Da Inzaghi a Inzaghi

Essere fratelli può voler dire condividere proprio tutto da bambini: una cameretta, un libro di scuola, un pallone. Inizi a giocare nella stessa squadra di giovanissimi e a coltivare anche lo stesso grande sogno. Capita poi che quel desiderio alle volte si realizzi per entrambi e solo allora speri di non vivere mai nell’ombra, di essere quello meno bravo e meno popolare, quello che deve accontentarsi dell’etichetta di “fratello d’arte” e per questo lavori ogni giorno come fosse l’ultimo per migliorarti sul campo, ma il destino, per chi ci crede, è davvero strano e il duo Inzaghi lo può confermare. Quando tuo fratello maggiore in carriera fa più di 300 gol puoi solo aspettare che un giorno arrivi il momento del tuo riscatto, anche se in panchina.

“Noi giocavamo sempre in attacco fin da piccoli. Con i nostri amici al parco eravamo sempre davanti. Non ci piaceva difendere. Quando avevo 7 anni e Pippo 10, non mi facevano giocare, e lui imponeva la mia presenza”. Simone Inzaghi

Strade parallele che li hanno portati a correre sullo stesso palcoscenico della Serie A, con squadre diverse e con diversi risultati. Pippo è stato bomber ineccepibile, soprattutto di un Milan che l’ha consacrato tale facendogli segnare e vincere tutto il possibile tra campionato, Champions e Supercoppe. Simone invece ha passato molto tempo alla ricerca dell’indipendenza da quell’etichetta di “fratello minore”, di un club con cui fare la differenza, di una stabilità fisica e mentale ottenuta troppo tardi nella capitale. 

Il secondo tempo e la panchina

Simone è sempre stato quello più “tecnico” dei due, quello più composto che sa gestire con toni modesti situazioni particolari. Lui che già all’inizio del suo percorso alla Lazio vince e convince concedendosi anche il lusso di buttare fuori la Roma in Coppa Italia. Filippo, dopo la breve e non felice esperienza in un Milan altamente instabile, ha dovuto fare il “Pippo” che tutti conoscono e ricominciare con coraggio, da Venezia.

“Me lo aspettavo così bravo, conoscevo benissimo il suo percorso professionale. Oggi è facile dire che Simone Inzaghi è tra i migliori allenatori italiani, soltanto gli osservatori distratti non se ne erano accorti”. Pippo Inzaghi

Oggi Simone ha smesso le vesti di “Inzaghino” e Pippo è tornato in Serie A. Oggi è tutto diverso, la prospettiva è cambiata e dalla panchina, per ora, quello che fa il fenomeno è proprio lui anche se, conoscendo Pippo, il prossimo 26 dicembre al Dall’Ara di Bologna ci sarà da divertirsi.

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