Yordan Letchkov, il mago bulgaro

Il giornale inglese The Sun lo ha inserito al quarto posto, in una classifica tanto curiosa quanto ingenerosa, tra i migliori dieci giocatori calvi di tutti i tempi. Eppure Yordan Letchkov, classe 1967, può essere senza dubbio considerato uno dei migliori centrocampisti degli anni novanta. Il soprannome The Magician se lo è conquistato a suon di assist, dribbling, giocate di grande qualità e gol mai banali. Come quello decisivo alla Germania nei quarti di finale del Mondiale 1994 dove la sua Bulgaria, trascinata anche da quel fenomeno di Hristo Stoichkov, conquista una storica e impensabile semifinale.
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Dopo gli esordi nel club della sua città natale, lo Sliven, Yordan Letchkov conosce la popolarità nella stagione 1991-1992 quando, con la maglia del Cska Sofia, conquista lo scudetto realizzando ben 17 reti in campionato. Il mago non è proprio il tipo che ama mettere radici in un posto e, un anno più tardi, accetta la corte dell’Amburgo e si trasferisce in Bundesliga. Qui resisterà fino al 1996, anno in cui passa al Marsiglia subito dopo gli Europei. La Bulgaria viene eliminata, ma Letchkov si conferma uno dei migliori centrocampisti in circolazione. In Francia vive una stagione tribolata, il suo carattere non proprio irreprensibile lo porta spesso a contrasti insanabili con i propri allenatori. E l’avventura in Ligue 1 dura solo l’arco di un campionato.

Al Besiktas, le cose vanno anche peggio. Prima la crisi con la moglie, che non voleva trasferirsi in Turchia, e poi un feroce battibecco con l’allenatore gallese John Toshack che lo relega ai margini della squadra. È l’inizio della fine: la società lo multa, ma Yordan Letchkov rifiuta di pagare e torna in patria ad allenarsi. Il mago commette un errore che pregiudica il prosieguo della carriera: nonostante il divieto categorico del club, gioca con la sua nazionale un’amichevole contro l’Argentina. La Fifa lo sospende e Letchkov, con grande rammarico, è costretto a rinunciare al Mondiale del 1998.

The Magician torna a giocare solo nel 2001, nel Cska Sofia, prima di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo con un’esperienza da player-manager nella squadra della sua città, fino al 2004. Quando inizia un’altra carriera, fulminante, come imprenditore alberghiero e politico. Diventa vicepresidente della federcalcio bulgara e sindaco di Sliven per due mandati anche se, a dire il vero, la sua gestione è molto discussa e ricca di scandali. Viene rimosso dall’incarico per corruzione, poi finisce persino in carcere per evasione fiscale. Insomma, vita turbolenta e un finale decisamente inglorioso per uno dei centrocampisti più talentuosi della sua epoca.

 

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