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Cristiano Ronaldo è un essere umano come noi

Solo domenica, subito dopo Juventus-Sassuolo, ci siamo accorti di una cosa: Cristiano Ronaldo è un essere umano, come tutti noi. Respira come noi, dorme come noi, cammina come noi, ha un cuore come noi e come noi prova stati d’animo, emozioni, ansia. Anche il numero uno al mondo può soffrire d’ansia. Questo facile teorema per cui noi più Ronaldo è uguale a due esseri umani non è mai stato  facile da adottare, vuoi perché c’è un mito dietro la storia di Ronaldo, ed è un mito fatto di lavoro, di alimentazione ferrea, di vasche di ghiaccio fatte due ore dopo la semifinale di Champions vinta col Real per far recuperare subito i muscoli ed essere al top, ed è un mito che Ronaldo ha costruito per se stesso, per diventare il migliore. A volte si percepisce una specie di solitudine nella sua vita, qualcosa che lo rende ancora più alieno: la sensazione di un uomo dedito solo alla famiglia per isolarsi da tutto il resto e poter essere libero di allontanarsi dal resto e fare la voce grossa in campo. Il calcio per Ronaldo è vocazione, è allo sport che ha concesso la sua vita, il suo corpo, tutto.
Partendo da questo presupposto, l’immagine di sé che ci restituisce Ronaldo è un’immagine da extra-terrestre, di uno che fa cose superiori alla norma (e le fa).
Veniamo al dunque: Ronaldo arriva a Torino in estate, lascia il Real Madrid in maniera del tutto inaspettata dopo aver vinto tutto e dopo una stagione da quindici gol in Champions. È chiaro che la Juve lo acquista per fare l’upgrade europeo. La pressione si dissemina ovunque, dev’essere l’uomo copertina, dev’essere l’uomo del trionfo europeo. Inizia il campionato a Verona, e Ronaldo non segna. Gioca anche bene, sparge in campo un po’ di classe, ma tutto sommato la prestazione non rispecchia le infinite aspettative. Va così anche con la Lazio, dove un tentativo di tiro a porta vuota diventa un goffo assist a Mandzukic, e la cosa sembra puzzare di maledizione, l’ansia cresce. Ripete il digiuno a Parma, dove sembra persino spaesato, a volte sbaglia anche passaggi elementari.
Poi si sblocca una volta col Sassuolo, qualche minuto dopo cala il bis. Avrebbe l’occasione per la tripletta e la sciupa – frettoloso – ma ciò che gli interessa è essersi tolto il magone.
Ronaldo è un essere umano, perché finita la partita va ai microfoni di Sky e ci offre un’immagine di sé che effettivamente non avevamo mai analizzato. Non l’avevamo contemplata la possibilità che fosse umano. Sintetizzato, Ronaldo dice che iniziava a soffrire di ansia per l’arrivo del primo gol. La partenza da Madrid, l’arrivo in un campionato nuovo, la novità. Poi lascia il discorso appeso, ma ce lo fa capire che dover dimostrare continuamente di essere il numero uno non è una passeggiata di salute. Che non è scontato segnare due gol a partita, che non è scontato aver bisogno di tempo quando inizi una vita nuova. Che non è scontato essere un essere umano, come tutti.

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