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Da Scala alla Scala (del calcio), il Parma tra scalate e sogni europei

La scalata dalla serie C alla serie A, le imprese europee, il crac Parmalat e il flop Ghirardi, la risalita dalla serie D alla serie A. E il sogno europeo del nuovo Parma.

Sulla via Emilia, all’altezza di Parma, devono aver sviluppato evidentemente una certa attitudine alla resilienza. Dicasi nel mondo del management: capacità intrinseca di un sistema di modificare il proprio funzionamento prima, durante e in seguito ad un cambiamento o ad una perturbazione, in modo da poter continuare le operazioni necessarie sia in condizioni previste che in condizioni impreviste. Dicasi in psicologia: la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. A Parma devono aver sviluppato una sorta di capacità di gruppo. Dicasi nel calcio: capacità di risalire lì dove una squadra, una città merita o ha meritato di stare.

 

IL CRAC PARMALAT, IL FLOP GHIRARDI, IL TOP GERVINHO

Negli anni Ottanta il Parma Calcio era in serie C, allenato da un giovanissimo Arrigo Sacchi e accostato anche cinematograficamente alla figura di Oronzo Canà. A fine anni Ottanta supera la scomparsa prematura di Ernesto Ceresini, presidente illuminato e indimenticato, cogliendo la prima storica promozione in Serie A. Quattro anni più tardi conquista il suo primo trofeo europeo sotto la guida della presidenza Tanzi. Negli anni Duemila passa attraverso il crac Parmalat e il flop Ghirardi. A luglio 2015, dopo il fallimento, nasce la SSD Parma Calcio e la squadra diventa la prima in Italia a conquistare la tripla promozione. In tre anni dalla D alla A. Alti e bassi da far tremare chiunque, ma non chi ha sviluppato resilienza. Ne avrà in abbondanza anche Roberto D’Aversa: da allenatore del Parma, due promozioni, 85 partite, 44 vittorie e un saldo positivo che resiste anche in Serie A. Tanto da portare i ducali in zona Europa League. Con le giocate di Gervinho, l’esperienza di Bruno Alves, l’impianto tattico serissimo e tanti giovani interessanti. Venti punti, sesto posto in classifica, un passo avanti a Roma, Atalanta, Fiorentina e Torino e la sfida con il Milan all’orizzonte. Parma continua a sognare in grande. Come la metà degli anni Novanta quando l’Europa era casa sua.

 

IL SINDACO E LA FILASTROCCA

Il Parma di Nevio Scala, nei primi anni Novanta, quello che entra per primo nella storia, è una filastrocca: Taffarel in porta, Benarrivo a destra, Di Chiara a sinistra, Apolloni, Minotti e Grun centrali, Osio, Zoratto e Cuoghi a centrocampo, Melli e Brolin in attacco. Uniche declinazioni: Ballotta in porta e poi Asprilla, Pizzi e Pin a rinforzare i ranghi.
Alessandro Melli è protagonista fin dalla Serie C, Lorenzo Minotti, Luigi Apolloni e Daniele Zoratto arrivano a Parma nel secondo e nel terzo anno di Serie B. Marco Osio traccia tutto il periodo: segna alla Reggiana nel giorno della prima storica promozione in Serie A nel 1990, segna alla Juventus nella finale di ritorno che vale la prima Coppa Italia nel 1992, suo l’assist fantastico a Melli nel momento più difficile della finale di Coppa delle Coppe vinta nel 1993 a Londra contro l’Aversa.

Giocava col 9, aveva piedi da 10, carattere da Toro (i granata lo avevano lanciato tra i grandi), look da rockstar. I tifosi del Parma sono stanchi delle promesse non mantenute dai politici sulla questione stadio e lo candidano: Osio Sindaco. Entrerà così per sempre nella storia dei ducali (e non solo) da primo cittadino. Così come sarà il primo calciatore italiano ad andare a giocare in Brasile, nel Palmeiras.

