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Come Drogba non ne fanno più

Se i ritiri dei calciatori – quelli bravi davvero – vi provocano quello strano tic alle dita per cui dovete immediatamente correre su youtube a vedere tutti i modi che hanno usato per trasformarsi da ottimi giocatori a fenomeni, non avrete potuto fare a meno di farvi la domanda che mi sono fatto io davanti a quelli di Didier Drogba, che a onor di cronaca ha detto basta al calcio nella giornata di ieri: ma questo da che pianeta è venuto? Perché oggi attaccanti così non ne esistono più.
Vedete qualsiasi video di Drogba, pure i classicissimi Gol/Skills, ed è palese quanto il calcio di oggi stia andando in un’altra direzione. O semplicemente è che non ne nascono più di giocatori come Drogba, non con una buona frequenza almeno, e dunque le squadre preferiscono cercare un altro tipo di attaccante.

C’è chi gioca con le punte piccoline per attaccare gli spazi (il City con Aguero), chi vuole solo il killer instict (l’Inter con Icardi), chi gli attaccanti che fanno entrare dentro gli esterni (il Real con Benzema, in parte il Barcellona con Suarez-Messi, ma entreremmo in un discorso troppo lontano dal corpo del pezzo), e chi gioca con un giocatore alieno (la Juve con Ronaldo, ovviamente) che è un maestro nel fare il centravanti senza fare davvero il centravanti.
Sono forse due-tre i giocatori che possono legarsi in qualcosa a Drogba (Kane e Diego Costa per il bisogno di dominare col corpo gli avversari, o Lewandowski per la capacità di calciare con grande potenza anche da fuori), ma nessuno è davvero dotato del pacchetto completo che aveva Drogba: la velocità legata a un controllo dominante del corpo, e allo stesso tempo elegante.
A Drogba non mancava davvero niente, sapeva fare tutto. Oggi ci sembra impossibile che un giocatore di stazza, con un forte utilizzo del proprio corpo, sia anche così rapido e stilisticamente consapevole.
Per semplificare il lavoro di comprensione di Drogba, abbiamo diviso alcuni dei suoi gol più belli in macro-aree:

  • Il tiro da lontanissimo. Collo pieno, potente, uno di quei tiri che anche quando non indovinava la direzione giusta, sono così forti da bucare le mani ai portieri;
  • Il colpo di testa con attacco sul primo palo. Drogba era bravissimo a colpire di testa, ma lo era in particolar modo quando c’era da attaccare il primo palo. Niente di meno che il gol in finale di Champions al Bayern, frutto di una giocata memorizzata nel sistema mentale di Drogba;
  • I gol stilosi. Per ribadire che questo suo modo energico di giocare, di combattere, di calciare, può sposarsi anche con una certa ricercatezza in alcune giocate.
  • I gol che immagina prima di farli. La carriera di Drogba è piena di gol fatti di movimenti che lui vede dal futuro. È spalle alla porta, ma quando si gira, ha perfettamente idea di come e dove calciare. Qualche esempio ci aiuterà a identificarli tutti.

Il tiro da lontanissimo

Questo tiro racchiude esattamente la concezione di calcio dalla distanza di Drogba: non si preoccupa mai di dover calciare sotto l’incrocio, ma di caricare il tiro in modo che sia il più forte possibile per battere, pur centralmente, il portiere avversario. Il gesto è un gesto che Drogba si è divertito a provare spesso in carriera, non si è mai posto dubbi sul tiro da lontano in situazioni come queste, in cui: l’altro attaccane è tra due difensori, l’esterno sinistro sembra essere chiuso nel momento in cui Drogba procede in conduzioni e l’unica soluzione alternativa sarebbe passare alla mezzala destra in mezzo a due giocatori. Effettivamente un rischio in ottica contropiede. Così Drogba, che ha questa dote nelle sue corde, ha spesso scaricato volumi altissimi di tiri in carriera, sia per le ottime possibilità di riuscita che per permettere alla sua squadra un buon riposizionamento in caso di cattivo esito. Calciare spesso è ciò che più allontana le possibilità di subire un contropiede, perché non farlo quando hai il piede di Drogba?

