L’incredibile caso Mkhitaryan. In Azerbaigian non può andare a giocare

Lo sport e la politica vorrebbero prendere le distanze, almeno il primo dalla seconda, ma storicamente questo davvero non è mai avvenuto. E a giudicare dal “caso Mkhitaryan” le cose non sembrano in procinto di cambiare.

L’attaccante dell’Arsenal non parteciperà alla trasferta di Europa League dei Gunners sul campo del Qarabag a causa dei rapporti tra Armenia e Azerbaigian. I due paesi vivono ancora uno stato di persistente tensione sulle riserve della guerra del Nagorno-Karabakh, che all’inizio degli anni 90 vide protagoniste la maggioranza etnica armena di questa contesa regione, sostenuta dall’Armenia stessa, e la Repubblica dell’Azerbaigian.

La guerra si è ufficialmente conclusa nella primavera del 1994, ma da allora proseguono le ostilità con diverse violazioni al cessate il fuoco. La più violenta nel 2015.

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IL PARADOSSO DELLA FINALE

Le conseguenze diplomatiche di questo conflitto rappresentano proprio la causa del mancato viaggio di Mkhitaryan in terra azera. Ai cittadini armeni o di discendenza armena è infatti proibito l’ingresso in Azerbaigian, a meno che non siano provvisti di un visto.

Documento che il calciatore potrebbe ottenere grazie all’intervento dell’UEFA, ma che già nel 2015 non aveva arginato il problema. Ai tempi del Borussia Dortmund Mkhitaryan aveva infatti già rinunciato, in accordo col Club tedesco, a partecipare alla trasferta per il match con il Gabala.

Permessi a parte, si configura un problema sicurezza di difficile interpretazione. Anche questa volta quindi, meglio restare a casa. La situazione, già paradossale, potrebbe farsi poi ancor più spinosa in caso di raggiungimento della finale di Europa League (nemmeno così improbabile) da parte dell’Arsenal. Con l’ultimo atto della competizione in programma a Baku, a maggio Henrich e il Club si ritroverebbero punto e a capo.

In questo caso anche l’imbarazzo della UEFA crescerebbe, e non di poco. L’ipotesi del tesserato di una finalista che non raggiunge la sede di una finale europea per ragioni di sicurezza non farebbe proprio brillare l’immagine della Federazione.

Proprio no. Sport e politica lontani non ci sanno stare.

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