Phil Masinga e la maledizione del suo Bari

La scomparsa prematura di Phil Masinga è stata un inaspettato colpo al cuore per una generazione intera di appassionati del football. Uomo simbolo del calcio sudafricano, seppe conquistare anche i tifosi italiani e inglesi non solo con i gol ma anche con una naturale empatia, i modi gentili, il sorriso, l’educazione. Un autentico gentleman, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

In patria Phil Masinga è, senza giri di parole, una divinità. La rete realizzata a Johannesburg il 16 agosto 1997 davanti a Nelson Mandela, un capolavoro balistico da 30 metri, consentì ai Bafana Bafana la prima storica qualificazione ai Mondiali. Ma anche i gol realizzati nel nostro paese, prima in B a Salerno e poi in serie A con la maglia del Bari, furono quasi sempre decisivi per conquistare insperate salvezze.

Stiamo parlando del Bari di Eugenio Fascetti, una squadra che seppe rimanere nel massimo campionato per 4 stagioni consecutive facendosi apprezzare per la forza del gruppo, più che per le qualità tecniche dei singoli interpreti. Un collettivo straordinario, che realizzò alcune imprese celebri come, ad esempio, il doppio successo a San Siro contro l’Inter di Ronaldo. Giocando un calcio solo all’apparenza antico, ma incredibilmente dinamico ed efficace.

Nel giorno in cui il calcio a Bari compie 111 anni di vita, c’è una partita in particolare che riaffiora alla memoria con il suo carico di amara nostalgia. Il 2 novembre 1997 i biancorossi battono in trasferta l’Empoli di Luciano Spalletti per 3-2: i gol sono realizzati da Phil Masinga (doppietta) e Klas Ingesson, mentre nel finale il risultato viene blindato dalle grandi parate di Franco Mancini. Tre giocatori di indiscutibile valore ma, soprattutto, tre grandi uomini con dei valori importanti anche al di fuori del rettangolo di gioco.

L’esultanza di Masinga dopo un gol decisivo contro il Milan

Indipendentemente dalla propria fede calcistica, è impossibile non emozionarsi pensando che questi ragazzi non ci siano più. Fa veramente male pensare a quanto il destino sia stato beffardo per loro, quasi una maledizione per i 3 più importanti protagonisti di quel Bari che si faceva apprezzare da tutti, anche dagli avversari più acerrimi. Ingesson, Mancini e Masinga ci hanno lasciato troppo presto, insieme alla malinconia per un calcio più romantico e meno legato al denaro. In cui contava più il valore degli uomini, che le risorse economiche dei club. Ovunque voi siate, sappiate che non vi dimenticheremo mai e ci piace immaginarvi ancora così, in campo a festeggiare dopo un gol.

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