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Giocatori brasiliani che non sembrano brasiliani

La quota brasiliana presente in Serie A è la più alta tra gli stranieri (il 9.3% del totale per 31 giocatori, seguono i 27 giocatori argentini, i 20 croati e i 19 serbi) e se tra questi ci sono calciatori stilisticamente purosangue come Douglas Costa o Alex Sandro, il cui stile si identifica abbastanza facilmente con quello a cui la nazionale verdeoro ci ha abituati nella sua storia (ala dribblomane uno, terzino a tutta spinta l’altro), ce ne sono altri che giocano in Serie A e che sembrano brasiliani per puro errori di geografia. Calciatori molto forti che però non rispecchiano l’idea comune del gioco sudamericano. Il brasiliano meno brasiliano di tutti in tal senso (cosa che non giustifica l’esclusione dall’ultimo Mondiale) è Allan.
Allan rappresenta il prototipo di giocatore di cui forse ogni squadra avrebbe bisogno. Gioca nella categoria dei lottatori, di quelli che sacrificano i propri polmoni per tutta la gara pur di mordere le caviglie agli avversari. Con il tempo sta affinando anche un po’ la tecnica (lo scorso anno ha iniziato a segnare più regolarmente, e ora ha messo a segno due assist in due partite). Anche la conduzione in fase di possesso di Allan è piuttosto atipica: quando si avventura in progressione vedi quest’omino piccolo piccolo che si tiene la palla stretta tra i piedi, prova a non allungarsela mai, e quasi mai riesce a darti l’impressione che non la perderà.


Poi ti ricordi che è così poco incline a perdere i duelli individuali che spesso in un modo o nell’altro sguscia via dall’avversario e la spunta. Insomma, non sarà una mezz’ala alla Paulinho (o Coutinho, quando è stato impiegato lì), ma di sicuro è uno di quei mestieranti che per quanto non rispecchi l’anima dribblomane del Brasile avrebbe potuto far molto comodo come dodicesimo uomo.

 

L’altro brasiliano poco brasiliano è senza dubbio Lucas Leiva, e qui nel discorso non possiamo che parlare del suo aspetto fisico: biondo, occhi azzurri. Diteci che in realtà era tutta una bugia e che è svedese, e non stenteremmo a crederci (probabile abbiano inciso le sue origini italiane, col bisnonno toscano).

Ad ogni modo lo stile di gioco di Leiva è uno stile che bada molto alla quantità. Parliamo di un giocatore molto disciplinato, che a dispetto dei suoi 179 cm è un giocatore che si fa sentire molto a livello fisico con i suoi avversari e che usa bene il corpo per riconquistare palla e ordinare la manovra. Alla Lazio è il perno della linea mediana, ma in carriera spesso gli sono stati affiancati calciatori più dotati tecnicamente per sfruttare più liberamente l’enorme mole di palloni che lavora per ogni partita. Lui la Nazionale l’ha vista dal 2007 al 2013, seppur per poco (una ventina di presenze).

Tra i brasiliani non brasiliani ci possiamo mettere anche Rafael Toloi, uno dei difensori migliori del nostro campionato. Questa volta non c’entra molto il suo aspetto fisico, ma il modo unico di intendere il ruolo (ringraziamenti sparsi per Gasperini). Vedi le partite di Toloi e vedi un cavallo pazzo che ogni tanto si ritrova nelle aree di rigore avversarie a fare il trequartista perché difende quasi sempre a centrocampo.

Gioca di anticipo, è forte in marcatura, ha piedi piuttosto raffinati, e forse ha il solo limite di avere una resa troppo sproporzionata tra le volte in cui gioca dietro a tre e quelle in cui gioca dietro a quattro. Ma è un calciatore così forte e intelligente che è assurdo che non giochi in Champions League, in Nazionale o ovunque si possa mostrare a tutto il mondo questo talento. L’augurio è che la mancata convocazione in Nazionale non dipenda dalle sue attitudini un po’ più lontane dal modo di giocare brasiliano.

Gli altri brasiliani che giocano in Italia non sono proprio la migliore immagine possibile dei calciatori brasiliani: si va dall’incompiuto Dalbert (magari ci smentirà) ai difensori della Lazio non sempre sicuri (Luiz Felipe, Wallace, Mauricio) e a qualche giocatore più evoluto (Miranda, Joao Pedro, a fasi alterne Juan Jesus).
In confronto agli altri principali campionati è una cosa che salta all’occhio – questa che in Italia scegliamo brasiliani poco brasiliani, eccezion fatta per Douglas e Sandro – perché in altri tornei la quota brasiliana diminuisce, in favore però di una maggior aderenza dei giocatori per quel tipo di gioco. Basti pensare che in Premier ci sono i centravanti della Seleçao, Jesus e Firmino, oltre ai vari Willian, Alisson, Felipe Anderson (+ buona quota di giocatori col dribbling nel sangue). In Spagna i giocatori diminuiscono ancora (sono 19) ma ci sono Coutinho, Marcelo, Casemiro, Malcolm e altri giocatori che non faresti fatica a collocarli in quella Nazionale, uno su tutti Rafinha.

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