Schwoch, l’altoatesino che conquistò Napoli

Fine anni 90, maglia del Napoli sponsorizzata Peroni, capelli lunghi tenuti da una fascetta, fisico brevilineo. Qualsiasi appassionato di calcio ha già capito che stiamo parlando di Stefan Schwoch, iconico bomber di razza che ha segnato gol a raffica ovunque abbia giocato. Quasi sempre idolo di provincia, ma in grado di lasciare un ricordo indelebile anche in una piazza grande ed esigente come quella partenopea. Giocatore spettacolare, elegante e con una tecnica superiore alla media degli attaccanti: finte mai banali, tocchi felpati e finalizzazioni chirurgiche erano all’ordine del giorno. Dotato di un gran controllo di palla, ma anche di una calma serafica che lo faceva quasi apparire svagato in certi momenti della partita.

LA GAVETTA DI SCHWOCH

Nato a Bolzano nel 1969, di origini polacche da parte di padre, il diciottenne Stefan Schwoch inizia la sua carriera calcistica in Interregionale, prima con il Passirio Merano e poi con la Benacense. La prima esperienza in un campionato professionistico è nel 1989 con la Spal in C2, dove viene spesso impiegato da esterno. L’esplosione arriva nelle due stagioni successive, quando mette a segno 30 reti con la maglia del Crevalcore. Da questo momento in poi, il rapporto fra Schwoch e il gol sarà indissolubile. Nessuno regala nulla a Stefan, e la strada per emergere è ancora lunga e difficile. In quarta serie realizza 19 centri a Pavia e Livorno, guadagnandosi la chiamata dal Ravenna in C1. Che il bomber altoatesino ripaga con gli interessi: 21 reti in 33 partite e, finalmente, nel 1995 giunge l’agognata serie B.

LA CONSACRAZIONE

Il campionato cadetto si rivela l’habitat naturale di Stefan Schwoch. Dopo un’altra stagione positiva in Romagna, l’attaccante si trasferisce al Venezia di Walter Novellino (già suo allenatore a Ravenna) dove, a suon di gol, trascina i lagunari ad una storica promozione in serie A. Il campionato 1998-1999, incredibile da vero, è il primo e unico mai disputato da Schwoch nella massima serie. Davvero assurdo, per uno con le sue qualità. Alla soglia dei 30 anni, nella finestra di mercato di gennaio arriva l’offerta irrinunciabile del Napoli.

IDILLIO ALL’OMBRA DEL VESUVIO

Sono anni difficili per la società del presidente Ferlaino, dopo i fasti dell’era Maradona. Retrocesso in serie B e in piena crisi economica, il club cerca faticosamente di risalire nel calcio che conta. La squadra guidata da Renzo Ulivieri delude le aspettative, nonostante l’innesto di Schwoch che realizza 6 gol e si lascia apprezzare dal pubblico di casa per impegno e qualità delle giocate. Ma è soprattutto il campionato successivo a rimanere nel cuore dei tifosi del Napoli: per la terza volta pochi anni, le strade di Novellino e Schwoch si incrociano e l’attaccante di Bolzano trascina la squadra partenopea alla promozione in A con 22 gol in 35 partite, record assoluto che verrà battuto solo in seguito da fenomeni come Cavani e Higuain. Tra Stefan e la città di Napoli sboccia un amore tanto bello quanto imprevedibile: i sostenitori azzurri gli dedicano la canzone “Napoli mia Napoli” (cantata da Schwoch in persona!), il soprannome di Sansone e addirittura un documentario intitolato “Treno ad alta velocità”. Sansone, a tutti gli effetti, può essere considerato il primo scugnizzo altoatesino della storia.

LA DOLOROSA CESSIONE E IL REGNO VICENTINO

Chi si aspetta di vedere il bomber protagonista anche in serie A con la maglia del Napoli, sbaglia clamorosamente. In società subentra Giorgio Corbelli che, a sorpresa, decide di rivoluzionare squadra e dirigenza. Stefan Schwoch, tra l’incredulità e la rabbia dei tifosi, viene ceduto al Torino, appena retrocesso in B. Con i granata le cose non vanno benissimo: spesso relegato in panchina da Marco Ferrante, Schwoch trova comunque il modo di realizzare 8 reti in campionato e altrettante in Coppa Italia. A fine stagione si trasferisce al Vicenza, e qui, dopo aver vestito 10 casacche diverse in 14 anni, trova l’ambiente ideale per sistemarsi. In Veneto, infatti, Stefan gioca ancora per sette anni, mettendo a segno altri 74 gol. Si ritira nel 2008 con un bilancio stratosferic0: 240 sigilli in carriera, di cui 135 in serie B (record assoluto della categoria). Oggi Schwoch, dopo un’esperienza da direttore sportivo del Vicenza e da consulente del Napoli femminile, è apprezzato commentatore televisivo. Ma a noi piace ricordarlo in versione goleador implacabile, capace di segnare a qualsiasi avversario.

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