MA7, la SPAL e quei brividi d’altri tempi

C’è una squadra che guida la classifica di serie A dopo due giornate, lo fa a punteggio pieno, ha una maglia a strisce verticali di due colori e con un numero 7 in attacco che non vuole saperne di smettere di segnare, nonostante l’età che lentamente avanza. Ah, non è la Juventus, nonostante i tanti punti temporaneamente in comune. Benvenuti nel piccolo mondo antico di Ferrara, regno degli Estensi dove la SPAL sta lentamente dimostrando di non essere solo di passaggio nella massima serie del calcio italiano. D’altronde, basterebbe prendere tra le mani un libro di storia del calcio per capire che i ragazzi di patron Colombarini al primo piano del pallone italiano ci possono stare, eccome.

Antenucci, che rete contro il Parma

DA CR7 A MA7: IL GOL NEL SANGUE

Dalla promozione di due anni fa, un ritorno alla massima serie che mancava dal giugno 1968, alla sofferta salvezza della scorsa stagione, fino alla vetta di questi primi 180 minuti dall’inebriante profumo di alta classifica in serie A. Il minimo comune denominatore in divisa spallina resta Mirco Antenucci: attaccante classe 1984 con fiuto sopraffino per la porta anche se il numero 7 sulla sua maglia qualificherebbe un esterno offensivo, Antenucci è tornato in Italia dopo l’esperienza al Leeds accettando nel 2016 la sfida di Ferrara. Missione riuscita, con 32 reti e 12 assist in 72 partite con la divisa emiliana e una costante presenza nel gioco e nei cuori della tifoseria. Per qualche giornata nella scorsa stagione la SPAL e mister Leonardo Semplici hanno provato a fare a meno di lui: gli arrivi di Paloschi e Borriello sembravano delineare una nuova coppia d’attacco, ma fare a meno di un leader come MA7, così come della sua capacità di rifinire e concludere a rete. Quattro partite erano state sufficienti per comprendere l’antifona e le 7 reti dell’attaccante di Termoli nel girone di ritorno erano risultate determinanti per la permanenza nella categoria. Risultati? Borriello è diretto a Ibiza, in terza serie del calcio spagnolo, Paloschi aspetta il suo turno in panchina e in attacco è arrivato un panzer come Andrea Petagna, nipote di quel Francesco che sulla panchina della SPAL fu dal 1964 al 1969. Uno apre spazi, l’altro conclude. Bussare alla porta di Sepe e del Parma per conferme. Nell’estate di CR7, la provincia risponde con il suo marchio di fabbrica: MA7. E c’è da giurare che a Ferrara non avrebbero dubbi se dovessero scegliere tra l’asso portoghese e il loro bomber.

PORTA INVIOLATA: MISSIONE SEMPLICI

C’è addirittura un dato nel quale la SPAL ha fatto meglio di Juventus e Napoli, le due squadre con le quali Kurtic e compagni condividono temporaneamente la vetta. La difesa. Già, perchè  per Gomis – reduce dal Mondiale con il Senegal – il verbo “incassare” una rete è ancora uno sconosciuto. Porta blindata a Bologna, stesso film contro il Parma (giocando però sempre al Dall’Ara). Merito di un 3-5-2 granitico, che affonda nei centimetri di Cionek, Vicari e Felipe i tre bastioni difensivi e nella corsa degli esterni Lazzari e Fares la possibilità di difendere a 5. A far da “lucchetto” davanti alla difesa c’è Pasquale Schiattarella, una vita da onesto incursore in B tra Ancona, Livorno, Bari e altre piazze di categoria, oggi garanzia per il suo allenatore, che lo preferisce ai piedi buoni di Viviani e Valdifiori. Ricette Semplici, come Leonardo: toscanaccio doc, arrivato nel dicembre del 2014 con la Spal dodicesima in Lega Pro e artefice delle due promozioni in tre anni. Idolo della tifoseria, nomen omen: lo aveva confermato anche un episodio decisamente “bomberesco” in estate al termine della partita amichevole giocata in casa del Perugia, quando l’allenatore e i suoi calciatori erano rimasti a cena nei pressi del Renato Curi. Panino, salamella, porchetta e lampredotto, cena rustica consumata in piedi di fronte ai mezzi degli ambulanti. Perchè conta la sostanza e non la forma.

DUE SU DUE

Il 2 su 2 iniziale in casa SPAL non si verificava dal 1959-60 (2-1 a Napoli, 3-1 al Vicenza, quinto posto finale alla pari con Bologna e Padova). Altra epoca, altro calcio:  erano gli anni in cui in biancoazzurro erano lanciati giocatori come Fabio Capello, Albertino Bigon ed Edy Reja. Dista sei anni invece (2 settembre 2012) la ripresa della corsa dopo il fallimento: la SPAL ripartiva da Mezzolara, oggi invece attende che il 16 settembre riapra, contro l’Atalanta l’ampliato e rinnovato Stadio Mazza, completamente coperto. Come le spalle di Semplici e dei suoi, che domenica andranno a Torino contro i granata di Mazzarri: due grandi storie a confronto, per proseguire un sogno.

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