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Uno scudetto chiamato salvezza: la Reggina 2006/2007

La banda di Mazzarri e un'impresa nella storia dello Stretto: restare in Serie A pur partendo da -11.

Avete presente i due turni di stop obbligatori nel gioco del Monopoli quando si passava dalla casella “prigione”? Da piccoli, un po’  tutti l’abbiamo odiata. La temevamo e quando ci trovavamo a passare di lì, erano dolori. Guardavamo gli altri acquistare Parco della Vittoria, edificare case e progettare. Tutto da spettatori. Bene, ora tornate con la mente all’estate 2006 e mettetevi nei panni della Reggina. Immersa in un immenso Monopoli del calcio, costretta a cinque turni (e mezzo) di stop, coincidenti nel money transfer del dio pallone a 11 punti di penalizzazione. Una montagna da scalare.

L’ESTATE E IL REAL MADRID

Quella penalizzazione sul groppone era figlia dell’inchiesta Calciopoli, il terremoto più grande che il terzo millennio abbia consegnato alla cronaca del calcio italiano. Ma che sarebbe state un’estate degna di un poema epico, questa volta senza i mostri Scilla e Cariddi tanto cari all’Odissea di Omero e di stanza a pochi chilometri da Reggio, lo si era inteso dall’inizio. 3 agosto 2006: segnate questa data. La Reggina sfida il Real Madrid di Capello, Emerson, Beckham e Cassano in amichevole. Succede a Graz, in Austria. Finisce “solo” 1-0, con rete di Raul, ma i calabresi di Walter Mazzarri sfiorano il pareggio con Leon, Carobbio e Biondini. Tutti calciatori che non hanno sollevato coppe, a dispetto di quanto fatto dai patinati avversari di quella sera, ma che il loro scudetto chiamato “salvezza” l’avrebbero festeggiato nove mesi più tardi. Pochi giorni dopo, la sentenza di Calciopoli si sarebbe abbattuta sulla Reggina: -15, poi tramutato a -11. Numeri che sapevano di sentenza ancor prima di cominciare: i bookmakers quotavano a 5 la retrocessione in serie B. Nessuno, in quella calda serata austriaca, immaginava però che sarebbe stato solo l’inizio di un’eccezionale cavalcata che gli avrebbe consentito, senza la penalizzazione, di arrivare in Europa.

ANDATA A FUOCO LENTO

L’avvio di stagione non sembrava far altro che confermare quanto la penalità annunciava. Una caduta verso la serie B senza possibilità di rinvii. Ko per 4-3 a Palermo, vittoria interna all’ultima curva contro il Cagliari, sconfitta a Messina, pareggi contro Torino e Atalanta. Il successo della potenziale rinascita è un 1-0 tutto cuore e grinta contro la Roma al Granillo, seguito però da uno schianto per 3-0 a Firenze. Dopo sette giornate, la Reggina è a -3. L’altalena di risultati caratterizza l’intero girone di andata, nonostante il cammino clamoroso della coppia offensiva formata da Nick “Piede Caldo” Amoruso e Rolando Bianchi (a fine stagione metteranno a segno in totale 35 centri). Le 28 reti incassate nella prima metà del torneo, però, rischiano di vanificare il tutto. La doppia sconfitta contro Sampdoria in casa e Chievo a Verona è più di un campanello d’allarme. Dopo 17 turni, la panchina di Mazzarri è addirittura in bilico. Tutto si decide al Granillo, dove arriva una diretta concorrente come l’Empoli. Quella Reggina, però, non avrà grandi mezzi tecnici ma ha uomini veri in campo: da Alessandro Lucarelli ai due attaccanti, passando per Maurizio Lanzaro, Daniele Amerini, Giandomenico Mesto e Giacomo Tedesco. Reagiscono e superano con un poker i toscani. Panchina salva. Ma è l’inizio della svolta. Quella vera.

RITORNO DA EUROPA

Alla fine del girone di andata, i punti sul campo sarebbero 23. In classifica, però, la Reggina è a quota 12. Il cambio di marcia arriva dopo l’ultima giornata, chiusa con un ko per 3-1 a San Siro contro il Milan. Da quel giorno Modesto e compagni non si fermano più. Vincono a Cagliari, in casa con il Messina e a Torino. Cadono a Roma, si rifanno con un 4-1 a Catania in un “derby” sempre molto sentito da quelle parti, superano un filotto di quattro turni senza vittorie tra marzo e aprile per poi chiudere la stagione con cinque risultati utili consecutivi. La salvezza arriva in un Granillo caldo di gioia e passione (12.579 persone a partita in media durante l’anno), il 27 maggio 2007. Amoruso e Amerini superano il Milan, chiudendo un girone di ritorno che porta nelle casse della Reggina 28 punti su 57 disponibili, chiudendo il campionato al 14° posto con 40 punti. La festa può partire, lo Stretto dei Miracoli si infiamma. La serie A resta una realtà. Al termine di quella storica annata l’allenatore e tutti i giocatori vengono insigniti della cittadinanza onoraria di Reggio Calabria. Ancora oggi, se passerete dalle parti del Granillo e farete il nome di Walter Mazzarri e del suo manipoli di eroi, tutti ricorderanno quella salvezza di gregari. Nella quale trovarono posto nomi come Di Dio, Giosa, Tognozzi, Morabito, Esteves e Nardini. O anche Luca Vigiani, ieri in campo e oggi vice di Mazzarri a Torino. Oggi il Monopoli è un avversario della Reggina sui campi di C, e non più un incubo giovanile. Quando i tifosi amaranto vogliono sognare, però, googlano “Reggina dei Miracoli 2006/2007”. Ricordo di una squadra che non approdò in Europa solo per una penalizzazione.