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Storie Champions: Mendieta alla consolle e 11 metri di felicità

Due rigori di Pjanic battono il Valencia al Mestalla. Nel tempio di Gaizka Mendieta. La storia di ieri e di oggi del todocampista spagnolo

Nella serata in cui Brych va all’assalto di sua maestà Cristiano Ronaldo, impedendo al portoghese di festeggiare a dovere il debutto in Champions con la maglia bianconera, la Juventus passa a Valencia. E lo fa con una piccola rarità: doppietta su rigore di Pjanic. Sì, due volte dagli undici metri. Al Mestalla. Due volte su rigore in quello che è stato il regno di Gaizka Mendieta. Nell’unico stadio che ha potuto davvero apprezzare il calcio del todocampista spagnolo.

 

CHI È MENDIETA?

 

Spagnolo, basco di Bilbao, classe 1974, Gaizka Mendieta Zabala a cavallo tra gli anni Novanta e gli anni Duemila è uno dei centrocampisti più richiesti in Europa. Un tuttocampista diremmo oggi. Capitano del Valencia per nove anni, disputa due finali di Champions League consecutive. Le perde entrambe: nel 2000 con il Real, nel 2001 con il Bayern. Imprese fermate solo dalla nota sfiga dell’uomo che dalla panchina aveva condotto il Valencia a livelli memorabili: Hector Cuper. Mendieta è il leader di un Valencia eccessivo sia in Spagna che in Europa. Gli occhi delle big arrivano presto. Trattenerlo al Mestalla è impossibile.

 

GAIZKA IN ITALIA È ARRIVATO DAVVERO?

Se lo chiedono ancora nelle piazze di Roma. Sogno o realtà? Nell’estate del 2001 il calciomercato in Italia si impenna. La Juventus prende Buffon e Thuram per oltre 170 miliardi delle vecchie lire e vende Zidane al Real per 150. Il Milan si rinforza con Rui Costa, Inzaghi e Pirlo (totale quasi 200 miliardi), l’Inter acquista Toldo (55 mld). Dalla Lazio vanno via Nedved alla Juventus per 75 miliardi e Veron al Manchester United per 78.

Cragnotti ha soldi in mano e decide di fare il colpo andando a prendere il miglior giocatore dell’ultima UCL: Gaizka Mendieta, da Valencia. Il presidente biancoceleste si indebita (con 90 miliardi) e si inguaia (con clausola anti-Real), Zoff prima e Zaccheroni dopo non sanno come e dove metterlo in campo, il basco in Italia non arriva mai davvero: 20 partite, 0 gol, un numero imprecisato di passaggi sbagliati, dribbling falliti e ruoli cambiati. Andrà al Barcellona in prestito, poi in Inghilterra al Middlesbrough.
Se ne va dall’Italia, senza nemmeno un rigore, senza nemmeno un disco da suonare.

 

IL CASCHETTO DAL DISCHETTO

Italia a parte, Mendieta è stato per diversi anni al top del calcio europeo. Un giocatore difficilmente inquadrabile, anche dagli avversari, imprendibile con ottima tecnica e facilità di gioco in tutte le zone del campo. Nella fase difensiva, ma anche in quella offensiva. Box to box. Fino agli undici metri: 29 gol in carriera su rigore, un solo errore. Due nella sola finale di Milano del 2001 in Champions League: Kahn battuto a inizio partita e nella lotteria conclusiva.
Pjanic, ieri sera, ha violato il suo tempio. Alla sua maniera: rincorsa breve, sguardo alto (spesso fisso sul portiere), quasi sempre gol. Parejo, sempre ieri sera, invece, non ha saputo fare di meglio. In una delle sue porte preferite.
L’ottimo rapporto con i rigori Gaizka lo coltiva anche nel Mondiale 2002. Segna dagli undici metri negli ottavi con l’Irlanda e la Spagna vince. Nei quarti, invece, la Corea passa prima che possa tirare l’ultimo rigore del lotto.

 

MENDIETA E LA CHAMPIONS

Il debutto nel 1999, tre stagioni incredibili, celebrate qualche giorno fa sul proprio profilo Instagram: “Momenti indimenticabili e due finali che rimarranno nella nostra memoria”. E non solo sua. A distanza di 19 anni c’è ancora qualche tifoso valenciano che gli chiede di non andare alla Lazio. Oggi, nel 2018. Qualche rimpianto di troppo, con la consolazione di essere entrato nella storia di questo sport. Lui, Gaizka, si diverte ancora a star vicino al pallone, testimonial di eventi sportivi con le leggende della Liga, della Champions e del calcio in giro per il mondo.

 

IL BASCO OGGI: DEEJAY DA CHAMPIONS

In Inghilterra, negli ultimi anni di carriera, Mendieta si è divertito (forse) poco in campo e molto fuori: tutto musica, rock e chitarra. A Middlesbrough, più precisamente a Yarm, si afferma come dj. Fa ballare il nord dell’Inghilterra con la sua musica. Parte per tour in tutta Europa. Nel 2016, quindici anni dopo, è ancora a Milano, per un’altra finale di Champions. Lui protagonista sul palco con altri dj europei a mettere musica, Atletico e Real a sfidare sul prato del Meazza. Finirà ai rigori, neanche a dirlo. Quello decisivo lo segna Ronaldo. Mendieta si ripete anche a Cardiff, nel 2017. Lui suona, il Real vince. La doppietta la segna Ronaldo.
Oggi nei locali e nelle discoteche si esibisce spesso con barbetta, capello corto sempre biondo e cappello. Quello stesso cappello che ai tempi di Valencia gli permetteva di scappare dai ritiri per andare a suonare, a divertirsi. Come si diverte oggi. Chitarra e consolle, a qualche metro di distanza dal suo pubblico. Come fossero undici metri di felicità.

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