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Massimo Margiotta e gli oriundi al contrario

Di bomber italiani che hanno giocato in squadre straniere ce ne sono tantissimi. Di bomber italiani che hanno giocato e segnato (abbastanza da lasciare il segno) all’estero ce ne sono già di meno. Ma i bomber italiani che hanno giocato e segnato con altre Nazionali si possono contare sulle dita di una mano.
Rinunciare all’azzurro per giocare con altre bandiere addosso, magari quelle dei propri Paesi d’origine: non sono molti i casi. Anche perché, al di là delle opportunità e delle sfide professionali, si entra anche in una sfera personale difficilmente definibile.

 

Massimo Margiotta, el vinotinto

Un presente da responsabile del settore giovanile dell’Hellas Verona, un passato da conquistador dei due mondi tra Italia e Sudamerica. Nasce a Maracaibo da famiglia italiana, a 8 anni torna in Abruzzo. Si sposta a Pescara dove cresce come uomo e calciatore, segna tanti gol nelle serie minori con Cosenza, Lecce e Reggiana, gioca vere e proprie “battaglie” nel nord est con Udinese e Vicenza, attraversa un caso di calcio scommesse nel 2007, piazza gli ultimi colpi a Frosinone, ancora a Vicenza e a Barletta. Lui è Massimo Margiotta e, ad un certo punto della sua carriera calcistica, ha scelto il Venezuela.

Disegna alcune perle in carriera, soprattutto le 11 presenze e i 7 gol in Coppa Uefa con le maglie di Perugia e Udinese. Una ogni 80 minuti, memorabili due doppiette.
La prima con l’Udinese al Bayer Leverkusen nel ‘99: in trasferta, al ritorno, tutti e due nei primi 20 minuti, in faccia a Ballack, Emerson, Kirsten e Zè Roberto. Abbastanza per eliminare i tedeschi che a Udine avevano vinto 1-0. Un’impresa mica da poco, passata in archivio come “il miracolo di Leverkusen”. Margiotta non doveva giocare, fu schierato a sorpresa al posto di Sosa (addirittura titolare per la prima volta in stagione) e infilò due volte di testa Matysek. Trionfo. Diventerà “il bomber di Coppa”.

La seconda con il Perugia nel ’03 all’Aris Salonicco: un’edizione quella che lo vedrà miglior marcatore delle squadre italiane con 4 reti assieme a Cassano.

 

Numeri che attirano le attenzioni di Richard Paez, commissario tecnico del Venezuela. Lo chiama, lui ci pensa. Da una parte la scarsa vena calcistica del Venezuela (più attratto dalle palline del baseball che dal pallone) e la tremenda paura di volare. Dall’altra il desiderio di giocare gare internazionali.
Margiotta aveva già messo assieme 12 presenze e 3 gol con le nazionali giovanili italiane (partecipando anche alle Olimpiadi di Sydney del 2000). I dirigenti della federazione vinotinta ci avevano già provato anni prima, senza riuscirci. Ma, nel 2004, a 27 anni, Margiotta accetta: forte il legame con il Venezuela e con la città in cui è nato, intenso il legame con quella terra e il suo popolo.

 

Debutta in amichevole contro l’Australia a Caracas nel febbraio 2004, disputa la Copa America 2004 segnando un gol al Perù (gol, purtroppo per lui, inutile perché arrivato nella sconfitta per 3-1 che segna l’eliminazione della vinotinta), gioca quattro partite delle Qualificazioni al Mondiale 2006 (chiudendo all’ottavo posto, all’epoca migliore classifica di sempre per il Venezuela), segna di nuovo in amichevole con l’Estonia. Chiuderà con 11 presenze e 2 reti in poco più di un anno. E avrà il tempo per finire anche sulle schede celebrative della Nazionale venezuelana per una compagnia telefonica.

Sognava di giocare al Maracanà di Rio o al Monumental di Buenos Aires. Non ci riuscirà. Sognava di affrontare i fuoriclasse di Argentina e Brasile. L’albiceleste non la incrocerà mai, dai verdeoro prenderà 5 gol a Maracaibo. Resterà, però, un’avventura indimenticabile. “Esperienze irripetibili – dichiarerà negli anni a seguire – L’atmosfera straordinaria che regnava in ogni stadio, un mondo totalmente diverso dall’Italia, l’allegria dei sudamericani”.

Con 124 gol in Italia (tra serie A, B e C1), Margiotta si consegna così alla “storia calcistica” per le gare giocate in Europa e in Sudamerica. Quasi un paradosso per uno che ha una tremenda paura di volare.

 

Max Vieri, il canguro

Nello stesso anno (2003/2004), Max Vieri, figlio di Bob e fratello minore del più noto Christian, viene convocato dall’Australia. Lui gioca nel Napoli, in serie B, mette a segno 5 gol in 29 partite. Lo chiama il ct Frank Farina (nota a margine per i tifosi del Bari: sì, proprio lui) e lo fa giocare titolare in un’amichevole e in tre partite della Coppa d’Oceania 2004.
In tutto 6 presenze, 0 gol (impresa ardua da centrare considerando che in quelle stesse partite i socceroos segnano 11 reti).
Sogna il Mondiale 2006: il neo ct Guus Hiddink, però, non lo convocherà mai e lo esclude dalla lista.

Geremy Lombardi, il dominicano

Se vi state chiedendo chi è, tornate indietro a un lustro fa. Talento originario della Repubblica Dominicana, ma cresciuto a Busseto (in provincia di Parma), classe 1996, velocità, rapidità e buone doti tecniche “rimpallate” da Inter e Parma nei rispettivi settori giovanili.
Gioca con l’Italia U17 di Romagnoli, Mattiello e Cerri, a Parma lo chiamavano “Figlio del Vento”, tre anni all’Inter, gioca con la Primavera crociata allenata da Hernan Crespo con buoni risultati e ottime prestazioni personali, quando viene chiamato a marzo 2015 dal ct della Repubblica Dominicana, Clemente Hernández, e sceglie di giocare per la Patria della mamma.
Debutta nella sconfitta interna per 0-3 contro Cuba, contro il Belize segna il suo primo e unico gol con la nazionale dominicana. Totale: 3 presenze, 1 gol.

Quelli che hanno detto no: da Rossi a… Dumitru

Negli anni, invece, sono stati in tanti a rifiutare le chiamate di altre selezioni nazionali per “sperare” in una chiamata in Azzurro.
Giuseppe Rossi viene convocato da Bruce Arena, ct degli Usa, per uno stage nel 2005: rifiuta e fa bene. Con l’Italia diventerà capocannoniere alle Olimpiadi di Pechino 2008, con la Nazionale maggiore disputerà 30 partite con 7 reti, farà il capitano nel 2010 ma non giocherà mai né un Mondiale né un Europeo a causa degli infortuni.

Gianluca Lapadula rifiuta nel 2016 la chiamata del Perù per la Copa America. Arriverà la chiamata in Nazionale da Ventura, ma non scenderà mai in campo.
Nicolao Dumitru, un passato con 9 presenze nel Napoli e 20 nelle selezioni giovanili azzurre, oggi al Gimnastic (serie B spagnola) avrebbe potuto scegliere tra Italia, Brasile, Svezia e Romania. Ma, escluso un corteggiamento proprio dell’U21 rumena e dopo ottime prestazioni a inizio carriera con le giovanili dell’Empoli, non si è riconfermato tra i grandi e nessuno lo ha mai chiamato.