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Canzoni “mondiali”: le più belle, le più brutte

Da Three Lions a La Copa de la Vida, da Shakira a Pitbull, da un Morricone non certo memorabile ad un Seven Nations Army indimenticabile: voi quale preferite?

Alzi la mano chi conosce l’inno ufficiale dei Mondiali di Russia! No, vero? Siete giustificati. Per diverse ragioni. Il primo: non è accattivante come gli altri, quelli dei Mondiali passati, forse non si avvicina nemmeno lontanamente ai top di sempre. Il secondo: l’Italia, in Russia, come noto, non c’era e le nostre estati non sono state come le precedenti. Insomma, Nicky Jam non è Shakira e, per noi italiani, non è nemmeno Bennato.

Abbiamo ancora due giorni per scoprirlo e impararlo, ma certo non lo impareremo a memoria.

Non sarà mai memorabile come quelle colonne sonore che hanno segnato intere estati. Rischia di andare in archivio nella categoria “le più brutte canzoni mondiali”.

 

Three Lions porta sfiga

Quello dell’inno mondiale è un tema tornato d’attualità anche per l’ennesima riproposizione a Russia 2018 di Three Lions, canzone inglese dalla storia molto particolare. Non canta dei grandi colpi dei campioni, ma di come siano rimaste inespresse le speranze inglesi di vincere un altro mondiale. Un amuleto al contrario, insomma. Rabbia e amarezza che si concretizzano agli Europei 1996 in Inghilterra (porta sfida da inno ufficiale ai padroni di casa) e, in una versione ri-arrangiata, anche a Francia 1998 (da inno della Nazionale inglese) fino a Russia 2018. Per oltre vent’anni, sempre d’attualità, insomma.


Notti magiche, sogni italiani

Giannini, Zenga, ma soprattutto Schillaci. Il Camerun, l’Argentina di Maradona, Caniggia. Brehme e il suo rigore mondiale. L’Inghilterra. Le immagini sullo stadio di SanSiroMeazzainMilano, un prato verde che accoglie il mondo con un gigantesco pallone. “Un’estate italiana” passata alla storia come “Notti magiche”.
“Forse non sarà una canzone a cambiare le regole del gioco” cantava Bennato. Eppure, in coppia con la Nannini, quella canzone cambiò davvero la nostra estate, l’estate del Mondiale 1990 in Italia. “Arriva un brivido e ti trascina via”: e brividi ne arrivarono eccome, fino alla semifinale con l’Argentina che spezzò i nostri sogni sotto il cielo di un’estate italiana.

 

Ricky Martin cambia passo

A segnare l’inizio degli inni per così dire moderni è Ricky Martin con “La Copa de la vida” a Francia 1998. Lascia un segno soprattutto per la notorietà del cantante e per aprire ad un nuovo ritmo, quello latin-pop marchiato tutto Fifa. Per il resto, poca roba. Non passerà alla storia.

Tutto parte da Grosso

Sarà che il video ufficiale iniziava con le immagini rallentate del rigore di Grosso che ci ha regalato il Mondiale 2006, sarà che subito dopo inizia a cantare la colombiana Shakira, sarà che il video con tutti quei calciatori ci divertiva (imperdibile uno scambio di opinioni tra il tedesco Jeremies e il serbo Mihajlovic), sarà che il ritornello della canzone originaria, la camerunense Zangalewa, ci prendeva assai.
Waka Waka (Sudafrica 2010) entra di diritto nella top 3 degli inni mondiali. Tanto da essere prima nelle classifiche italiane per 16 settimane e tanto da diventare il brano più venduto da noi nel 2010.

E ad una Shakira oggettivamente in forma smagliante, top per i veri bomber, perdoniamo anche l’immagine di un Roberto Baggio a capo chino dopo aver sbagliato il rigore decisivo ad Usa 1994.

 

Pitbull ci prova, ma non è Shakira

Pitbull ci prova a Brasile 2014 con We Are One (Ole Ola): stesso ritmo facile nella canzone, di nuovo tante immagini dal mondo del calcio nel video. Ma lui, per noi, non è Shakira. Lo salvano le ballerine brasiliane e le apparizioni di Jennifer Lopez e della cantante brasiliana Claudia Leitte.

Scherzi a parte il “fantasma” di Shakira non era solo virtuale. La canzone di Pitbull non convince: non ci sono richiami né al Brasile né al calcio nella canzone, cantano due artisti statunitensi e il video straripa di

stereotipi brasiliani, dalle ballerine seminude ai bambini scalzi. Tocca allora a Dare (La La La) diventare il secondo inno ufficiale dei mondiali brasiliani. La firma è ancora della colombiana.

 

Russia, datecene almeno uno!

Live It Up di Nicky Jam feat. Will Smith e Era Istrefi come inno ufficiale stile reggaeton.

Colors di Jason Derulo come inno parallelo della Coca Cola.

Nessuno dei due si avvicina ai grandi classici del Mondiale. E il paragone più impietoso è con l’inno ufficiale di Euro 2016, solo due anni prima. Dallo splendido brano di David Guetta e Zara Larsson al niente russo.

Nulla ci appassiona, nulla da ricordare. Del resto, l’Italia, a questi Mondiali non c’era. A cosa serviva un inno senza serate, partite in piazza al maxischermo, cene con amici, tv arrangiate al bar o in vacanza? A nulla, appunto.

 

Da Morricone a po-po-po-poooo: gli indimenticabili

Parentesi da appassionati: Usa 1994 è il tempo in cui viene lanciato Santa Maradona, testo e genio di Manu Chao, video che celebra il goal più bello del mondo, quello di Maradona contro l’Inghilterra a Messico ’86.

 

Ripartiamo proprio dal mondo albiceleste: l’inno di Argentina 1978 lo crea nientepopodimenochè Ennio Morricone. Solo musica, niente parole. Un altro stile rispetto a quelli moderni. “El Mundial” il brano creato da uno dei maestri più grandi di tutti i tempi. Che qui non tocca certo livelli indimenticabili. Anche perché la sua Marcia Mondiale è almeno inopportuna in una terra in quegli anni governata da Videla, il dittatore dei desaparecidos

 

Indimenticabile, lo è eccome, per noi italiani, dal 2006 ad oggi Seven Nations Army di White Stripes. Alzi la mano chi non canta ancora oggi po-po-po-po-po-pooooo?

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