Marco e Amato, eroi per un giorno: come è stato salvato Scavone

Uno si chiama Marco, ha 30 anni ed è nato a Cagliari. L’altro è Amato, 25 anni, romano. Uno veste giallorosso, l’altro in bianconero. Uno gioca nel Lecce, l’altro nell’Ascoli. Ieri sera erano avversari. O meglio, lo sono stati solo per 4 secondi. Quelli trascorsi tra il fischio d’inizio dell’arbitro e il durissimo impatto alla testa che ha visto protagonista Manuel Scavone e ha portato all’interruzione di Lecce-Ascoli, anticipo della 22^ giornata di Serie B. Dal momento del violentissimo colpo che ha causato la perdita di conoscenza da parte di Scavone e dato vita a immagini scioccanti, Mancosu e Ciceretti hanno vestito una sola maglia. Quella del genere umano, della legittima preoccupazione, della necessaria reazione.

Freddezza e corsa per il gol più bello

Fondamentale è stato il loro tempismo. Freddezza da numeri 10, come la porzione di campo che ricoprono. Questa volta, però, non c’è stato bisogno di inventare nulla: è servita estrema concretezza. Quella che Mancosu e Ciciretti hanno avuto, salvando Scavone il cui battito cardiaco era addirittura sceso a 20. I due calciatori hanno provveduto a sollevare la testa del centrocampista del Lecce ed estrarre la sua lingua evitando che si attorcigliasse all’imbocco dell’esofago. Il gol più bello della loro carriera, avvalorato dal massaggio cardiaco praticato dallo staff sanitario salvandogli praticamente la vita. Scavone ha ripreso conoscenza prima di lasciare il campo trasportato da un’ambulanza, entrata sul terreno di gioco dopo circa tre minuti dall’incidente grazie al varco aperto da alcuni calciatori del Lecce tra i cartelloni pubblicitari. Anche in questo caso a lanciare l’allarme per primo è stato Mancosu: il capitano giallorosso si è accorto del pericolo corso dal suo compagno di squadra e anche della difficoltà dell’ambulanza del 118 di raggiungerlo in campo dato che si trovava lungo la pista di atletica sotto la Curva Sud e l’accesso al campo era chiuso dai tabelloni pubblicitari a led complicati da rimuovere in poco tempo. Così si è diretto verso i cartelloni alla destra della porta, perché quella zona è l’unica coperta lungo il perimetro dai cartelloni rimovibili, poi sono arrivati altri compagni e altri colleghi dell’Ascoli a dargli una mano. Un altro spot all’insegna del fair play, e soprattutto dell’umanità.

Giacomo Beretta e Manuel Scavone

Beretta e il selfie dopo la grande paura

Un gesto bellissimo che valeva la pena ricordare in una serata che con il calcio, purtroppo ha avuto poco a che fare. Trasportato all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, Scavone è stato sottoposto a tutti gli accertamenti del caso: le diverse TAC (cranio, cervicale e torace) hanno fortunatamente dato tutte esito negativo e il ragazzo è stato dichiarato fuori pericolo.”Poiché il paziente ha perso conoscenza, i medici del Pronto Soccorso, d’intesa con il neurochirurgo di turno, hanno deciso il ricovero precauzionale in Neurochirugia, dove sarà tenuto in osservazione per almeno 24 ore”, si legge nel comunicato diramato dall’ASL di Lecce nella tarda serata di venerdì. E Giacomo Beretta, centravanti dell’Ascoli e involontario protagonista del grande spavento corso al Via del Mare a causa di quella zuccata involontaria con Scavone? Questa mattina ha fatto visita al suo ex compagno di squadra nella Pro Vercelli in ospedale. Il loro sorriso è il modo più bello per archiviare una notte di paura e tensione. Nella quale Mancosu e Ciciretti sanno di aver realizzato il gol più importante delle loro carriere.

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