O’ Rey, lo Zio e Donatello: quando l’inizio è già il massimo

Da Pelè a Mbappè. Ad unirli, evidentemente, non c’è solo l’accento finale. Il primo ha vinto un Mondiale a 17 anni in Svezia ed è il più giovane di sempre ad averlo fatto. Il secondo vorrebbe vincerlo in Russia, da giocatore più giovane della competizione. Dal 1958 ad oggi. In mezzo una carrellata di protagonisti, tutti molto giovani: dal Brasile 1970 al “nostro” Bergomi, dal Fenomeno Ronaldo ai diamanti Henry e Trezeguet.

1958: Inizia l’era di “O’ Rey”

Il Mondiale del 1958 si gioca in Svezia. Il Brasile, favorito alla vigilia, non delude. L’Italia non si qualifica nemmeno (e non c’è neppure l’Uruguay, ovvero le nazionali che avevano vinto 4 delle 5 edizioni precedenti). È il contesto che vede nascere l’era calcistica di Edson Arantes do Nascimento Pelé, inizia l’era di “O’ Rey”.

Alla vigilia il titolare del Brasile non è lui: è un certo Dida che si blocca per infortunio alla prima giornata. Il ct prova Vavà da “10” dei verdeoro senza troppi risultati. Alla terza partita contro la Russia è il turno del 17enne Pelè (nel 4-2-4 brasiliano che passerà alla storia con Zito Didi, Garrincha Vavà Pelé Zagalo).

Assist a Vavà con la Russia, gol decisivo al Galles nei quarti, assist e tripletta alla Francia in semifinale. È una splendida melodia che diventa leggenda nella finale della sesta Coppa Rimet della storia, quando La Perla Nera segna una doppietta: indimenticabile il primo (palleggio di destro, pallone sopra la testa dell’avversario e sinistro al volo nell’angolo basso), splendido il secondo al 90’.

Pelè, poco più che 21enne, si ripeterà anche nel 1962 con un Brasile che convocò anche Coutinho (18 anni), Jurandir e Jair (21 anni).

 

1970: l’indimenticabile Edu

Un altro brasiliano segna la storia del Mondiale: Jonas Eduardo Américo Edu.

Il più giovane calciatore di sempre ad essere convocato per un Mondiale (nel 1966 in Inghilterra, con i suoi 16 anni e 339 giorni, anche se non giocò nemmeno un minuto), uno dei più giovani di sempre a vincere un Mondiale (nel 1970 in Messico, a 20 anni e poco più, giocando poco più di 16 minuti nella prima fase), tornando in Coppa del Mondo anche per la terza volta (nel 1974 in Germania, giocando una partita intera, non certo indimenticabile, contro lo Zaire). Non uno score eccellente, ma pur sempre un record da celebrare.

Nota a margine: il Brasile del 1970 ha ben sei giocatori tra i 19 e i 20 anni, in assoluto tra le nazionali campioni del mondo più giovani di sempre (assieme all’Italia del 1938 e all’Uruguay del 1950).

1982: Bearzot chiama, lo Zio risponde

Italia-Brasile, Italia-Polonia, Italia-Germania. Poco meno di una settimana per celebrare l’Italia mundial. Con un protagonista meno atteso degli altri. Diciotto anni e due baffoni, il più giovane della comitiva e un soprannome che passerà alla storia: Lo Zio, al secolo Giuseppe Bergomi, detto Beppe, da Milano.

Entra sul 2-1 con il Brasile al posto di Collovati infortunato. Lo chiama Bearzot, lui risponde. Alle sue spalle solo Dino Zoff che di anni ne aveva 40, davanti a lui Serginho che viene azzerato.

Parte titolare con la Polonia di Boniek per la squalifica di Gentile. Lo chiama ancora Bearzot questa volta in settimana per dirgli della maglia da titolare, lui risponde.

Parte titolare con la Germania anche in finale: Gentile torna dalla squalifica, ma si ferma Antognoni. Bearzot sposta di nuovo Oriali in mezzo e consegna di nuovo a Bergomi la maglia da titolare. “Marchi Rumenigge” gli disse, lui risponde e lo annulla.

Il gol di Tardelli, quello dell’urlo, lo costruiscono con un palleggio in attacco lui e Scirea. L’Italia vince il Mondiale, lui alza la Coppa a 18 anni. Il massimo, già all’inizio della carriera. È una vittoria da record anche per Zoff che diventa il Campione del mondo più vecchio di sempre (primato valido ancora oggi).

1994: Ronaldo all’ombra di Romario e Bebeto

Gli Stati Uniti celebrano l’inizio della storia tra Ronaldo, il Fenomeno, e i Mondiali. Nel 1994 è tra i convocati ma non viene mai schierato e alza la sua prima Coppa del Mondo. Nel 1998 un malessere misterioso lo blocca nella finale contro la Francia. Nel 2002 si prende tutte le rivincite del mondo e il titolo di pentacampeon. Nel 2006 segna il 15esimo gol diventando il miglior marcatore di sempre ai Mondiali (primato superato poi nel 2014 da Miroslav Klose).

Ma quel 1994, alle spalle di Romario e Bebeto, segna l’inizio di una storia d’amore.

1998: la prima volta della Francia

Titì e David. David e Titì. Nella Francia che affronta (e vince per la prima volta nella sua storia) in casa il Mondiale del 1998 ci sono due talenti brillantissimi: Thierry Henry e David Trezeguet, entrambi appena 20enni, entrambi diamanti del Monaco. Le similitudini con il fenomeno del prossimo capitoletto riuscite a trovarle da soli?

Henry aveva giocato solo tre amichevoli, gioca tutte le partite del Mondiale, segna tre gol. Contro il Sudafrica, nella prima partita del torneo, segna per la prima volta con la Francia. Vincerà anche l’Europeo.

Trezeguet non aveva più esperienza di Henry, le gioca tutte, segna anche un gol. Anche lui vincerà l’Europeo, diventandone simbolo grazie ad un golden gol che conosciamo benissimo.

A Francia 1998, entrambi nei quarti mandano a casa l’Italia partecipando ai rigori decisivi, entrambi guardano la finale con il Brasile solo dalla panchina. Ma Zidane segna e la Francia esulta.

2018: Donatello ci prova in Russia

In Russia, il più giovane a vincere il Mondiale potrebbe essere Kylian Mbappè. Fuori l’australiano Arzani (unico classe 1999 in Russia, solo 60 minuti in tutta la competizione) ed essendo nato a fine dicembre, il francese è il più giovane ancora in corsa per la Coppa. Oltre che, con la doppietta all’Argentina, il secondo calciatore sotto i 20 anni a segnare più di un gol in una partita a eliminazione diretta nei Mondiali: l’altro era stato Pelé, nel 1958, appunto. Di origini camerunensi (nazione che peraltro negli anni ha sfornato giovanissimi esordienti al Mondiale, da Eto’o ad Olembe fino a Rigobert Song), Mbappè ha esordito in Ligue 1 a nemmeno 16 anni. Monaco, Paris Saint Germain e chissà Real Madrid: brucia le tappe “Donatello”, soprannome che gli hanno affibbiato sotto la torre Eiffel per la somiglianza ad una delle tartarughe ninja.

In Russia, così come in Svezia nel 1958, potrebbe nascere una nuova era calcistica. Da Pelè a Mbappè.

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