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“Sono forte, papà”: Kluivert jr e gli altri figli d’arte in Serie A

Essere l’eroe del proprio figlio: l’obiettivo di ogni papà, a prescindere dalla propria professione. Vale anche per i genitori che hanno un figlio calciatore, che ha seguito le proprie orme. Gli effetti collaterali che si rischiano, in questi casi, sono elevati: la possibilità che l’eredità paterna risulti schiacciante, con annessi pesi e paragoni che possono risultare assolutamente deleteri. Diego Armando Maradona jr è l’esempio che vale per tutti in tal senso: dall’esperienza al Cervia nella trasmissione televisiva “Campioni”, di lui si sono completamente perse le tracce, eccezion fatta per alcune interviste tematiche dalle quali è tirato saltuariamente in ballo. La Serie A 2018/2019 sembra però andare in controtendenza. Almeno, è quanto i primi 90 minuti della stagione hanno dimostrato: Justin Kluivert e Federico Di Francesco, protagonisti con Roma e Sassuolo, sono i manifesti di questo possibile cambio di marcia.

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ROMA CHIAMA, DI FRANCESCO RISPONDE

Il nuovo che avanza, a volte, può cancellare il ricordo non propriamente positivo lasciato in dote dalla figura paterna: è il caso di Justin Kluivert, figlio di quel Patrick che poco più che 20enne in una stagione al Milan (1996/97) racimolò tanti fischi e pochi applausi. Alla stellina ex Ajax, pagata poco meno di 20 milioni di euro in estate da Monchi – uno che di talenti puri se ne intende, eccome se se ne intende – è bastato l’ultimo quarto di gara del match contro il Torino per cambiare passo, alla partita e forse alla sua avventura a Roma. Dribbling in fascia, cross per Dzeko e magia del bosniaco. Che a parole lo ha anche promosso nel post-gara, mentre il suo allenatore Eusebio Di Francesco predicava calma e sangue freddo, consapevole degli alti e bassi che un 19enne può vivere alla prima esperienza in un calcio diverso da quello nel quale è cresciuto.

Non potrebbe essere altrimenti: Difra ha in casa la prova provata della sua teoria. Suo figlio Federico, classe 1994, dopo due stagioni di altissimo livello in Serie C e B tra il 2014 e il 2016 con Cremonese e Lanciano, ha raggiunto la Serie A con la maglia del Bologna e dopo un biennio al Dall’Ara ha scelto Sassuolo per lo step successivo. Tappa non casuale, visto che proprio al Mapei Stadium suo padre Eusebio si è consacrato in panchina prima della chiamata giallorossa: largo a sinistra nel tridente atipico completato da Boateng e Berardi, nella prima contro l’Inter Federico ha confermato quanto di buono si pensa di lui nel circuito.

CHIESA E SIMEONE: LA VIOLA E I FIGLI D’ARTE PER IL RILANCIO

A proposito di conferme: sfogliare l’album delle figurine e non soffermarsi sull’attacco della Fiorentina, soprattutto se siete dei nostalgici doc, è un esercizio quasi impossibile. Due terzi del tridente a disposizione di Pioli sono infatti rappresentati da cognomi che l’attitudine con il calcio italiano la coltivano da circa 20 anni: Federico Chiesa e Giovanni Simeone. Il primo, dopo essere stato conteso da mezza Europa in sede di mercato, vuole confermarsi leader della Viola: il padre Enrico è stato uno dei centravanti più prolifici negli ultimi 25 anni di serie A, nonché vincitore di una Coppa UEFA da capocannoniere col Parma oltre a due coppe Italia con Parma e Fiorentina. Gio è figlio di Diego, attualmente sula panchina dell’Atletico Madrid. Il “Cholo” a cavallo degli anni ’90 e 2000 è stato uno dei pilastri della nazionale argentina ed è passato da Pisa, Inter e Lazio. Suo figlio, diverso nel ruolo e nello spirito, vuole andare oltre le 14 reti del primo anno con la maglia della Fiorentina e, chissà, guadagnarsi un posto al sole nella Nazionale affidata temporaneamente a Scaloni e Aimar.

POI C’E’ CHI NON PASSA MAI DI MODA

Non c’è però solo questo pokerissimo offensivo di figli d’arte a infiammare la Serie A 2018/2019: in campo ci sono anche tanti esempi “doc”, da anni protagonisti del nostro calcio. Con qualche sorpresa: ad esempio, forse non tutti sanno che Nikola Milinkovic, papà di Sergej Milinkovic-Savic è stato un centrocampista offensivo attivo negli anni ’90 e 2000 tra Spagna, Portogallo e Austria. O che Wojciech Sczsesny si ispira a papà Maciej, anche lui portiere con 7 presenze in Nazionale. Ci sono poi Daniele De Rossi, figlio di Alberto, difensore con una lunga carriera in C, Luca Antonelli che segue le orme di papà Roberto, ex ala del Milan detto “Dustin” per l’incredibile somiglianza con l’attore Dustin Hoffman, e Ignazio Abate, figlio di quel Beniamino che è stato apprezzato portiere professionista negli anni ’80 e ’90. La cavalcata dei figli d’arte è pronta per ripartire. E non è detto che debba essere sempre fatta di schiaccianti paragoni.

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