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Bomber Story

Hugo Sanchez, il bomber acrobata

Chi non ha mai visto giocare Hugo Sanchez, provi a immaginare un attaccante con il fisico e la tecnica di Messi, il fiuto del gol di Cristiano Ronaldo e la reattività di un ginnasta olimpico. Non stiamo esagerando, perchè questo fuoriclasse messicano...

A vedere quella faccia simpatica da indio, con un sorriso gentile e timido, si fa davvero fatica a immaginarlo nelle vesti di bomber implacabile. Eppure Hugo Sanchez, nato a Città del Messico nel 1958, è stato uno degli attaccanti più prolifici nella storia del calcio. Capace di lasciare un segno indelebile sia per l’efficacia chirurgica in area di rigore, che per l’inconfondibile capriola con cui esultava dopo il gol. E che gol: rovesciate, acrobazie, pallonetti, colpi di tacco, tiri dalla distanza con entrambi i piedi: un vero fenomeno.

Dotato di un fisico esile ma anche estremamente esplosivo e reattivo, Hugo Sanchez possiede un dribbling ubriacante e salta gli avversari come birilli. Capace di inserirsi in qualsiasi spazio, è l’attaccante ideale per qualsiasi allenatore perchè rientra persino in fase difensiva e contribuisce alla costruzione della manovra con giocate sempre efficaci, ma senza disdegnare mai lo spettacolo. Colpo dello scorpione (quello di Renè Higuita), doppio passo, elastico e rovesciata sono il pane quotidiano del suo repertorio da funambolo. Forse un omaggio alla sorella, ginnasta di livello.

Dopo gli inizi in patria con la maglia dei Pumas UNAM, grazie agli insegnamenti del grande maestro Bora Milutinovic a 17 anni è già nel giro della Nazionale: vince i giochi panamericani del 1975 e partecipa alle Olimpiadi di Montreal l’anno seguente. Con la maglia Tricolor realizzerà 29 reti in 58 presenze, consacrandosi come il miglior calciatore messicano di sempre. Approda a Madrid, sponda Atletico, nel 1981. È il presidente Vicente Calderon in persona a condurre il trasferimento, soffiandolo all’Arsenal. Dopo una stagione di ambientamento, Hugol esplode: 82 sigilli, una Copa del Rey e il primo premio Pichichi della sua carriera. Nel 1985 il Real Madrid lo strappa al Barcellona per 24o milioni di pesetas.

Con i Blancos è amore a prima vista, forma una coppia da sogno con Emilio Butragueno e in 7 anni vince 5 campionati, una Coppa Uefa, 1 Copa del Rey, 4 titoli di capocannoniere, una Scarpa d’Oro. Manca la Coppa dei Campioni, ma poco importa: con 208 reti in 283 presenze Hugo Sanchez diventa una leggenda del Santiago Bernabeu e verrà superato solo da un mostro sacro come Cristiano Ronaldo. A 34 anni decide di tornare in patria, ma senza rinunciare al suo infallibile fiuto del gol. Gioca fino al 1998, realizzando anche un altro primato: quello di tornare a Madrid per la terza volta, questa volta con la maglia del Rayo Vallecano.

Dopo il ritiro dal calcio giocato, Hugo Sanchez si dedica con alterni successi alla carriera di allenatore, conquistando anche 2 titoli in patria alla guida dei Pumas UNAM. Da selezionatore della Nazionale messicana, invece, nel 2007 coglie un terzo posto nella Coppa America 2007 e il secondo posto nella Gold Cup. Le infelici esperienze con Almeria (nella Liga spagnola) e Pachuca sono le ultime in ordine cronologico, prima del dramma familiare che lo segna profondamente nel 2014. Il figlio Hugo Sanchez Portugal, infatti, viene trovato morto nel suo appartamento di Città del Messico per una fuga di gas. Oggi Hugol, dopo un periodo di comprensibile assenza dalla scena pubblica, si dedica alla carriera di opinionista. Ma noi lo ricorderemo sempre per le memorabili rovesciate e la romantica capriola.

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