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Federico Santander, El Ropero

Chi è Federico Santander, l'attaccante armadio a cui Inzaghi ha rivolto le sue ultime preghiere.

Federico Santander, paraguaiano, del Bologna, sembra un giocatore scritto e programmato per fare da spin-off ad Andreas Cornelius dell’Atalanta. Giocano entrambi in modo simile, giocavano entrambi (per un periodo anche insieme) al Copenaghen, solo che adesso uno ha capito che l’Italia non è roba per lui ed è andato via, l’altro – Santander – ha accettato la sfida italiana, probabilmente anche mosso dalla possibilità di rubare qualche trucco da numero nove al nove per eccellenza, Pippo Inzaghi.
Cornelius non si è mai del tutto integrato bene nell’Atalanta, ha segnato solo tre gol – uno pesantissimo alla Roma – e in certi casi Gasperini per disperazione lo ha tolto a metà primo tempo quando capiva che le cose non andavano. A sua discolpa c’è da dire che  era arrivato a Bergamo con l’obiettivo di compensare le mancanze realizzative di Petagna, e non ha mai avuto il sangue freddo per farlo, ma soprattutto in un sistema di gioco piuttosto codificato e complesso per cui c’era bisogno di molto tempo per un giocatore della sua stazza.
Santander non ha questo tipo di problema, ma ha il problema di dover giocare in una delle peggiori tre del campionato (almeno sulla carta) che ha dei numeri poco utili a un attaccante che fa del colpo di testa il suo tratto distintivo. Disordinatamente, qualche dato sul Bologna: penultima squadra per corner ricevuti, ventuno cross sbagliati su trentacinque tentati e quindici tiri in porta appena nel giro di sei partite (la media peggiore del torneo). Più o meno dovrebbe rendere l’idea.
D’altro canto Santander ha una proiezione a lungo andare molto superiore a Cornelius in termini di numero di gare giocate, avendo anche una concorrenza non così pericolosa (Falcinelli non segna da dicembre 2017, Destro è la controfigura di se stesso e Palacio sembra più adatto per giocare al suo fianco) e soprattutto mettendosi alle spalle un avvio che a livello personale non è andato così male. Uno dei due gol alla Roma lo ha fatto lui e anche nello 0-3 con l’Inter si è distinto piuttosto bene, sfiorando un bel gol in torsione uscito di un niente.
Per il resto Santander è il giocatore che ci aspettavamo: un omone dalla stazza infinita – in Paraguay lo chiamano Ropero, Armadio – molto meccanico, a volte goffo nei movimenti, ma prezioso quando si tratta di far salire la squadra e colpire di testa. Il gol alla Roma è un caso che si svincola dalle sue solite qualità, perché ha percorso tutto il campo  – più di cinquanta metri senza palla – e ha letto l’ottimo filtrante di Falcinelli in seguito al quale si è involato per freddare Olsen.

L’ESPERIENZA IN NORD EUROPA

In Danimarca ha chiuso le ultime tre stagioni con più di dieci gol all’anno, ma è facile immaginare che il bottino si possa ridimensionare in un campionato come il nostro. Ad ogni modo con questo suo fisico spartano (forse c’è pure un filo di pancetta) che nasconde il pieno spirito di tutti gli attaccanti danesi (tranne per la pancetta), Santander è chiaramente destinato a restare nei nostri ricordi, dovesse anche non segnare mai più fino alla fine. La sua foto merita il vostro comodino.

 

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