Liverani, dalla serie C alla serie A: è destino?

Una cosa è certa: sulla testa di Fabio Liverani, a fine aprile, si muove nel cielo sempre qualcosa di magico. Casuale? Sicuramente non ordinario. A partire dal giorno di nascita, il 29 aprile, al 43enne regista ex Perugia, Lazio e Palermo, oggi allenatore del Lecce in serie B, la fine del mese di aprile regala quasi sempre qualcosa di non comune.

Soddisfazioni da calciatore e grandi gioie da allenatore per Liverani che, dopo un inizio con non poche difficoltà, si sta affermando come uno dei tecnici più interessanti del panorama italiano.

Sette giorni magici

Sono stati sette giorni splendidi, quelli di Liverani, dal 22 aprile scorso ad oggi. Nell’ordine vittoria nella “sua” Perugia e primo allungo sul Palermo rallentato in casa dal Padova, prolungamento del contratto, compleanno in serenità e successo sul Brescia di Corini, primo posto in classifica a pari punti (ma con una partita in più rispetto alle rondinelle) e strappo decisivo sui rosanero di Rossi. A tre giornate dal termine (ma con un turno di riposo da osservare alla penultima giornata), la promozione è lì a portata di mano. Il Lecce è padrone del proprio destino.

Il contratto più lungo

Quello stesso destino che è stato ancora benevolo con Liverani e sempre a fine aprile. Dovesse riuscire a sedersi su una panchina di serie A, al momento, è il tecnico con il contratto più lungo tra le mani. Non quello più ricco certamente, ma quello con la scadenza più lontana nel tempo. Un segnale forte per una società, quella salentina del presidente Saverio Sticchi Damiani, che sta dimostrando di saper gestire le cose con grande serietà (il Lecce è anche l’unica società italiana al momento ad avere uno sponsor tecnico autoprodotto, la M908). La firma tra i giallorossi e Liverani si allunga così fino al 2022. Nessuno può contare su un accordo a così lunga scadenza. Una rarità per un calcio che troppo spesso dimentica la programmazione.

Lu sule, lu mare, lu Fabio

Del resto Liverani ha fatto bene a Lecce (e al Lecce) almeno quanto il vento dell’Adriatico e il Via del Mare hanno fatto bene a Liverani. L’inizio traumatico al Genoa, la retrocessione con gli inglesi del Leyton Orient prima dell’incredibile salvezza con la Ternana (costruita in gran parte proprio ad aprile) e la rottura con il club umbro sembravano aver intristito la carriera di Fabio da allenatore. E, invece, in Salento, insieme, Lecce e Liverani hanno costruito una bellissima storia. Che, scaramanzia a parte, potrebbe portare alla seconda promozione di fila. Dalla serie C alla serie A. Una lunga rincorsa ricca di splendidi momenti.

Dalla serie C alla serie A

Con il Lecce che vola verso la seconda promozione di fila, la memoria non può non andare proprio all’estate del 2000 quando Gaucci portò lo stesso Liverani dalla terza serie al Perugia. Stipendio 120 milioni di lire all’anno. Quella squadra allenata da Serse Cosmi sarà (forse) ricordata per gli asiatici Jung Hwan Ahn e Ma Mingyu e per i sudamericani Tapia, Guinazù e Paris, ma certamente passerà alla storia anche per un gruppo di ragazzi pescati dalla Viterbese: Baiocco, Di Loreto e Liverani, appunto. Sarà una grande stagione. E Fabio finirà in azzurro prima e in biancoceleste dopo (con Gaucci che lo vende alla Lazio per 25 miliardi di lire).

Lo manda il Trap

È interessante l’intreccio che coinvolge i tre tecnici attualmente in vetta alla serie B. Eugenio Corini e Liverani hanno diretto il centrocampo del Palermo dal 2003 al 2011 (con il secondo che è subentrato al primo nel 2007). Proprio in rosanero, ma anche prima a Roma (sponda Lazio), Liverani è stato allenato da Delio Rossi (a cui ha anche riconosciuto di ispirarsi). Triangoli. Ma a completare quello tra Corini e Liverani, c’è Giovanni Trapattoni. Tra il tecnico di Cusano Milanino e l’attuale allenatore del Lecce, in particolare, la storia è intensa: nasce a Cagliari quando il Trap porta Liverani in prima squadra a 19 anni e si illumina proprio a Perugia nel 2001 quando sempre il Trap fa esordire Fabio in Nazionale. La data? 25 aprile.

Il primo italiano di colore

Il 25 aprile (e quel debutto azzurro) si lega anche ad un altro aspetto della carriera da calciatore di Liverani, il primo calciatore dalla pelle scura a vestire l’azzurro dell’Italia. Mamma somala e padre italiano (scomparso troppo presto), già nella sua prima stagione in A Liverani era stato oggetto di cori razzisti a Reggio Calabria. Trapattoni decide di convocarlo disegnandogli attorno (forse inconsapevolmente) un copione che andava ben oltre le ottime prestazioni calcistiche.

Liverani debutta in azzurro, nella sua Perugia, con la maglia numero 10 sulle spalle, sfidando il Sudafrica (paese simbolo della lotta al razzismo) e centrando anche un palo su punizione. Una evidente portata extracalcistica che si caricherà ancora di più quando lo stesso Liverani passerà alla Lazio. Anche qui sarà pesantemente offeso: “colpevole” di avere la pelle scura e le origini africane e di aver confessato in passato la sua fede romanista. I segni del tempo che non cambiano. E che, purtroppo, ancora oggi restano priorità nell’agenda del calcio.

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