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Niente rivoluzione. Le squadre B sono un vero e proprio flop.

Da progetto innovativo e necessario a illusione morta sul nascere. Le seconde squadre rischiano di essere già arrivate al capolinea.

Sembravano poter rappresentare il segno del rinnovamento per un movimento scosso da una storica esclusione dal Mondiale e guidato da una federazione commissariata, non in grado di trovare una linea dominante in sede di elezioni nemmeno di fronte a una situazione così inedita e delicata.

E invece le seconde squadre si sono rivelate un vero e proprio flop. Dall’annuncio in maggio da parte del sub-commissario Alessandro Costacurta sono passati più di due mesi e a ieri, ultimo giorno disponibile per partecipare al bando d’iscrizione, l’unica richiesta sul tavolo era quella della Juventus.

I vertici del calcio italiano avevano deciso di assegnare da quest’anno tre posti nel campionato di Lega Pro per i Club di Serie A appunto interessati a schierare in campo una formazione di under 21 (con due under 23). Un’occasione per far assaggiare con maggiore anticipo ai nostri giovani la realtà del calcio professionistico, così lontana dalle dinamiche del campionato Primavera.

In federazione, probabilmente, si aspettavano di dover operare una scelta tra le richieste pervenute. Ma alla Juventus, subito dichiaratasi interessata, non si è invece andato ad aggiungere nessun altro. Mai realmente interessate le romane e il Napoli, solo un poco convinto sondaggio da parte dell’Inter, un progetto più concreto ma via via abbandonato da parte del Torino, e il dietrofront delle ultime ora da parte del Milan. I rossoneri avevano già trovato in Marco Simone la guida per la nuova formazione B, ma la nuova proprietà non ha ritenuto l’ipotesi interessante bloccando immediatamente il progetto.

Niente da fare allora. Le seconde squadre sembrano destinate a scomparire prima ancora di aver fatto il loro debutto. Quel che rimane è un’indicazione chiara e precisa. Nel nostro calcio c’è decisamente poca unità, e volontà di condividere un programma unitario di crescita. Se il progetto era poco chiaro o le seconde squadre non le voleva nessuno, che senso ha avuto promuoverle come panacea di tutti i mali?

Il calcio italiano naviga ancora a vista.

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