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Sliskovic, genio e sregolatezza

Blaz Sliskovic è stato il prototipo del calciatore jugoslavo: talento cristallino ma incostante in campo, vizioso e irriverente fuori

Il Maradona dei Balcani. Basta questa definizione, tanto impegnativa quanto verosimile, per inquadrare il personaggio Blaz Sliskovic, genio e sregolatezza allo stato puro. Il profeta Giovanni Galeone, profondo conoscitore del calcio, disse di lui: “Oggi, con un procuratore dietro le spalle, si giocherebbe il pallone d’oro“.

 

Sliskovic rispecchia alla perfezione tutti i luoghi comuni del giocatore jugoslavo: talento cristallino ma incostante in campo, turbolento e vizioso fuori. Le donne, il fumo e l’alcol sono le costanti della sua vita extracalcistica, e lo fanno ricordare come una sorta di George Best balcanico. Dopo gli inizi in patria con il Velez Mostar, la squadra della sua città natale, Blaz è già nel giro della nazionale e nel 1980, a soli 20 anni, è protagonista di una partita straordinaria proprio contro gli azzurri, che subiscono 5 reti (2 di Sliskovic) dalla selezione olimpica jugoslava. In seguito si trasferisce nel più blasonato Hajduk Spalato, dove rimane per cinque stagioni. E dove alimenta la sua leggenda, perdendo un’intera stagione per una fuga d’amore con una ginnasta sovietica.

L’Italia è evidentemente nel suo destino: nel 1985 incontra il Torino in Coppa Uefa, segnando sia all’andata che al ritorno. Il calcio di punizione, con cui trafigge il portiere granata Martina da distanza siderale, è uno dei gol più belli della sua carriera. Giovanni Galeone si innamora di lui e, 2 anni più tardi, convince il presidente del Pescara Sibilia a ingaggiarlo dall’Olympique Marsiglia dove, nel frattempo, si era trasferito. 

Junior, Bergodi e Sliskovic ai tempi del Pescara

Tra Sliskovic e Pescara è amore a prima vista. Il talento bosniaco delizia i suoi tifosi con giocate di classe sopraffina e si integra alla perfezione nel meccanismo perfetto messo in piedi dal profeta della zona Galeone, che può annoverare anche un altro straordinario calciatore come il brasiliano Junior. I biancazzurri disputano un campionato indimenticabile, giocando a detta di tutti il miglior calcio del torneo. Una partita su tutte: il leggendario esordio in campionato a San Siro contro l’Inter di Trapattoni, in cui il Pescara si impone per 2-0. Sliskovic segna il rigore che chiude il match: a fine stagione, saranno 8 le reti siglate in 23 partite.

Sliskovic, sulle rive dell’Adriatico, diventa un’autentica icona. Sia per quel look inconfondibile con i baffoni, che per le notizie (vere e presunte) sulla sua condotta di vita al di fuori del terreno di gioco. Due pacchetti di sigarette al giorno, decine di caffè, alcolici, donne, viaggi improvvisi in Jugoslavia per riassaporare l’aria (e il cibo) di casa. Sliskovic è quanto di più lontano da un serio calciatore professionista, ma Galeone e i tifosi del Pescara gli perdonano tutto perchè in campo Blaz regala solo il suo meraviglioso talento.

A fine stagione torna in Francia, ma da questo momento in poi la sua carriera è solo un solo un lento declino fino al ritiro, che avviene nel 1998. Con un breve e infelice ritorno a Pescara nel 1992, quando Sliskovic ha ben altre preoccupazioni: la guerra, infatti, sta dilaniando il suo paese. In seguito diventa allenatore giramondo: dopo aver guidato la nazionale bosniaca dal 2002 al 2006, colleziona esperienze in Albania, Romania, Libano e Cina. Ma a noi piace ricordare Blaz Sliskovic in versione genio e sregolatezza: capace di qualsiasi prodezza in campo, vizioso e irriverente fuori.