 

ASPRILLA, CAPRIOLE IN CAMPO E FUORI

Sempre dal Sudamerica nell’anno della Coppa delle Coppe era arrivato il colombiano Faustino Hernan Asprilla Hinestroza, per tutti semplicemente Tino. Uno di quei bomber tipici degli anni Novanta, capriole ad ogni gol. Una storia al giorno fin dal suo arrivo in Europa: i viaggi in Colombia verso il suo ranch di Tuluà, una copertina all naked per una rivista colombiana, un fermo e sette mesi con la condizionale per due pistole ritrovate in auto, un tot di risse in pubblico. Segnerà 150 gol in carriera, ma alcuni con la maglia del Parma sono indimenticabili. Quello al Milan nella stagione 1992-1993 che interrompe la striscia di 58 risultati utili dei rossoneri lo ricorda con più piacere degli altri.

C’è nella Coppa Coppe del 1993, è in campo in entrambi le finali con il Milan per la Supercoppa Europea vinta nel 1994 e con la Juventus per la Coppa Uefa del 1995 (quelle decise da un doppio gol di Dino Baggio), entra all’85’ (e rimedia un’ammonizione dopo cinque minuti) anche con il Marsiglia per la Coppa Uefa del 1999 a Mosca.

Nelle quattro vittorie europee del Parma lui c’è stato, nella storia dei ducali non può non esserci.

 

IL RICAMO DI VALDANITO

Gli anni di Scala sono forse irraggiungibili per storie e aneddoti. Da Taffarel a Ballotta, da Melli a Brolin, da Zola al pacchetto arretrato che negli anni si arricchirà anche degli arrivi di Sensini e di Couto. Ma il “secondo” Parma di Tanzi, fallimento a parte, resta uno dei frutti più belli del calcio italiano. L’acquisto di Hristo Stoichkov (pallone d’oro e capocannoniere dei mondiali nel 1994), anche per ragioni commerciali legati al brand Parmalat negli Stati Uniti, l’esordio di Gigi Buffon, l’affermazioni di campioni del calibro di Thuram, Cannavaro, Zè Maria, Crespo, Chiesa e Veron.

Il 1999, con Alberto Malesani in panchina, è ricco anche di successi: la Coppa Italia, la successiva Supercoppa Italiana e la Coppa Uefa. L’ultima edizione vinta da una squadra italiana, l’ultima a vedere una italiana almeno in finale (la stessa edizione che vide la cavalcata incredibile del Bologna dall’Intertoto alla semifinale). La firmano al Luzhniki di Mosca Chiesa, Crespo e Vanoli: Olympique Marsiglia affondata.

E il cammino che porta i ducali fino alla coppa lo firma Hernan “Valdanito” Crespo, oggi ambasciatore del Parma nel mondo. Alla sua maniera: assist di tacco a Boghossian nei 32esimi contro il Fenerbahce, gol di tacco all’andata e doppietta al ritorno nei quarti contro il Bordeaux, gol in semifinale all’Atletico Madrid (nel mentre Chiesa disegnava così facilmente eurogol che l’avrebbero aiutato a diventare il miglior marcatore di quella Coppa Uefa), gol di rapina sbeffeggiando Blanc in finale. Olè.

 

IL PARMA IN EUROPA

Il Parma ha partecipato a 15 coppe europee, vincendone 3 (16 e 4 Supercoppa compresa). Nona tra le squadre italiane per numero di partecipazioni, ottava per gare giocate. Ha un primato di 14 stagioni consecutive in Europa (meglio solo Juve, Inter e Milan).

Tra le squadre europee è 16esima per vittorie (la quarta in Italia, meglio solo le solite tre). Per dire, ha vinto più volte di Borussia Dortmund, Paris Saint Germain, Arsenal, Manchester City e tante altre belle realtà, anche molto più presenti.

Numeri che descrivono abbastanza bene quanto la casa del Parma sia anche l’Europa. E, ora, magari si torna a sognare in grande. Dopo i fallimenti e dopo la serie D, dalla serie C alla Coppa Uefa, da Scala alla Scala (intesa come San Siro). Sempre sul filo dell’energia e della capacità di parare i colpi più duri e di tornare lì dove merita (e ha meritato) di stare.