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La breve (e folle) avventura di Luxemburgo al Real Madrid

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Vanderlei Luxemburgo è, probabilmente, nell’immaginario collettivo sudamericano, uno degli allenatori brasiliani più bravi, competenti e vincenti di sempre. In una vita trascorsa in panchina non solo il tecnico ha allenato squadre di grande profilo come Palmeiras, Flamengo, Santos e Corinthians ma ha pure guidato la Nazionale brasiliana (e in contemporanea quella Olimpica) vincendo una Copa America. In molti, però, ricordano – forse erroneamente – Luxemburgo soltanto per l’incredibile quanto breve parentesi dell’ex difensore come allenatore di un Real Madrid stellato ma non solido come quello degli scorsi anni. Dei mesi incredibili sotto svariati punti di vista che rappresentano, ancora oggi, l’unica occasione europea per Luxemburgo.

L’incredibile periodo di Vanderlei Luxemburgo al Real Madrid

All or nothing, come potrebbero dire gli anglofoni. Perché in mezzo al mare magnum di squadre sudamericane – in particolare brasiliane – Luxemburgo, nel momento migliore della sua carriera, finisce proprio nel club più importante del mondo. Tutto inizia a fine anno 2004: Luxemburgo è l’allenatore del Santos in Brasile. Dall’altro lato del mondo, invece, il Real Madrid sta vivendo un periodo nero e il tecnico Mariano Garcìa viene esonerato. Per sostituirlo, la proprietà dei blancos – convinta dall’allora D.T. Arrigo Sacchi – pensa proprio a Luxemburgo, che lascia la patria per via di un’occasione più unica che rara. L’esordio sulla panchina sarà inusuale, surreale ma vincente. Nella prima partita, infatti, Luxemburgo ha esattamente 6 minuti (più 1.40 di recupero) per battere la Real Sociedad dopo che il 12 dicembre la gara era stata sospesa per via di un allarme bomba al Bernabeu. Luxemburgo mette in campo una formazione a trazione anteriore e riesce a sbloccarla grazie a un rigore vincente di Zidane, procurato da Ronaldo. Miglior impatto, almeno a livello d’immagine, non poteva esserci per il tecnico brasiliano.

Con Luxemburgo il Real Madrid, fino a quel momento lontano dalle zone alte del campionato, torna in corsa per la Liga (inanellando anche 7 vittorie di fila) e alla fine termina a soli 4 punti dal primo posto. Il lavoro del tecnico brasiliano viene giudicato positivamente e, dunque, inevitabile risulta la conferma sulla panchina dei Galacticos. Nella stagione successiva, dunque, ci si attende un salto di qualità – e, magari, qualche vittoria – da parte dei Blancos. Il Real, invero, parte molto bene a inizio stagione ma poi qualcosa, sia a livello tattico (una formazione forse troppo offensiva) che tecnico, finisce per rompersi. Luxemburgo arriva addirittura a chiedere le dimissioni dopo la brutta sconfitta interna per 0-3 contro il Barcellona ma, ironicamente, il suo folle e breve periodo come allenatore del Real Madrid si concluderà con una vittoria: dopo il trionfo contro il Getafe nella quattordicesima giornata, il tecnico carioca viene esonerato per far spazio a Juan Ramon Lòpez.

Termina con questa grande contraddizione, dunque, l’unica avventura europea di Luxemburgo, allenatore grandioso in patria ma che l’Europa ricorda soltanto per una toccata e fuga dai risvolti casuali. Una sorta di momento storico, che insegna come a volte il calcio possa conservare un’incredibile dose di ironica pazzia nel suo imprevedibile percorso.