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Bomber Story

Ian Wright, il bomber della perseveranza

Ian Wright, il bomber della perseveranza

Bomber di razza ma anche brillante presentatore, attore, cantante e commentatore. Certamente non un personaggio banale Ian Wright, autentica icona calcistica degli anni novanta, uno dei migliori marcatori nella storia della Premier League. Eppure, a leggere i numeri non si direbbe, questo formidabile giocatore ha conosciuto il grande calcio solo alla soglia dei 23 anni. Figlio di immigrati giamaicani, dopo un’infanzia difficile a causa dell’abbandono del padre e una serie di provini falliti, Ian Wright sembra imprigionato nel calcio amatoriale. Per sopravvivere lavora come imbianchino e muratore, conosce l’onta del carcere per non aver pagato alcune multe ma non molla e continua a credere in quel sogno che sembra irrealizzabile. Nel 1985 firma con il club semiprofessionistico del Greenwich Borough un contratto da 30 sterline a settimana e, dopo poche partite, viene notato da uno scout del Crystal Palace, club di second division, che lo ingaggia per la stagione successiva. È la svolta della sua vita.

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Ian Wright segna con la maglia del Crystal Palace nella finale di FA Cup del 1990

L’impatto di Ian Wright è devastante, come la sua fame di gol e riscatto: in sette stagioni con la maglia degli Eagles, l’attaccante realizza 118 reti tra campionato e coppe, trascinando i compagni di squadra fino a uno storico terzo posto in First Division (poi diventata Premier League), alla vittoria nella Full Member Cup e alla finale di FA Cup del 1990, persa nel replay contro il Manchester United nonostante un suo gol. Nell’estate del 1991 è il pezzo pregiato del mercato inglese e si trasferisce all’Arsenal per 2,5 milioni di sterline. La parola ambientamento è sconosciuta a questo formidabile campione, che diventa subito protagonista imprescindibile dei Gunners. Il gol al debutto in Coppa di Lega contro il Leicester e la tripletta al Southampton nell’esordio in campionato sono solo l’antipasto di una serie incredibile di reti e successi.

Per sei stagioni consecutive Ian Wright è, per distacco, il miglior marcatore del club. Quando nel 1998 conclude la sua avventura nell’Arsenal, all’età di 35 anni, il bilancio finale è impressionante: 185 reti in 288 partite. Solo il suo erede Thierry Henry, disputando però molte più gare, riuscirà a superarlo nella storia dei Gunners. Prestigioso anche il palmares: 1 scudetto, 2 FA Cup, 1 League Cup e la Coppa delle Coppe del 1994 battendo in finale il Parma di Nevio Scala.
Dopo un buon campionato con la maglia del West Ham, condito dal successo nel torneo Intertoto, la carriera di Ian Wright volge rapidamente al termine. Le fugaci esperienze con Nottingham Forrest, Celtic e Burnley sono il preludio al ritiro avvenuto nel 2001.

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Ian Wright in nazionale tra Ince e Gascoigne

La pagina più negativa della sua vita calcistica è sicuramente la Nazionale inglese, non all’altezza di quanto dimostrato con le squadre di club. 33 presenze e 9 reti, senza aver mai partecipato ad alcuna fase finale di Mondiali ed Europei, non rendono giustizia a questo implacabile goleador. La causa? Probabilmente i rapporti non idilliaci con i commissari tecnici che, negli anni, gli hanno quasi sempre preferito giocatori meno talentuosi. Ma nel calcio, si sa, queste storie sono all’ordine del giorno.

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Ian Wright oggi

Ian Wright non è un tipo a cui piace rimanere dietro le quinte e, appesi gli scarpini al chiodo, si cimenta (con successo) in diverse attività. Lo testimonia la sua popolarità, rimasta praticamente intatta. Conduce programmi televisivi, è testimonial pubblicitario di numerosi brand, ha pubblicato la sua autobiografia, ha scritto, prodotto e inciso un singolo (con Chris Lowe dei Pet Shop Boys), ha avuto esperienze come allenatore e direttore sportivo, scrive sul Sun e oggi è un ricercato e apprezzato commentatore sportivo. Insomma, un autentico mattatore anche fuori dal campo.

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