L’Arezzo 2006/2007: quando Conte e Sarri non riuscirono a evitare la C

Allenatori: Antonio Conte, poi Maurizio Sarri, ancora Antonio Conte. Difensore: Andrea Ranocchia. Attaccante: Antonio Floro Flores. Esito: retrocessi. Non è uno scherzo, ma la vera storia dell’Arezzo 2006/2007, formazione che ha salutato la serie B, ma non senza aver lottato. Anzi. Galeotta per la discesa in terza serie del club toscano fu…la Juventus. Un club nel destino dei due allenatori. Prima da calciatore (con fascia di capitano al braccio) e poi da allenatore, per Conte, mentre il bianconero per Sarri è stato sempre sinonimo di “avversario”. Ma cosa lega la Vecchia Signora all’Arezzo? Una domenica di giugno, calda dentro e fuori dal campo, sul terreno dell’Olimpico. La Juventus, già promossa in A da un mese, ospita lo Spezia: Corradini, che ha rilevato da 10 giorni Deschamps, propone una squadra con tante riserve. I liguri devono vincere per salvarsi. Vanno avanti due volte e i bianconeri li riprendono. Fino al 90′, quando Nicola Padoin – non Simone, che diventerà il “talismano” della Juventus in futuro – si inserisce in area e batte Buffon. 2-3, Arezzo in C e polemiche roventi sull’asse Toscana-Piemonte.

Antonio Conte, esonerato e poi richiamato dall’Arezzo 2006/2007

CONTE, PARTENZA, VIA

Che la stagione in casa Arezzo non sarebbe stata delle più semplici, lo si era evinto dalla tribolata estate. Il patron Piero Mancini, deluso per il mancato raggiungimento dei playoff (sfumati solo per la peggiore differenza reti nei confronti del Cesena, settimo a pari punti) nell’annata precedente sotto la guida di Elio Gustinetti, pensa a lungo alla smobilitazione e accarezza per settimane anche l’idea di non iscrivere la squadra al campionato successivo. Alla fine Mancini versa quanto necessario e il sogno B per l’Arezzo prosegue. Gustinetti, però, ha preso un’altra via: quella di Crotone. Così, dopo un secco “no” da Nando Orsi, vice di Roberto Mancini all’Inter, il patron aretino si affida al ds Ermanno Pieroni. Che prende il telefono e compone un numero mai testato prima: quello di Antonio Conte. Lo consiglia Gianluca Petrachi, salentino come Conte. L’ex capitano della Juventus, accostato anche ai bianconeri prima che scegliessero Deschamps, accetta e parte per il ritiro di Norcia, senza conoscere neanche un giocatore e incurante della possibile penalizzazione. Il gruppo prende forma, guidato da un pennellone di 18 anni – al secolo Andrea Ranocchia – in difesa, da Daniele Di Donato in mediana e un giovane e affamato Antonio Floro Flores in attacco. Il ritiro si chiude con un 2-2 contro la Fiorentina. Ad Arezzo è tornata la fiducia.

11 METRI DI PAURA

L’impatto con la Serie B 2006/2007, quella con le big Genoa, Napoli e Juventus in campo, però, è tutt’altro che semplice. Conte ci arriva con un 4-4-1-1, nel quale è il mancino del brasiliano Rafael Bondi a illuminare la trequarti. Si parte a Mantova, di venerdì sera. Finisce 1-1, con calcio di rigore fallito da Vigna. Otto giorni dopo si va a Frosinone. L’Arezzo domina, ma termina 0-0, con un altro penalty sbagliato, questa volta da Floro Flores. Seguiranno altri due pareggi a reti bianche contro Napoli e Albinoleffe, poi arriva il momento di pagare il conto. Ko interno con il Bari, con altro calcio di rigore sprecato (da Bondi), rovinoso 3-0 sul campo del Genoa, ancora 0-1 in casa contro la Triestina. La classifica piange e nemmeno il rientro del giovane Volpato in attacco cambia i piani. Dopo nove giornate l’Arezzo è ancora a -1, così patron Mancini saluta a malincuore Conte. In panchina arriva un uomo di 47 anni, che ha salutato il Pescara in estate e ha la passione per gli schemi su palla inattiva, la lettura e le sigarette. Avete indovinato: è Maurizio Sarri. In campo alterna 4-4-2 e 4-2-3-1, fuori non guarda alla classifica. L’impatto è traumatico: ko contro Lecce, Brescia e Vicenza. In Coppa Italia, invece, l’Arezzo cammina a velocità spedita: supera il Livorno e ottiene il pass per i quarti di finale contro il Milan. Per andare in positivo, invece, occorre attendere il 3 dicembre: Arezzo-Pescara 4-1. Gli amaranto prendono coraggio e dal 16 dicembre al 22 gennaio infilano una serie di cinque risultati utili di fila. Spicca il 2-2 di Torino contro la Juventus, con la doppietta di Daniele Martinetti che in extremis acciuffa i bianconeri. Da raccontare ai nipotini. Di quella partita Sarri raccontò:

A fine partita nello spogliatoio ci siamo guardati e ci siamo messi tutti a ridere: l’abbiamo fatta grossa stavolta.

CORSA CON BEFFA

All’inizio del girone di ritorno l’Arezzo è vivo. Ed è in corsa per una clamorosa salvezza. Floro Flores si carica la squadra sulle spalle,  Croce – che passerà anni nella massima serie con l’Empoli, grazie a Sarri – si attesta tra i migliori esterni della B, la difesa si registra. Seguono sei risultati utili di fila: pareggi contro Mantova, Frosinone, Napoli (2-2 al San Paolo), Bari e Genoa, vittoria sull’Albinoleffe. Nel mezzo, c’è la Coppa Italia: a San Siro contro il Milan finisce 2-0 con reti di Gilardino e Inzaghi, al ritorno è Floro Flores a prendersi la scena in un Comunale stracolmo. Segna l’1-0 e assiste Goretti che coglie la traversa e sfiora una clamorosa remuntanda.  Incredibile per una squadra ultima in B. Il 13 marzo l’Arezzo però stacca di nuovo la spina: ko per 2-0 a Trieste, prestazione pessima e Volpato in tribuna. Patron Mancini alza la cornetta e comunica a Sarri l’esonero. Torna Conte, a fine campionato mancano 15 partite e il quartultimo posto dista 8 punti. La squadra reagisce ancora e coglie tre successi di fila tra la 36^ e la 38^ giornata. A spegnere i sogni, però, è ancora la Juventus: il 19 maggio l’armata bianconera arriva in Toscana, rifila cinque reti a Bressan e compagni e festeggia il ritorno in Serie A. A fine stagione mancano tre turni: l’Arezzo vince a Rimini, pareggia in casa contro il Modena ed espugna Treviso. Chiuderà l’annata con 51 punti “sul campo” (32 su 24 partite Conte, 19 su 18 Sarri), ma non basterà: la zampata di Padoin da Torino è la mazzata finale.  Quell’Arezzo in B non ci è più tornato. Quest’estate, invece, a Londra, Conte e Sarri si sono dati il cambio sulla panchina del Chelsea. Segno che di quella pazza annata qualcosina hanno imparato…

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