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Stiamo guardando il calcio dal verso sbagliato

Sempre più spesso cresce e matura la sensazione che si stia guardando il calcio dal verso sbagliato, che lo si sta trattando come uno sport un po’ diverso da quello che è. Il principio base che porta un uomo a vedere una partita – a meno che non sia la sua squadra del cuore, lì si entra in un altro discorso che può tenervi benissimo Nick Hornby – è la ricerca del bello, l’esaltazione del gesto tecnico. Poi piano piano ognuno si trova la sua dimensione di bello – chi vuole scovare il dettaglio tattico da perfezionista e chi ama solo vedere un tiro ben costruito, un’acrobazia, una finta -, ma sempre di bellezza parliamo quando cerchiamo di capire cosa vogliamo da una partita di calcio.
Ma è pur vera una legge vecchia come il cucco, e cioè che il processo di identificazione più automatico, e più antipatico, del mondo è uno: l’idea di sentirsi meglio degli altri. Così ci costruiscono bene i programmi televisivi – i Reality sono scritti per spingere l’utente a guardarli e dargli la gioia di sentirsi superiore, più bravo e intelligente – e lo stesso vale per il calcio: ci piace commentare l’errore, ci piace dire che “neanche io lo avrei sbagliato” o peggio ancora che “neanche quella pippa di Michele lo sbagliava questo gol”, tanto per rimarcare che siamo superiori anche al nostro amico, mica solo a quello che gioca in Serie A.
È chiaro che l’errore fa parte della narrazione del calcio, un gol è un evento che può verificarsi per la papera che fa il portiere, e fin qui ci siamo. Ma ci sono anche dei casi in cui le cose vengono insieme: uno sbaglia e l’altro risponde all’errore producendo una giocata di qualità. O ancora: uno fa una cosa sublime e incita all’errore, costringe all’errore il suo avversario.
Il motivo di questo sproloquio deriva dal gol vittoria di Icardi nel derby, ma è estensibile a qualsiasi altro risultato. I social hanno raccolto quasi unicamente critiche per Donnarumma, che di certo ha azzardato un’uscita non propriamente corretta (ed è difficile contestare la teoria per cui senza un’avventura fuori dai pali del genere, sarebbe stato parecchio complesso schiodare la gara dal pari); ma è pur vero che questo è uno dei casi in cui non c’è solo l’errore, ma c’è ancheil gesto tecnico. È solo un po’ meno visibile a prima vista. C’è un centravanti, Icardi, che ha letto bene lo svolgimento dell’azione, compreso subito l’intenzione di Vecino di alzarsi a destra per crossare con la benda agli occhi, ma che soprattutto è stato rapido a pensare il modo più efficace per fregare Musacchio: ha fatto una corsa verso il primo palo, poi un contro-movimento per andar dall’altra parte. E così il difensore è scivolato, non se lo aspettava, e probabilmente lo stesso Donnarumma è uscito dai pali perché aveva immaginato Icardi da un lato, e invece ha aperto gli occhi e lo ha ritrovato dall’altra parte, a esultare sotto la curva.

 

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Molto spesso ci dimentichiamo che i gol non sono solo gli errori degli altri, ma anche i meriti di chi li produce. Sarebbe più opportuno, più intelligente, riprendere a raccontare anche la bellezza, la bravura, il talento. È questo che ci tiene incollati.

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