Il ritorno di Nasri, l’enfant prodige

Trattative, ingaggi, nuove maglie, accordi e contratti da siglare. Succede di tutto nelle settimane del calciomercato di gennaio. Si costruisce la squadra del futuro con acquisti che arriveranno solo a giugno, si sistemano problemi impellenti e attuali con giocatori da presentare subito. Magari in prestito, magari svincolati. Ci sono anche nomi importanti tra i calciatori senza contratto, tra quelli che devono rilanciare la propria carriera dopo qualche mese di attività.
Nelle settimane che riconsegneranno al calcio giocato Pepe (35 anni, difensore portoghese ruvido, un titolo di Campione d’Europa nel 2016 e qualche fallaccio indimenticabile, ha firmato con il Porto fino al 2021!), la Premier League torna ad abbracciare Samir Nasri, 31 anni, fantasista francese, che all’alba del 2019 ha firmato un nuovo contratto e ha già esordito con il West Ham.

SI RIPARTE DALL’INGEGNERE

Se hai una carriera da ricostruire, dopo averla distrutta tra prestazioni troppo discontinue, qualche infortunio e un caso doping, è necessario ripartire da un Ingegnere. E così Nasri riparte da Manuel Pellegrini, l’Ingegnere appunto, tecnico cileno oggi al West Ham. I due hanno lavorato assieme dal 2013 al 2016 al Manchester City, l’ultima delle esperienze positive del francese: 176 presenze (con nessuna squadra ha giocato più volte), 27 reti in tutte le competizione e un biennio, il 2014-2015, da ricordare con la vittoria del campionato e della Coppa di Lega e due eliminazioni agli ottavi in Champions. Nasri gioca (quasi sempre largo sulle fasce) e segna spesso. E spesso gol decisivi (come nel successo che regala la Premier e nella finale di Coppa) e bellissimi (come quello che a dicembre 2014 elimina la Roma all’Olimpico dalla Champions).

PIÙ DI UNA SPERANZA

Per raccontare della carriera di Nasri è necessario partire dal luogo di nascita, la tormentata Marsiglia. Bisogna partire dalla famiglia, francese di origini algerine, dai suoi primi campi di calcio, per strada (dove viene notato subito, già a 9 anni, dal Marsiglia).
Raccontando di Nasri non si può sorvolare sulla passione per le donne. Tante e tutte belle. Raccontando di Nasri, insomma, non si può non dire di un talento che valeva più di una speranza. Per i francesi e non solo.

Per raccontare della carriera di Nasri, però, bisogna anche partire dall’eliminazione della Francia ai mondiali del 2002. Fuori al primo turno con Danimarca e Senegal, senza mai vincere, senza mai segnare. La caduta degli dei. A dare nuovo slancio al calcio francese sono gli Europei U17 del 2004, vinti dalla Francia della “generazione ‘87”. Ben Arfa, Benzema e, soprattutto Nasri. Si accendono così riflettori e aspettative sul talentino di Marsiglia che poche settimane dopo esordirà proprio con l’OM da minorenne. Quattro anni con l’Olympique, il paragone con Zidane (anche lui nel frattempo “franato” a Berlino nel 2006 sul petto di Materazzi), le attese che salgono e i primi inciampi. Se con la nazionale le soddisfazioni saranno poche, in Francia vincerà praticamente nulla. Tanto da accettare la proposta di un nuovo padre. Oltremanica.

DAI GUNNERS, DA WENGER

È Arsene Wenger ad accoglierlo a Londra. L’allenatore che forse più lo ha coccolato, nella squadra, l’Arsenal, che forse è stata più adatta alle sue caratteristiche. Tre anni: l’esordio da urlo con il gol vittoria in Premier e una rete in Champions già ad agosto contro il Twente in una buona prima stagione. Ma anche il dualismo con Fabregas e il rapporto con i tifosi che inizia a logorarsi. L’infortunio nella seconda annata e una terza stagione da top player mascherano i problemi e anzi attirano Mancini che decide di portarlo al City per quasi 28 milioni di euro. Vince la Premier già nel 2012.

ADIEU BLEUS

Proprio il 2012 è, assieme al 2014, uno degli anni più importanti della carriera di Nasri. Il campionato, un altro titolo in Inghilterra e la Nazionale. Un nuovo splendido rapporto con i Blues: 13 presenze, due gol pesantissimi agli Europei e poi una sfuriata con la stampa francese dopo l’eliminazione ai quarti. Diable. Sarà squalificato dalla Federazione. Tornerà nel 2013, ma poca roba. Nel 2015 dirà alla televisione francese, commentando il suo rapporto con la Nazionale: “Non sono un santo, ma non sono nemmeno il diavolo”. Non è stata solo colpa mia, però a volte posso essere stato “a petit con”. Un piccolo monello, un bambino che non ascolta mai.

DIECI VOLTE TANTO

Dall’inizio della stagione 2015, però, la sua carriera è costantemente in discesa: gli arrivi di De Bruyne e Sterling (140 milioni di euro in due) gli tolgono campo e aria al City, la stagione al Siviglia è buona ma non cancella le intemperanze (la testata a Vardy in Champions ne è l’esempio) e non convince gli spagnoli a pagare il riscatto. Guardiola non lo vuole, vola in Turchia dove firma un biennale ma rescinde dopo sei mesi.

Uno come lui, con il suo tocco di palla e con la sua classe, può ottenere in carriera dieci volte tanto quello che ha ottenuto Samir Nasri, da Marsiglia, il più brillante della “generazione ‘87”. Altro che piccolo monello. Dieci volte tanto come la dose di quel trattamento forse pure legale (un’autotrasfusione consentita per 50 ml ogni 6 ore non per 500 ml tutti assieme). Sei mesi prima, diciotto dopo: la squalifica per doping sembrava aver messo fine alla sua carriera. Almeno fino ai 58 minuti messi assieme con la maglia del West Ham nel suo nuovo esordio in FA Cup. Vittoria per 2-0 sul West Bromwich. Esordio che ha impressionato tutti per ordine e diligenza. Capello di nuovo nero dopo il biondo platino delle ultime esperienze, ma sarà ancora la testa a fare la differenza. Questa volta con meno tempo a disposizione.

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