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17 anni dopo l’epilogo di quel Brescia Atalanta. Mazzone: “I tifosi della Dea mi hanno parlato”

Roma, Napoli, Brescia… sono alcune delle squadre che ha allenato Mazzone, per tutti Carletto. Un allenatore che si è riuscito a far volere bene e ad amare da tutti: giocatori e tifosi, anche delle squadre avversarie. Perché Carletto è stato un uomo di calcio vero e una persona schietta e sincera. Personaggi come lui oggigiorno sono sempre più rari in questo calcio sempre più fighetto. Dal 2006 il tecnico romano ha lasciato il mondo del calcio per dedicarsi ai suoi nipoti.

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MAZZONE E I SUOI ANEDDOTI SU GUARDIOLA E TOTTI

Raggiunto ad Ascoli, dove attualmente vive con tutta la sua famiglia, Mazzone ha risposto a qualche domanda fatta dal giornalista della Gazzetta dello Sport. “Quando nel 2009 ricevetti la telefonata di Guardiola pensai fosse uno scherzoracconta l’ex allenatore –. ‘Pronto sono Pep’, e io gli risposi: ‘Sì e io sono Garibaldi’, convinto che fosse lo scherzo di qualche amico. Invece era davvero lui e ci teneva che andassi allo stadio per la finale di Champions League tra il suo Barcellona e il Manchester United. Pep è una persona rispettosa e meravigliosa, gli voglio bene come se fosse un figlio e faccio il tifo per lui”. Da un figlio putativo a un altro: Anche Totti è come un figlio per me. Mi sono venuti i brividi quando ho letto cosa ha scritto su di me nel suo libro (“romano e romanista come me, una delle più grandi fortune della mia vita, ndr). Baggio è come Francesco: un grande uomo dentro e fuori dal campo. Se li avessi avuto entrambi avrei perso meno capelli”.

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L’EPILOGO DI QUEL BRESCIA ATALANTA

Poi la parola passa al nipote Alessio che torna sull’episodio che tutti ricordano del nonno: la corsa sotto la curva dell’Atalanta. “Mi hanno raccontato che tornato nello spogliatoio chiamò a casa per tranquillizzare la famiglia. Recentemente a San Benedetto del Tronto l’hanno fermato tre tifosi bergamaschi e gli hanno chiesto scusa“. La frase finale di Mazzone è la sintesi di quello che è l’uomo: “Io sono sereno, mi godo la vita e i nipoti. Per me allenare era una grande passione; rendere felici i tifosi era una missione. Ho dato tutto me stesso, è stata una bellissima avventura”. 

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