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Che fine hanno fatto

CHE FINE HANNO FATTO – Ahmed Barusso e il cattivo presagio

Ahmed Barusso – Per molti calciatori che sono stati protagonisti di questa rubrica, gli infortuni hanno rappresentato sovente lo stop verso una carriera luminosa o quantomeno su livelli accettabili. Nel caso di Ahmed Barusso, invece, l’unico infortunio davvero rilevante della carriera – arrivato presto e quindi non così invalidante come avrebbe potuto essere anni dopo – ha quasi il sapore di cattivo presagio, di una maledizione che per tutta la carriera calcistica non l’ha mai abbandonato. Perché Barusso ad emergere ci ha provato davvero ma il tempo concessogli, nonostante le qualità, è parso sempre troppo inferiore rispetto al suo talento.

CHE FINE HANNO FATTO, episodio 13: Ahmed Barusso

La storia italiana di questo roccioso ma, al tempo stesso, tecnico centrocampista ghanese inizia nell’estate del 2004, quando viene ingaggiato dal Manfredonia. Barusso, primo calciatore di colore nella storia del club, compie con la squadra una doppia promozione dalla Serie D alla C1, con il ragazzo che si fa notare soprattutto nell’ultima stagione, nella quale realizza ben 5 segnature nonostante una posizione centrale e arretrata. Barusso ha molta grinta e presenta anche una potenza di calcio dalla distanza non indifferente. La stessa potenza che esploderà contro Antonioli, l’anno successivo, in un Bologna-Rimini 1-3 di Serie B, trafiggendo l’esperto portiere con una fucilata impressionante. Il Manfredonia, infatti, ha ceduto il suo talento proprio alla squadra guidata da Leo Acori, nella quale tutto sembra inizierà benissimo. Durante una gara contro il Crotone, però, Barusso incorre in un infortunio molto serio: frattura della tibia e del perone, svariati mesi di stop. Alla fine, nella stagione 2006-2007, Barusso collezionerà soltanto 8 presenze complessive con il club. Sono però bastate ad attirare l’attenzione della Roma, importante club di Serie A che vuole puntare su di lui dopo l’infortunio (o almeno così è parso inizialmente). I giallorossi acquistano il centrocampista in comproprietà, sborsando quasi 2 milioni di euro: un’ottima plusvalenza per il Rimini, che l’aveva pagato appena 300.000 euro a suo tempo. La Roma pare essere la grandissima occasione di Barusso, ancora giovane ma già di ritorno da un infortunio grave. Purtroppo, con i giallorossi le cose non vanno benissimo: nonostante esordisca sia in campionato che in Champions League, in 6 mesi gioca soltanto 5 partite totali, di cui 4 da subentrato. A centrocampo la Roma è obiettivamente copertissima, grazie a uomini di esperienza e bravura. Per Ahmed Barusso, dunque, le porte di Trigoria si aprono verso l’uscita. E inizierà una lunga e sfiancante serie di prestiti che lo porterà semplicemente a cambiare maglia spesso ma senza risultati.

Nomade del pallone

Nel gennaio 2008 arriva dunque il primo prestito, al Galatasaray: purtroppo anche in Turchia Barusso giocherà con il contagocce, scendendo in campo solo in 3 occasioni (seppur con un gol all’attivo). La stagione successiva lo vede ancora in Serie A, al Siena, ma anche stavolta sono soltanto 4 le presenze totali. Roma e Rimini decidono quindi di mandare il ragazzo in Serie B, al Brescia: il minutaggio aumenta notevolmente ma non basta per il ritorno a Roma. Altra esperienza in Serie B e altro minutaggio al Torino, poi arriva il momento del Livorno nella stagione cadetta 2010-2011. Questa è stata, in termini numerici, la stagione più importante del ragazzo al pari della terza a Manfredonia: 24 presenze e anche una rete siglata. Dopo l’ennesimo prestito Barusso torna in una Roma notevolmente cambiata sperando quantomeno di potersi giocare il posto ma, purtroppo per lui, in altri 6 mesi giallorossi non vedrà mai il campo. Così la Roma decide di liberarsene una volta per tutte, prima cedendolo per la seconda parte di stagione alla Nocerina e poi non rinnovandogli il contratto in scadenza.

La carriera di Ahmed Barusso sia avvia ormai verso un finale anticipato. Il Genoa lo preleva a titolo definitivo ma a Marassi non gioca mai, arriva un altro prestito al Novara e poi un ritorno senza costrutto sia tra i rossoblu che al Torino. L’ultima presenza in un campionato professionistico italiano è quella fatta registrare nel 2015 con l’Arezzo di Eziolino Capuano, nei minuti finali della gara contro il Venezia. Precedentemente, era stato quasi ingaggiato dal Messina, con cui si è però solo allenato senza trovare l’accordo per un trasferimento. Nel 2017 si ritroverà a giocare un paio di partite nella Virtus Camposanto, per poi dire definitivamente basta con quel mondo del pallone che gli ha concesso solo spiccioli di gara e che non è stato mai in grado di regalargli una vera e propria occasione nel momento della crescita professionale. Chissà cosa sarebbe accaduto senza quel grave infortunio, che magari ha finito inconsciamente per pregiudicargli il resto della carriera. Non sappiamo se Barusso abbia rimpianti ma una cosa è certa: avrebbe meritato di potersi giocare le sua chance.

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