Una telenovela argentina chiamata Copa Libertadores

Ci risiamo, mettete sul fuoco i pop corn perché stiamo per assistere a un nuovo episodio della lunga telenovela tutta argentina chiamata “Copa Libertadores”.

Il fútbol è qualcosa di unico, una religione laica nata differente, un modo di vivere più che uno sport. La Copa Libertadores è prestigio e orgoglio, è un trofeo povero economicamente, basti pensare che la differenza di premio con la cugina europea Champions League ha un rapporto di 1:10, ma ai sudamericani non importa. In Europa si va per soldi, in Sudamerica si resta per il fútbol. Ecco perché River-Boca non è una partita ma uno stato d’animo, un modo di vivere, un albero a cui non si può togliere la terra.

Nelle puntate precedenti

Il nubifragio all’andata e il primo rinvio alla Bombonera. I disordini fuori lo stadio, l’attacco al pullman del Boca e il rinvio al Monumental. Il Superclásico della discordia sarà assegnato a tavolino? Si giocherà? A porte chiuse? In un altro stadio? Addirittura in un altro continente? Sembrava tutto un meme e invece no, la follia è diventata realtà, perché dopo aver preso in carico le candidature di Asuncion (Paraguay), Doha (Qatar), Belo Horizonte (Brasile), Miami (Stati Uniti) e Genova, la Conmebol ha scelto il Santiago Bernabeu di Madrid come teatro per una partita che di finale ormai ha solo il nome.

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Ci sarà un lieto fine?

«È incomprensibile che il più importante classico del calcio argentino non possa svolgersi normalmente nello stesso paese che ospita un G20. Il calcio argentino nel suo insieme e l’Associazione calcistica argentina (AFA) non possono e non devono permettere a un gruppo di violenti di ostacolare il disputarsi del Superclásico nel nostro paese».


Gli argentini non vogliono giocare la Libertadores nella terra dei conquistadores.
Il River non vuole andare a Madrid e spiega le ragioni del ricorso direttamente con un comunicato stampa, lo fa a modo suo anche il Boca. Lo fanno i giocatori, i tifosi, i sudamericani, tutti quelli che amano il fútbol.

Giocare un Boca vs River fuori dal Sudamerica è la vergogna più grande che ho visto e che vedrò mai come giocatore di calcio –  Dani Alves

Il 9 dicembre a Madrid (forse) qualcuno alzerà una coppa al cielo e quando quel qualcuno guarderà in alto per ringraziare le stelle capirà che quello non è il cielo di Buenos Aires, capirà che quella finale, nonostante la vittoria, è una finale persa e che quella religione laica che tanto si differenziava dal football inglese arrivato in Argentina per conquistare tutti alla fine (forse) ci è riuscito.

 

 

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