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È stato il mondiale più bello di sempre (senza l’Italia)

Nonostante non ci fosse l’Italia, è stato un mondiale da incorniciare. Da custodire gelosamente nei ricordi più belli di un amante del calcio, probabilmente per sempre. Nell’estate in cui, nel calcio, si consuma l’affare del secolo in Italia, con Ronaldo che passa alla Juventus e illumina la Serie A come fossimo negli anni ’90, la kermesse di Russia ci regala storie, emozioni, colpi di scena.

Tifosi dell’Argentina dopo l’eliminazione.
Foto: Getty

Le tante generazioni che mai avrebbero potuto pensare a un mondiale senza l’Italia, si riconoscono nell’idolo della propria squadra del cuore. Hanno tifato Islanda, più per moda che per reale convinzione. Hanno insultato Neymar per qualche simulazione di troppo, sbeffeggiato la Germana di Low uscita al primo turno, gufato (senza successo) la Francia. Hanno avuto modo di riconciliarsi con il gioco più bello del mondo. Portato al massimo livello d’estetica, in un mondiale giocato a tre mila kilometri dal nostro caldo asfissiante.

IL MONDIALE DI MBAPPÈ E DI DALIC

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Ricorderemo i gol di Mbappè, nemmeno 20enne. Trascinatore di una Francia che cerca il mondiale dal ’98, quando lui non era nemmeno ancora nato. Realizza tre gol, diventa leader: a 18 anni Ronaldo, il fenomeno, fu campione del mondo a Usa ’94 senza mai giocare. E Maradona, nel ’78, non fu nemmeno convocato. Per non parlare di Platinì, al debutto in Coppa del Mondo a 23 anni. E ha tutta una carriera davanti.

La Croazia di Zlakto Dalic, l’allenatore rock con il rosario sempre in tasca. Che ha cancellato, di colpo, le nostalgie della Jugoslavia che fu. E che non fu, soprattutto, mai capace di arrivare in una finale mondiale. Due quarti posti (1930 e 1962), a suggerirci che forse, con rispetto parlando, è la Croazia il Brasile d’Europa.

EST E SORPRESE

La Russia padrona di casa, che sfiora il miracolo con la Croazia ai quarti, e riporta i propri tifosi ai quarti di finale, che mancavano dall’Urss di Messico ’70. È stato il mondiale delle sorprese, con buona pace delle big. Di CR7 che impressiona tutti alla prima, con una tripletta alla Spagna, ma a inizio luglio è già in Grecia con Agnelli. E Messi piangeva di notte, nella debolezza di uno dei più grandi di sempre. E nella distanza, come un muro invalicabile, con Maradona.

È stato, poi, il mondiale delle storie che vanno oltre il calcio: Son Heung-Min che ci ha sperato fino all’ultimo di arrivare agli ottavi per evitare il servizio militare obbligatorio, e gli svizzeri kosovari che esultano di fronte ai serbi mimando la bandiera dell’Albania. Nel mondiale dell’Est, per eccellenza. Quando l’est è in continua evoluzione, e disgregato è tornato a sognare per il calcio, forse come mai prima.

IL PIU’ BELLO DI SEMPRE

Nonostante non ci fosse l’Italia, abbiamo visto il mondiale più bello di sempre. Perché sentimenti e cuore a parte, non esiste mondiale più bello di quello appena passato.  E sarà così tra quattro anni, e ancora tra quattro anni, e ancora. Per sempre.

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