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“Giuro che so giocare” complete pack. Gli ingaggi più pazzi della storia

Dall'uomo più veloce al mondo all'ingegnere libico con la passione per il pallone, dalle truffe più clamorose del mercato ai volti noti della tv: sogni calcistici e strani tesseramenti

È durata qualche ora la suggestione Usain Bolt al Milan. Gli indizi emersi dalle dichiarazioni dell’agente dell’ex velocista giamaicano sembravano fare emergere la pista rossonera. In giornata, invece, è arrivata la comunicazione ufficiale della dirigenza del Valletta Fc, squadra di Malta. Lo vogliono loro.

La carriera europea da calciatore professionista di Bolt potrebbe così partire dall’arcipelago al centro del Mediterraneo. Milan e Valletta del resto hanno diverse caratteristiche in comune, alla base di quello che sembra soltanto un equivoco: entrambe hanno da poco cambiato proprietà, giocano a sud del continente europeo, puntano a qualificarsi alla prossima Champions League e giocheranno una finale della coppa nazionale.

Un equivoco, però, abbastanza curioso, tanto da solleticare, nella memoria, altri trasferimenti “anomali” nella storia del calcio mondiale.

Usain Bolt, Central Coast Marines

Fanno muro, al trasferimento in Europa di Bolt, però, i dirigenti del club australiano che hanno in prova il giamaicano. Squadra con cui, recentemente, Bolt ha segnato una doppietta in amichevole. Gol di sinistro, rete da opportunista con il numero 95 sulle spalle ed esultanza con il tradizionale passo di danza giamaicano che significa “To the World”. Dalla Giamaica e dall’Australia, passando per i provini al Borussia Dortmund, a tutto il Mondo. Sognando l’Europa: 32 anni, otto volte campione olimpico, l’uomo più veloce al mondo con i record sui 100 e 200, ora Bolt pensa al calcio più famoso del mondo. “Anche solo per una partita, con il Manchester United” ha confidato nel giorno del suo compleanno.

 

Saadi Gheddafi, Perugia

“L’acquisto più pazzo del mondo”: nel 2003 Gaucci porta a Perugia il figlio dell’allora dittatore libico. Presentazione principesca nel castello di famiglia a Torre Alfina, in provincia di Viterbo, con grandi protagonisti, naturalmente, uno dei presidenti più fantasiosi della storia del calcio italiano e il terzogenito del dittatore di Tripoli. La parte più complessa è ottenere l’ok di papà Muhammar. Servono tre settimane, il resto sembra tutto in discesa. Tutt’altro, anche perché Saadi non ha propriamente le caratteristiche tecniche per la Serie A (anche se da giovane era stato pure provato in allenamento dalla Lazio e immortalato tra Zoff e Gascoigne). Però Gheddafi è proprietario della Tamoil, ha il 7% della Juventus e il 33% della Triestina. E’ presidente della Federazione libica, attaccante e capitano della nazionale del suo Paese. Insomma, Gaucci più che dalle prestazioni sportive, è attratto dagli affari. A Perugia, Gheddafi ci resta due anni (con una squalifica per doping annessa). Sia in A che in B. Poi va a Udine e alla Samp. Totale: 15 minuti in Umbria proprio contro la Juventus (è anche tifoso dei bianconeri e ha come idolo Del Piero) e 13 minuti in Friuli. A 34 anni, torna in Libia. Non avrà molta fortuna.

Ali Dia, Southampton

La storia è quella dei “53 minuti più imbarazzanti nella storia del calcio”, quella di “Bambi che corre sul ghiaccio”. La storia è quella di Ali Dia, attaccante senegalese, ben 13 presenze in altrettante stagioni in giro per Francia, Finlandia e Inghilterra. E la riassumiamo così: a 31 anni Dia vuole andare a giocare in Inghilterra, in Premier League, siamo nel 1996. Convince un amico dell’università a contattare i manager delle più forti squadre, fingendosi l’ex Pallone d’oro George Weah: “E’ mio cugino, è forte, ha giocato nel Psg e nella nazionale”. Ci casca Graeme Souness, tecnico del Southampton che gli fa firmare un contratto mensile e, incredibilmente, lo fa esordire al debutto in campionato contro il Leeds United: 53 minuti per rendere Dia il più scarso calciatore della Premier di tutti i tempi secondo Times, Sun e Daily Mail.

Carlos Hernique Reposo, Ajaccio

Il folle sogno di diventare calciatori senza saper neppure stoppare un pallone. Lo ha cavalcato per anni Carlos Henrique Raposo, detto Kaiser, brasiliano classe 1963. Se sei nato a qualche chilometro da Rio de Janeiro, hai un solo sogno: diventare un grande calciatore. Pur essendo “soltanto” l’amico di alcuni dei più grandi giocatori brasiliani. Botafogo, Flamengo, Fluminense, Vasco da Gama in patria, Puebla in Messico, una tappa in Francia: poche presenze in oltre quindici stagioni con il solo merito di riuscire a strappare contratti, fingendo infortuni tra i più disparati, bazzicando infermerie a ripetizione e sostanzialmente mentendo a tutti e chiudendo pure la carriera con un conto in banca interessante. All’epoca non c’era internet, se un giornale nazionale titolava “Il Bangu ha già il suo Re: Carlos Kaiser” toccava crederci.
E allora ecco lo sbarco in Europa. All’Ajaccio. Il club organizza un allenamento per la sua presentazione. Lui, da divo, passa il tempo a tirare palloni in tribuna e baciare la maglia. Tifosi conquistati e fama di gran calciatore salva.

Alessandro Cattelan, La Fiorita

Dai campi della Prima Categoria con il Derthona a quelli della Champions League (seppure “solo” per i preliminari) con i sammarinesi della Fiorita. Dai teatri e dagli studi televisivi ai campi della competizione più famosa al mondo. E’ la storia di Alessandro Cattelan, 38 anni, volto noto della tv satellitare e presentatore di Epcc, che in estate ha giocato 5 minuti nel primo turno preliminare di Champions contro il Lincoln. È andata male, 2-0 per gli avversari di Gibilterra. Impresa sportiva negata, invece, dalla Federcalcio di San Marino ad un altro giornalista di Sky, Alessandro Alciato.

Gene Gnocchi, Parma

Trequartista classico dei campi di periferia, piedi buoni e velocità zero. Ma quando hai classe il pallone viaggia più delle gambe. E un sogno: debuttare in Serie A. Ci è andato vicino Gene Gnocchi, noto comico emiliano, che più volte ha tentato la strada dei grandi palcoscenici calcistici. Ha “rischiato” seriamente di esordire quanto è stato tesserato dal Parma di Ranieri nel 2008. Al Genoa, l’anno dopo, solo un paio di allenamenti e la maglia numero 54, come i suoi anni. Qualche applauso e niente più.

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