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Pantaleo Corvino, da Miccoli alla Viola del futuro

Cronistoria del diesse della Fiorentina: dagli inizi a Casarano alla Fiorentina "squadra più giovane del campionato". In mezzo tutti i colpi di mercato del dirigente salentino.

“Ho fritto per tanti anni con l’acqua. E ne sono usciti piatti gustosi. Però friggere con l’olio extravergine è molto meglio”
Pantaleo Corvino (2008)

Il progetto Fiorentina, ormai da qualche anno, va anche oltre i risultati. In questa stagione, le sconfitte al San Paolo (con il Napoli) e a San Siro (con l’Inter) nulla tolgono all’ottimo avvio di stagione dei viola. Semmai parlano di una squadra che fatica ad ottenere quanto crea anche lontano dal Franchi (considerato il pareggio nel recupero a Marassi con la Sampdoria). Merito del momentaneo posizionamento nella parte alta della classifica è di mister Stefano Pioli, ma anche e soprattutto del direttore generale dell’area tecnica e direttore sportivo Pantaleo Corvino. Sono loro alla guida di una Fiorentina che è riuscita a trattenere i migliori giocatori (Chiesa e Simeone su tutti) e ha ancora ringiovanito tesserando Lafont (19 anni), Hancko (20), Gerson (21), Edimilson (22), Pjaca (23).

CHI È PANTALEO CORVINO

Stratega di mercato, scopritore di talenti, in molti gli riconoscono la capacità di vendere bene, altrettanti gli riconoscono la capacità di trovare vie (spesso alternative) nella giungla del calciomercato. Ha pescato spesso all’estero, Corvino, in campionati meno conosciuti. E spesso ha pescato bene. Salentino di 69 anni e poche parole, due grandi esperienze al Lecce e alla Fiorentina (oltre 15 campionati in totale). Un passato nell’Aeronautica e sui campi di periferia del Salento. Poi la svolta con il Casarano: qui tessera Miccoli.

Pochissime le interviste, memorabile quella in cui della sua carriera dice: “Ho fritto per tanti anni con l’acqua. E ne sono usciti piatti gustosi. Però friggere con l’olio extravergine è molto meglio”.
Uno che in carriera ha conquistato 4 qualificazioni in Champions League, tre promozioni in Serie A su tre campionati di B giocati, oltre 10 titoli giovanili e 500 partite da dirigente. I numeri però li ha raccontati lui stesso: il suo acquisto più costoso è Gilardino a 13 milioni, il “suo” monte ingaggi più alto è 40 milioni.
L’accento salentino non l’ha mai perso. E neppure la voglia di stupire quando il calciomercato si accende.

 

CORVINO A CASARANO: MICCOLI E…

Dieci anni da direttore sportivo del Casarano sono solo l’inizio della carriera di Corvino. Succede tutto nella vecchia C1. I salentini sfiorano la B, Corvino scova Fabrizio Miccoli, nel frattempo fuggito da Milanello (dove era stato portato dagli osservatori del Milan) e ignorato dal Lecce. A 16 anni il diesse salentino lo tessera con i rossoblù. Ed è il primo grande successo. Sempre a Casarano il primo grande rammarico: arriva un ragazzo di Bari, 13enne per un provino. Corvino lo valuta bene, ma non riesce a tesserarlo. Proverà anche a portarlo alla Fiorentina molti anni dopo. Quel ragazzino era Antonio Cassano.

CORVINO A LECCE: CHEVANTON E VUCINIC

Giovani cresciuti nel vivaio, attaccanti da campionati sconosciuti, bomber scovati in Sudamerica, scommesse in rampa di lancio o ri-lancio: a Lecce Corvino centra un colpo dietro l’altro. Ernesto Javier Chevanton, preso dal Danubio e finito al Monaco per 10 milioni dopo oltre 45 gol in giallorosso, e Mirko Vucinic, preso dal Sutjeska Nikšić e finito alla Roma per quasi 20 milioni dopo 35 gol in giallorosso, sono i due casi più eclatanti. Con un altro rimpianto: nel 2000, Corvino scopre nel Cska Sofia un bomber appena 19 anni e se ne innamora. Dimitar Berbatov è pronto a vestire il giallorosso. Ma l’affare salta per qualche richiesta di troppo del bulgaro. Il Lecce chiude con Davor Vugrinec, strappandolo al Perugia di Gaucci. Nel 2004 quasi prende Antonio Conte dalla Juve per “regalarlo” a Zeman. Salta tutto perché i tifosi si mettono di traverso. Ma questa è un’altra storia da approfondire, se volete, a fondo pagina. Nel 2005 anche Corvino lascia, aprendo un nuovo ciclo. Col cuore: scegliendo la Fiorentina per amore di papà, rinunciando alla Samp per via del suo tifo genoano.