In questa gara con l’Everton alza la difficoltà, per due motivi: 1) gioca il tiro in seguito a uno stop di petto e a un palleggio, dunque controlla il pallone per aria, e 2)siamo 2-2 all’87, non è che ci sia proprio tanto da rischiare se a tre minuti dalla fine vuoi vincere. Ma Drogba ha consapevolezza nel suo repertorio, non procede per tentativi e sente/sa che il tiro è l’unica cosa da fare in quell’azione: riceve spalle alla porta da un prolungamento aereo (e lui sembra nato per giocare di spalle alla porta, tanto la vede lo stesso), fa un grandissimo controllo orientato con il petto e poi gli basta un leggero tocco che si trova in un secondo – davvero un secondo – con la porta di fronte. Appena gli occhi incrociano gli assi bianchi, la retina e un portiere, percepisce che è il momento di tirarla giù con brutalità. Ma la brutalità non consiste in un tiro forte e rabbioso – anche perché i replay dimostrano che più che di rabbia, lui tiri con la consapevolezza di alzare un mezzo campanile che trovi un giro ingannevole.  C’è un perverso senso di dominio in un gol del genere, una violenza alla squadra avversaria, come a dire: voi giocatevi la vostra grande partita da 2-2 contro di noi, che io posso rovinarla in questo modo qui, in qualsiasi momento.

Il colpo di testa con attacco sul primo palo

Drogba giocava meravigliosamente di testa, ma era forse il numero uno negli attacchi al primo palo: si sganciava dal centro e partiva, e i difensori lo sapevano sempre che lui lo avrebbe fatto; ma come fai a fermare uno che si smarca con quella rapidità e che sembra esser stato dotato del potere di allungare la testa, di inclinarla a suo piacimento. Quando Drogba impatta con la testa, ti sembra uno dei pochi giocatori, se non l’unico, capace di eliminare la casualità di una giocata come il colpo di testa, parecchio difficile da direzionare con estrema precisione come fa lui. Questi tre gol sono uno la fotocopia dell’altro, l’ultimo il più importante di una carriera, in finale di Champions. Quelli di prima, lo spoiler dell’amara notte del Bayern Monaco.

I gol stilosi

Personalmente è uno dei gol che preferisco di Drogba. C’è quel suo lato elegante che nell’immaginario comune un po’ si perde – nomini Drogba e forse le prime associazioni che si fanno riguardano il suo modo di farsi strada tra mille avversari con la rapidità e con l’uso delle spalle. Qui Drogba intanto è bravissimo a smarcarsi, scivolando tra due difensori, e poi fa una prodezza che fisicamente è un po’ complicata da spiegare. Alza questo pallonettino, da posizione così defilata, che ti sembra impossibile che un portiere non riesca a prenderla. E più lo riguardi e meno colpevolizzi il portiere, semplicemente perché è un gol incalcolabile, totalmente pazzo e che può saltare in testa solo a un genio.

E poi i colpi di tacco di Drogba. Anche qui c’è una sua cifra stilistica molto simile a quella del colpo di testa sul primo palo. Drogba ha una venerazione per il primo palo, era uno degli attacchi che più gli piaceva fare. Quando la palla arrivava così rasoterra, difficilmente si risparmiava dal tentare il colpo di tacco e quasi sempre con un movimento molto rapido, di prima intenzione, e che è talmente veloce che ogni tanto, dopo l’esecuzione, scivolava qualche passetto indietro di spalle, come se non riuscisse ad arrestare la corsa.
Anche qui con il Real: tacco senza esitazioni e due passetti indietro con la schiena verso la porta, e gli occhi che vedono la rete muoversi.

I gol che immagina prima di farli

Gustatevi la giocata: uno stop di petto (sempre spalle alla porta, figuriamoci), il pallone fatto rimbalzare una volta per meno di un secondo e il tiro. Slap. Porta spaccata, Reina pietrificato. Quand’è che Drogba legge l’azione? Quando decide di calciare non appena il pallone tocca terra. Nell’attimo in cui portiere e difensore vedono la palla poggiarsi a terra, sentono di potersi rilassare- forse pensano che una volta messo giù proverà a sfidare i difensori, ad aggiustarsi la palla per tirare – e invece lui no, sfrutta quel momento di esitazione per trasformare il piccolo rimbalzo in un appoggio che serve a calciare la solita bomba.

 

Anche qui con il Barcellona il sintomo di una visione: è marcato a zona, e solo quando gli viene passato il pallone in sponda, un difensore lo aggredisce. Lui se la porta avanti con il petto e con quel solo movimento fa fuori il diretto interessato. E a quel punto in un attimo è davanti alla porta, ma quando la colpisce con il petto lui già lo sa dove finirà l’azione. Come finirà. Di solito finisce con Drogba che tiene tese le braccia e va a esultare con i suoi tifosi. Da oggi non sarà più così, ma venti anni di carriera del genere non si dimenticano.

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