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Tela bianconera: ci pensa Velazquez

Dal 23 aprile 2016, giorno di un record singolare per la Serie A – 22 stranieri su 22 al fischio d’inizio di una partita, per l’esattezza Inter-Udinese – sono trascorsi due anni e mezzo. A Udine, fatti più di sofferenza calcistica che di altro. Con un minimo comune denominatore: la scarsa attitudine a schierare calciatori italiani, spesso stigmatizzata dai tifosi bianconeri in Friuli. La ragione? La distanza con i tempi di Amoroso, Helveg e compagnia cantante, quando l’Udinese stupiva in Italia e in Europa, in nome di un’esterofilia che non stava più dando alla famiglia Pozzo i frutti sperati. Una tela che rischiava di diventare degna di un mercatino delle pulci, che ha però ritrovato un pittore d’eccezione in grado di darle forma e colore. Si chiama Velazquez, alla tavolozza preferisce la lavagna tattica e all’anagrafe da di nome Julio.

DAL BIANCONERO ALLA TELA MULTIETNICA

Classe 1981, Velazquez ha lasciato in estate l’Alcorcon nella Segunda B spagnola, club con il quale era arrivato tredicesimo al termine della stagione. Nonostante un altro anno di contratto all’attivo, ha accettato il richiamo dell’Italia: troppo suggestiva la possibilità di guidare l’Udinese lontano dalle sabbie mobili nelle quali i bianconeri della famiglia Pozzo rischiavano di restare invischiati dopo qualche anno di anonimato. Nel suo curriculum anche il Belenenses in Portogallo e una parentesi al Betis, quando il club militava ancora in seconda divisione, ma lo spirito da leader della panchina era presente sin dalla gioventù: carriera da allenatore avviata nelle giovanili del Villarreal, arrivando addirittura ad allenare la prima squadra in Segunda Division ad appena 31 anni passando poi al Murcia, trascinato fino alle semifinali playoff per la promozione nella Liga. Già dalla presentazione Julio non è stato banale: è infatti il primo allenatore nella storia della Serie A ad essere nato negli anni ’80. Nel 1983 Claudia Mori e Adriano Celentano cantavano “Non succederà più”. Velazquez, nato due anni prima, lo avrà pensato quando l’Udinese ha chiamato. Uno spagnolo per la società che ha fatto dell’esterofilia un marchio di fabbrica, con giocatori di 17 nazionalità diverse. Nei primi cinque turni di campionato, in attesa della prova Lazio (attesa questa sera, mercoledì 26 settembre, alla Dacia Arena), la mezcla sta dando i frutti sperati. Otto punti, una sola sconfitta e un’idea di gioco già delineata.

Fonte: Foto Petrussi, Twitter @UdineseCalcio

DON RODRIGO

Che il sangue latino dovesse essere una prerogativa dell’Udinese era chiaro dal suo allenatore, ma anche la maglia numero 10 non godeva di un’assegnazione casuale. La indossa per il terzo anno di fila Rodrigo De Paul, 24enne argentino che ha avviato la sua stagione nel modo più dolce possibile: degustando mezzo quintale di miele, il regalo che il signor Nardini, apicoltore di professione nonché grande tifoso dell’Udinese, da oltre 40 anni assegna al primo marcatore stagionale dei friulani. Nel primo anno di A ha messo a segno tre reti, nel secondo quattro e in questa stagione ha già eguagliato il suo record in cinque turni: in tutti gli 8 punti dell’Udinese c’è il suo zampino. L’ultima perla è arrivata domenica al Bentegodi di Verona, dove un suo destro dai 30 metri ha aperto una partita bloccata. Velazquez ha seguito l’intuizione avuta due anni fa da Luigi Delneri, che decise di impiegare questo talentuoso fantasista arrivato dal Racing Club di Avellaneda via Valencia in fascia, liberandolo dalle ragnatele che caratterizzano le mediane italiane e schierandolo largo nel suo 4-1-4-1. “El Pollo”, chiamato così per via del fisico gracile e dello sguardo fisso in avanti, ha risposto presente. Non a caso, l’unica sconfitta in campionato è arrivata quando è stato impiegato sulla trequarti, a Firenze.

E’ TORNATO IL VENTO DEL SUD AMERICA

Il maggior numero di italiani in campo dall’inizio dall’Udinese 2018/2019 sin qui è tre: Scuffet, Mandragora e Lasagna. La stessa quota toccata a metà agosto in occasione dell’esordio con sconfitta in Coppa Italia, nel terzo turno contro il Benevento (allora c’era Pezzella e non Scuffet), partita che aveva prodotto le prime ombre sulla gestione Velazquez. Spazzate grazie al pareggio in rimonta di Parma all’esordio in campionato e alla vittoria della Dacia Arena sulla Sampdoria. Un percorso di crescita che “rischia” di spedire De Paul in nazionale e non solo. L’Italia di Mancini guarda con interesse a Mandragora e Lasagna, mentre il venezuelano Machis e l’argentino Pussetto sperano che Udine sia per loro una rampa di lancio come avvenuto per Sanchez, Cuadrado e Muriel, altri sudamericani esplosi in Friuli. «Con Julio mi trovo bene, sono felice» ha detto De Paul parlando del suo allenatore. Un mantra che, se passerete dalle parti della Dacia Arena, sentirete ripetere da tanti calciatori dell’Udinese.

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