Il paradiso del calcio di Maradona: ecco i top 23 dell’epoca del Pibe

Di liste che mettono in fila (o insieme) i giocatori più forti della storia ce ne sono eccome. Ci ha provato perfino il governo del calcio con la FIFA 100 nel 2004 con l’elenco dei 125 calciatori (123 uomini e due donne) più forti viventi al momento della stesura (50 in attività e 75 ritirati). Redazione Fifa, supervisione a firma Edson Arantes do Nascimento, Pelé. I ballottaggi sono all’ordine del giorno: Messi o Cristiano Ronaldo, Pelé o Maradona, Mazzola o Rivera nella staffetta italica. A tutti questi, ieri, attraverso il profilo Instagram si è aggiunto nientepopodimenoche Diego Armando Maradona.

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Mario, cosa dici?

“La differenza tra Maradona e Messi? Leo ha dovuto spodestare Ronaldinho e poi vedersela con Cristiano Ronaldo mentre Diego non aveva rivali“. Sono state le dichiarazioni di Mario Kempes, uno dei campioni del mondo argentini (ma nel 1978) a solleticare il desiderio di collage di Maradona. I due spesso si sono stuzzicati a distanza. Ma Diego non ha dimenticato di inserire tra i top 23 anche uno dei più forti attaccanti argentini di sempre.

Accanto a me, in prima fila

Karl Heinz Rumenigge, Michel Platini e Zico: il meglio del calcio europeo e mondiale con gli ultimi due piazzati proprio accanto a Maradona. In prima fila anche Kevin Keegan. Nel 1980 quando l’Argentina giocò (e perse) a Londra con gli inglesi, i tabloid esaltarono Diego scrivendo “che era il nuovo Keegan”. Forse la costruzione del collage non è stata poi così casuale.

La coppia d’attacco

Si parte da Marco Van Basten, avversario di Maradona in Italia nelle sfide scudetto sull’asse Milano-Napoli: 277 gol in 373 partite (0,75 a partita) in tutte le competizioni con Ajax e Milan, ma anche 24 reti in 58 caps con l’Olanda (e il gol nella finale dell’Europeo 1988 che contende a Diego il gol più bello della storia del calcio). Si arriva a Romario, 757 reti in 969 partite, uno dei pochi brasiliani ma uno dei tanti giocatori passati dal Barcellona e inseriti nel personalissimo paradiso maradoniano.

Gli italiani in viola

Pochi, solo due. Forse scontato Roberto Baggio che Maradona ha apprezzato da vicino in Italia: un giovane Divin Codino segnò nel 1989 un meraviglioso gol al San Napoli “imitando” Diego nella rete all’Inghilterra del Mondiale 1986. Meno scontato Giancarlo Antognoni che, però, il Pibe aveva già citato nella sua visita a Firenze alla Hall of Fame del calcio italiano nel 2017 tra i 10 nostrani con cui avrebbe voluto giocare (al pari di Totti e Del Piero).

Le sorprese sudamericane

Il centrocampista colombiano Carlos Valderrama che con Maradona condivide genio (entrambi due volte eletti come Calciatore sudamericano dell’anno) e sregolatezza. Il centrocampista offensivo della Nazionale argentina campione del mondo nel 1986 Ricardo Bochini è stato più volte menzionato dallo stesso Diego come suo idolo e ispiratore. Stessa stima per il salvadoregno Jorge Alberto “Magico” González: per il Pibe l’unico 10 che lo superava in tecnica (pur avendo toccato il culmine della sua carriera in una tournée statunitense con il Barça di Maradona quando giocava nel Cadice in Segunda Division spagnola). E poi ancora l’uruguaiano Enzo Francescoli, uno dei simboli del River a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, e Teofilo “Nenè” Cubillas, uno dei più “anziani” tra quelli citati da Maradona, forse fonte di ispirazione di un giovane Diego.

Tanta Europa per Diego

Lothar Matthaus lo ha battuto in finale a Italia ’90. Gheorghe Hagi, oltre ad essere il Maradona dei Carpazi, avrebbe dovuto sostituire El Pibe a Napoli, ma il Brescia disse no all’offerta. Anche Hristo Stoichkov avrebbe potuto essere l’erede di Diego in azzurro nel 1992, ma rifiutò perché intanto scriveva la storia del Barcellona. Michael Laudrup è stato spesso termine di paragone per tanti giocatori, proprio come Maradona, proprio nella stessa era (vissuta per gran parte in Italia come Diego). Robert Prosinecki è il più giovane, Ruud Gullit è “simbolo” con Maradona di una delle più grandi epoche del calcio italiano. E poi ancora il portoghese Paulo Futre, il belga Vincenzo Scifo e l’inglese Bryan Robson testimone oculare della Mano de Dios, a Città del Messico.

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