Maturità, t’avessi preso prima: Scuffet, il no all’Atletico Madrid e la ripartenza dal Kasimpasa

Simone Scuffet e Gianluigi Buffon al termine di una partita tra Udinese e Juventus (Twitter)

“Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza”. E ancora: “Maturità, t’avessi preso prima”. Chissà se Simone Scuffet è un fan o meno di Antonello Venditti. Di certo, il portiere 22enne che a inizio carriera tanti designavano come erede di Gigi Buffon non avrà potuto fare a meno di ripensare a quel “no” all’Atletico Madrid, pronunciato appena maggiorenne nell’estate 2014 e autentico spartiacque di una carriera fatta sin qui di tante promesse e poche parate deluxe sul campo.

Da Udine a Kasimpasa, senza volo diretto per Madrid

Cosa è successo a questo portiere nato il 31 maggio 1996, passato dalla difesa da titolare dei pali dell’Udinese alla panchina ai vari Musso, Bizzarri e Karnezis, fino all’addio in direzione Turchia, sponda Kasimpasa? E’ lì, nel club con sede a Istanbul e allenato da Mustafa Denizli, che oggi occupa a sorpresa il secondo posto in classifica della Super Liga, che Scuffet giocherà in prestito fino al 30 giugno 2019, difendendo il secondo posto alla pari con Trabzonspor, Malatyaspor e Galatasaray e alle spalle del lanciatissimo Basaksehir delle vecchie conoscenze friulane Inler e Bajic. Quando si è presentato in Serie A nel 2014 Scuffet ha sbalordito per esplosività e riflessi. Negli occhi di tutti è rimasto ancora il miracoloso pareggio per 0-0 raggiunto dall’Udinese a San Siro contro l’Inter, mentre il grande problema di questo portiere, nonostante l’altezza (193 centimetri) sono sempre state le uscite alte. Un’altalena di giudizi troppo grande ha fatto il resto, con al centro degli equivoci quel “no” all’Atletico Madrid. Estate 2014, i Colchoneros lo hanno seguito per diverse partite in Serie A (saranno 16 in quella stagione) e bussano alle porte della famiglia Pozzo. Tutto ok, si parte. Anzi no: la famiglia suggerisce a Simone, abile studente, che è meglio finire gli studi prima di spostarsi all’estero: lui non si oppone, rinunciando a un quinquennale in una delle squadre più prestigiose del mondo. E, anche se ancora non lo sapeva, marchiando la sua carriera.

Simone Scuffet nell’Udinese 2018/2019 (Getty)

Via Guidolin: l’inizio della discesa

Buona parte della carriera di Scuffet è merito della fiducia di Francesco Guidolin. Un allenatore abituato a lavorare con i giovani e farli pedalare, e non solo per la sua passione per la bicicletta. Era stato Guidolin a lanciarlo al Dall’Ara di Bologna, ancora minorenne. Una volta via Guidolin, nell’estate 2014, anche la storia di Scuffet è cambiata: Andrea Stramaccioni, subentrato in panchina, ben presto lo ha relegato in panchina a favore di Karnezis. Scelta del tecnico romano ex Inter o condiviso con la società bianconera? Il mistero ha continuato a serpeggiare nelle stanze dei bottoni del calcio italiano per lungo tempo. Fatto che Scuffet, tra campionato e Coppa Italia, mette in fila nella stagione 2014/2015 solamente 6 presenze. Prestazioni sempre più incerte, fino prestito in Serie B con il Como, neopromosso e retrocesso già al termine della stagione 2015/2016

Simone Scuffet e una carriera di alti e bassi (Lapresse)

Iyi şanslar, Simone

Meglio fare subito amicizia con il turco. “Iyi şanslar” altro non è che il nostro “in bocca al lupo”. Scuffet ne ha bisogno per i sei mesi al Kasimpasa. Ripartendo da Istanbul. Più distante da Udine di Madrid, la meta negata dagli esami, per raggiungere la maturità. Non sui libri, ma sul campo. L’esordio in partite ufficiali, fissato per la giornata di giovedì 17 gennaio, nella gara di Coppa contro l’Alanyaspor, è saltato per ragioni burocratiche. Ora tocca a Simone uscire dall’orbita societaria per resettare il contesto mentale. E dimostrare che quegli elogi sperticati di inizio carriera non era affrettati.

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