Olghi Balliu, dal Cittadella al Real

Lo capisci da come accarezza il pallone. Olghi Balliu, tredicenne da Castelfranco Veneto, se lo vorrà, avrà nel suo futuro il gioco più bello del mondo.

La tecnica non gli manca: dai video che circolano su Internet si vede il suo controllo di palla, il numero di palleggi con una pallina da tennis, qualche suo esercizio di tecnica con la maglia del Cittadella e i primi articoli sulla carta stampata. Leggere la storia di Olghi riporta alla mente gli articoli su Vincenzino Sarno, su Fabio Quagliarella e su Martin Odegaard.

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Come loro, Olghi è un ragazzo normale che si affaccia sull’adolescenza con il suo ciuffo biondo e il sogno di tantissimi coetanei, diventare un calciatore. Nelle interviste già rilasciate, secondo Olghi, le cose più importanti per riuscirci sono l’allenamento e la fiducia nelle proprie capacità. E il suo papà, Lulzim Balliu, ex terzino sinistro, immigrato dall’Albania ai primi del Duemila, lo sostiene e gli ricorda che è importante mantenere i piedi per terra.

Il suo presente è fatto di partite con gli esordienti del Cittadella. Dal padre ha ereditato la zona di competenza, la fascia sinistra, però con licenza di attaccare alto. Deve solo avere pazienza e ha tutto il tempo del mondo per crescere e scegliere quale sarà la sua strada.

Qualche scout l’ha già visto all’opera. Vengono dalla società con il nome che fa tremare le gambe: il Real Madrid. La Casa Blanca è la società più importante al mondo e ha visionato Olghi più volte. Lui che sogna di incontrare Messi ha già fatto il suo tributo alla Real Casa con un provino e un video in cui palleggia con la camiseta blanca.

Hai i numeri per realizzare un futuro all’altezza dei tuoi sogni, però, caro Olghi, c’è tempo. In tanti stanno raccontando la storia di questa promessa e anche noi abbiamo scelto di raccontare le sue capacità. Ora però lasciamolo crescere e lasciamolo libero di fare le sue scelte. Perché in fondo ha ragione Olghi (e il suo papà): la cosa importante è tenere i piedi per terra, il pallone attaccato alla scarpa e la testa concentrata sui propri sogni. Quelli sì, possono volare.

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