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Bomber Story

Georghe Hagi, il Maradona dei Carpazi

Un soprannome ingombrante, ma guadagnato con merito. Georghe Hagi è stato, senza dubbio, uno dei migliori numeri 10 nella storia del calcio, dotato di classe cristallina e di un bagaglio tecnico...

Georghe Hagi è stato, per distacco, il miglior giocatore rumeno di tutti i tempi. Ma questa definizione è riduttiva per un giocatore tecnicamente straordinario che, non stiamo esagerando, ha retto il confronto con tutti i grandi numeri 10 della sua epoca calcistica. Hagi nasce nel 1965 a Sacele, nella parte orientale del paese che si affaccia sul Mar Nero, quasi in contemporanea con l’ascesa del regime dittatoriale di Ceausescu. Si innamora subito del pallone e all’età di 3 anni viene già iscritto in una scuola calcio di Costanza, dove fa capire subito di essere un predestinato.

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George Hagi in azione contro l’Inter nella Coppa Uefa del 1984

A soli 18 anni, nel 1983, il ct Mircea Lucescu lo fa esordire in Nazionale. Un anno più tardi lo porta con sè agli Europei in Francia e, poco più tardi, Hagi è già capitano inamovibile della sua Romania. Fantasista mancino dotato di classe cristallina, è uno dei talenti più puri della sua generazione. Leader dentro e fuori dal campo, è dotato di una incredibile visione di gioco e oltre a segnare gol di pregevole fattura, sforna geniali assist per i suoi compagni. Serpentine, accelerazioni brucianti e dribbling sono il pane quotidiano del suo repertorio. I confronti si sprecano, e non ci vuole molto prima che venga soprannominato il “Maradona dei Carpazi“. I confronti e gli incroci del destino, proprio con Diego, non mancheranno. A cominciare dalla sfida tra i due a Italia 90, terminata 1-1 al termine di una gara ricca di giocate sopraffine, ma anche di colpi proibiti. Non ve lo abbiamo ancora detto, ma Georghe Hagi non ha proprio un carattere accomodante e gli scontri con allenatori e avversari saranno una costante della sua carriera.

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Hagi e Maradona, che sfida a Italia 90!

Il regime di Ceausescu svanisce e, finalmente, cadono anche le barriere che avevano impedito a fuoriclasse come Hagi di lasciare prima il proprio paese. Dopo i Mondiali, per il fantasista rumeno si scatena una vera e propria asta: lo vogliono Milan e Bayern Monaco, ma se lo aggiudica il Real Madrid. Qui il Maradona dei Carpazi trascorre 2 stagioni tra alti e bassi: vince una Supercoppa ma perde una Liga all’ultima giornata, finisce spesso in panchina tra le polemiche ma riesce a regalare sprazzi di classe purissima come il gol dal cerchio di centrocampo realizzato all’Osasuna.

Nel 1992 Georghe Hagi sbarca nel campionato italiano con la maglia del Brescia, allenato da Mircea Lucescu e in compagnia dei connazionali Raducioiu, Sabau e Mateut. Anche qui l’avventura dura solo un paio di anni, ma le emozioni non mancano: il trofeo Anglo-Italiano e anche una sfortunata retrocessione in B, seguita dall’immediata risalita a suon di gol e giocate di classe superiore. Il Napoli lo individua come erede naturale di Maradona, ma il presidente del Brescia Corioni rifiuta clamorosamente una robusta offerta dei partenopei. Nell’estate del 1994, arrivano i Mondiali statunitensi e Georghe Hagi sale di nuovo, prepotentemente, in cattedra. È uno dei momenti migliori della carriera: oltre alla solita quantità di deliziosi assist, Hagi regala un gol da posizione impossibile alla Colombia di Carlos Valderrama, e la rete decisiva nella clamorosa vittoria per 3-2 contro l’Argentina negli ottavi di finale. La Romania più forte di sempre si ferma solo ai quarti di finale, sconfitta solo ai rigori dalla sorprendente Svezia di Kennet Andersson.

Nell’estate del 1994, convinto dal suo idolo Johan Cruijff, torna a giocare in Liga e passa al Barcellona. Ma le cose non vanno bene: pochi gol, molta panchina e una convivenza impossibile con primedonne come Romario e Stoichkov. E così, anche qui dopo un biennio, accetta il corteggiamento del Galatasaray. Per Georghe Hagi è come una seconda giovinezza, qui ritrova l’entusiasmo e la brillantezza dei tempi migliori. I risultati parlano chiaro: 4 scudetti, 1 Coppa Uefa e 1 Supercoppa Europea ai danni del Real Madrid, umiliando ripetutamente Roberto Carlos con tunnel e giocate da circo. La sua avventura da calciatore si conclude nel 2001, ma ancora oggi è considerato una divinità sia in patria che in Turchia. Con la Nazionale aveva chiuso ai campionati Europei del 2000, dopo la sconfitta nei quarti di finale contro l’Italia. Il bilancio finale è da leggenda: 115 presenze, quasi tutte da capitano, 35 gol e un numero incredibile di assist e giocate da fuoriclasse.

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George Hagi oggi

Oggi Georghe Hagi è proprietario e allenatore del Viitorul Costanza, con cui ha vinto lo scudetto nella passata stagione. Ma a noi piace ricordarlo come uno dei più grandi giocatori del secolo scorso. Ha raccolto sicuramente meno di quanto avrebbe potuto, ma il suo talento resterà scolpito per sempre in modo indelebile nella memoria di tutti gli appassionati di calcio.

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