Abbiamo recuperato Lorenzo Pellegrini

La bella notizia che arriva dal derby di Roma per tutto il calcio italiano è una: abbiamo recuperato Lorenzo Pellegrini, o almeno così pare. Dopo un avvio letteralmente da incubo, Pellegrini si è trovato per puro caso a esordire nel derby di Roma (lo scorso anno, nonostante una progressiva fiducia guadagnata da Di Francesco, non c’è mai stato posto per lui nella stracittadina) e a determinarlo con una prestazione sontuosa e unica per impatto alla gara e capacità di piegarla a suo favore. Cos’è successo fino ad allora? È successo che fino a quel momento la Roma ha utilizzato una strategia piuttosto chiara per contenere la Lazio, e cioè inquinare la parte centrale del campo abbassando e accorciando le ali, per non permettere quasi mai all’asse Luis Alberto-Immobile di venire a capo del solito gioco in verticale programmato da Inzaghi. Pur avendo presentato un approccio molto difensivo, la Roma ha creato le occasioni più importanti nella prima mezz’ora, nonostante l’assenza di un calciatore che fosse capace di cambiare un po’ il passo alla partita (El Shaarawy ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare in fase di possesso, Florenzi è stato schierato ala con l’intento di contenere le avanzate laziali e i dialoghi Dzeko-Pastore non si sono certamente sviluppati in velocità). Poi Pastore si è accasciato a terra, e l’ingresso di Pellegrini ha sorprendentemente dato una vita nuova alla partita.

Nelle prime sei giornate di campionato Pellegrini sembrava aver gettato all’aria tutto quel bel percorso di miglioramento che lo ha accompagnato nella passata stagione, al punto da diventare un perno del centrocampo giallorosso fin dalla quarta giornata dello scorso torneo. Ha alzato sempre più l’asticella delle sue prestazioni, iniziando anche a farsi notare per le sue capacità di inserimento al punto da portarsi a casa tre gol in ventotto presenze (le stesse che aveva collezionato a Sassuolo un anno prima). Ad ogni modo era accettata la visione secondo la quale il processo di crescita si sarebbe dovuto completare (o quasi) quest’anno, anche grazie all’arrivo delle prime chiamate in Nazionale, ma qualcosa stava andando storto. Gli stravolgimenti della rosa non hanno ancora chiarito le idee di Di Francesco che in sette giornate ha cambiato sette volte l’undici di partenza, con più cambi di modulo a partita, e lo stesso centrocampo non gode ancora di quell’affiatamento che solo il tempo potrà dare. Alla luce di tutto ciò, comunque Pellegrini aveva giocato tre delle sei gare prima del derby e in tutte aveva dato l’impressione di essere un pesce fuor d’acqua, come se avesse dimenticato il bell’anno di apprendistato che aveva appena concluso. Di Francesco lo ha fatto esordire in stagione alla seconda, con l’Atalanta, e lo ha richiamato in panchina dopo 45′ (erano sotto 1-3, poi diventato 3-3), frutto sì di una nuova esigenza tattica, ma anche di una prestazione non all’altezza che ha costretto il tecnico a non impiegarlo a San Siro. Poi altre due gare da titolare: la prima con il Chievo, piuttosto mediocre come il 2-2 portato a casa, e la seconda totalmente disastrosa nella debacle di Bologna. Al Dall’Ara Pellegrini ha certificato il suo stato di crisi con un errore piuttosto grossolano a porta praticamente vuota.

GUARDA ANCHE: CHE FINE HANNO FATTO – Ahmed Barusso, e il cattivo presagio.

E così anche con il Frosinone, in una gara potenzialmente agevole per risvegliare istinti che sembravano persi, Pellegrini è rimasto a guardare. Stessa sorte per il derby, almeno nei piani iniziali.
Poi l’infortunio di Pastore, e da lì il cambiamento che potrebbe svoltare la stagione sua e della Roma. Pellegrini è andato a posizionarsi sulla trequarti, luogo geograficamente inedito per Pellegrini ma che è servito alla Roma per non intaccare il 4-2-3-1 di partenza. Il cambio è stato piuttosto sorprendente, ci si poteva aspettare Under in posizione più centrale o addirittura Cristante, ma Di Francesco non ha avuto mezzo dubbio quando ha visto l’ex PSG crollare a terra. Ha avuto ragione.
Pellegrini è entrato con un piglio diverso dal solito, senza alcun dubbio mosso psicologicamente dal desiderio di riscatto e dall’esordio del derby; ma a prescindere da questo ha interpretato il ruolo come se lo padroneggiasse da anni, è stato incontenibile. Ha aperto il campo in contropiede alla Roma (con due colpi di tacco ha dato il là a due azioni in campo aperto, una sintesi del gol che poi ha segnato) e tra le linee ha creato sempre superiorità numerica. Per certi versi è sembrato colto da quelle giornate in cui tutto riesce per il meglio, perché alla prestazione impeccabile ha aggiunto anche il gol che ha sbloccato il derby – un tacco delizioso dopo un liscio di Caceres – e dato a Fazio la palla del 3-1 con una punizione tagliata perfettamente. In mezzo ha riempito di qualità il centrocampo della Roma, sconvolgendo la partita con una gara in cui ha corso per due e pensato da grande campione, sfruttando il momento-no per rialzare la testa e lanciare chiari segnali a Di Francesco, che adesso dovrà cogliere l’indizio e cercare di capire se questo nuovo ruolo possa sposarsi con le caratteristiche di Pellegrini anche a lungo andare.
Quello che ci auguriamo è che il derby ci abbia restituito un talento che stava correndo verso la perdizione, e che con un impeto di rabbia ha visto una nuova luce nella partita più importante.

GUARDA ANCHE: Vorrei una vita (o anche una mensilità) come Alexis Sanchez.

LEGGI ANCHE

Html code here! Replace this with any non empty raw html code and that's it.

I più letti