggiungiamo noi. Perché il piccolo Kasper ora non è più il figlio di Peter, ma è Schmeichel e da Old Trafford ci passa da fiero avversario. Ha spalle larghe, non ha mollato i guanti e difende due porte: quelle del Leicester e della Danimarca, senza più corridoi di mezzo.

11 METRI DI EMOZIONI

Minuto 115 di Croazia-Danimarca, stadio di Nižnij Novgorod, distretto federale del Volga. Sul punteggio di 1-1 il difensore danese Zanka Jorgensen atterra alla disperata l’attaccante croato Rebic, pronto a calciare a porta vuota dopo essersi lanciato in campo aperto e aver superato il portiere avversario in dribbling. Cartellino giallo e calcio di rigore, quello che può esaltare i balcanici e condannare i danesi. Di fronte a Kasper Schmeichel si presenta Luka Modric: fino a quel momento, il numero 10 e stella del Real Madrid è stato uno dei fari dei Mondiali 2018. Kasper semplicemente se ne frega (chiediamo scusa ai puristi) e torna quel bambino del video. Lo fissa con aria di sfida e si tuffa alla sua sinistra. L’angolo è quello giusta, la palla è bloccata, la Croazia è fermata. O meglio, portata ai calci di rigore. Festa grande sugli spalti, dove un tifoso speciale non ha trattenuto l’emozione: proprio lui, papà Peter. Che si è scatenato dopo aver contenuto la tensione: quegli 11 metri di sfida li conosce bene, e non potrebbe essere altrimenti per chi ha difeso la porta della Danimarca in 129 occasioni, ed è stato campione d’Europa sia a livello di rappresentativa nazionale sia di club ed è stato eletto per due volte miglior portiere dell’anno IFFHS. Sarebbe corso in campo per abbracciarlo, ne siamo certi, ma si è limitato a un tweet del giorno dopo: “Sono senza parole. Non potrei essere più fiero di mio figlio, del mio Paese, dei suoi compagni di squadra, di tutto lo staff. Quando le lacrime si saranno asciugate, realizzeremo quello che abbiamo fatto”.

 

Emozioni, affiancate da una foto nella quale Schmeichel senior tiene per mano un piccolissimo Peter. Che nella serata di Nižnij Novgorod si è trasformato in un gigante, insuperabile dal dischetto davanti a Badelj e Pivaric, ma senza il supporto della precisione dei suoi compagni di squadra e senza riuscire nel miracolo finale su Rakitic. E tanti saluti al sogno di ripetere le orme di papà, che nel 1992 diventò campione d’Europa (anche) grazie a un rigore parato in semifinale contro l’Olanda. Chi calciava? Un “certo” Marco van Basten. Il resto è storia. Quella che Kasper, pur da sconfitto, ha scritto.

Euro 1992, il rigore parato da Peter Schmeichel a Marco van Basten

TALE PADRE, TALE FIGLIO

Con 32 candeline da spegnere a novembre, Kasper ha una certezza: non potrà replicare la carriera di papà Peter. Troppo diversi i percorsi intrapresi, sebbene la Premier League conquistata da protagonista assoluto con il Leicester di Claudio Ranieri nel 2016 abbia rappresentato una delle più grosse emozioni collettive regalate dal calcio inglese nel terzo millennio. L’altra sicurezza, però, ce l’ha in famiglia: suo papà è il grande portiere che vinse cinque Premier e il Treble nella finale di Barcellona da capitano il Manchester, oltre all’Europeo con la Danimarca. Quando Kasper, con il Leicester, vinse il campionato inglese lui modificò così la bio di Twitter: “Padre di un vincitore della Premier League”. Quel ragazzino con il nome che ricorda un fantasmino dei cartoni animati è cresciuto, e occupa le porte con 189 centimetri di altezza. Alle sue spalle, ha un papà orgoglioso. E dalla sera di domenica 1 luglio, un’intera nazione. Perché si può uscire vincitori anche dalle sconfitte.

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