CORVINO A FIRENZE: BOMBER E SCOMMESSE

La storia in Viola di Corvino, dirigente sportivo con una carriera iniziata a Vernole, in provincia di Lecce, suo paese natale, comincia nell’estate del 2005, si interrompe nel 2012 per una parentesi al Bologna e ricomincia nel 2016. I picchi della sua esperienza alla Fiorentina sono soprattutto europei. Il primo nella Champions League 2009/2010: servì il furto dell’arbitro norvegese Ovebro e il gol di Klose con due metri di fuorigioco per cancellare la Viola dagli ottavi. Al ritorno non bastò un immenso Jovetic. Il secondo nella Coppa Uefa 2007/2008: Fiorentina fermata in semifinale dai Glasgow Rangers, Corvino “tradito” ai rigori da quel Vieri che aveva portato in Viola. A Madrid avevano in quegli anni tanti soldi “zidanes y pavones”. A Firenze Corvino ne aveva meno ma inventa la formula “bomber e scommesse”.
Luca Toni (colpo da 10 milioni dal Palermo), Alberto Gilardino (prelevato dal Milan), Christian Vieri (a parametro zero), Stevan Jovetic (dal Partizan, strappandolo al Real) e Adrian Mutu (dalla Juventus) in bacheca. Ma anche tanti giovani: i serbi Ljajic e Nastasic le storie più curiose. Anche qui un rimpianto: Arturo Vidal incontrato a casa alle 7,30 del mattino con la moglie a preparare il caffè. Non se ne fece nulla, il cileno andrà alla Juve.

CORVINO A BOLOGNA

L’uomo d’affari canadese Joey Saputo, presidente del Bologna, ha un sogno: portare i rossoblù in Champions League. Per centrare l’obiettivo si affida a Corvino. Che, a sua volta, si fa carico di un suo personalissimo obiettivo: tornare lì, per vendicare Ovebro. Resteranno sogni. E obiettivi che, chissà, velatamente l’uomo di Vernole conserva per il futuro in Viola.

 

CORVINO E ANTONIO CONTE

Corvino è di poche parole, quasi sempre con il forte accento salentino. E non racconta spesso gli scenari e i retroscena di mercato. Ma quando lo fa sono pillole. Come quando ha raccontato la storia sua e di Antonio Conte: “Quando era un bambino, un esordiente, giocava nella Juventina, la squadra di suo padre. Volevo prenderlo nel mio Vernole in terza categoria. Il primo giorno di allenamento il pullman che girava la provincia doveva prenderlo da Lecce, ma quando arrivò al punto di raccolta non aveva più posto per Antonio. Pullman pieno. Così l’autista lo lasciò a terra. Provai di nuovo a prendere Conte nel 2004, quando chiuse con la Juve. Ero ds del Lecce e avevo preso Zeman. Ci mettemmo d’accordo, firmammo i contratti, ma scoppiò un caos per via di una sua esultanza al Lecce. Non se ne fece più nulla”. Vita vissuta.

CORVINO E I TANTI TALENTI

Amadou Diawara è l’esempio forse più significativo dell’arte di Corvino: il primo Bologna in serie A tessera il guineano classe 1997, oggi al Napoli. Il diesse lo pesca a San Marino, in Lega Pro. Diawara ricambia con una stagione super. Ma non ci sono solo i campionati minori. Gira l’Europa, Corvino: in Svizzera scopre Christian Ledesma a 20 anni in una selezione giovanile del Boca Juniors, in un torneo giovanile a Malta sceglie ancora 12enne Valery Bojinov, in Senegal il 14enne El Khouma Babacar, ancora in Svizzera Haris Seferovic (che però ha avuto più fortuna all’estero che in Italia). Un giro del mondo infinito. Quando Corvino prende un aereo, qualcosa succede sempre.

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