Gli amari addii di Totti e Allegri: l’altra faccia del calcio

Nell’ultima settimana hanno riempito le prime pagine dei giornali gli addii di Allegri e Totti, rispettivamente da Juventus e Roma. Due addii forzati, che hanno portato i protagonisti a sfogarsi davanti ai media. Soprattutto il club giallorosso, in poche settimane ha salutato il suo ex capitano e il suo attuale capitano Daniele De Rossi. Una tendenza controcorrente rispetto alle altre squadre italiane che, invece, hanno dato ruoli importanti ai loro beniamini. I bianconeri hanno dato a Pavel Nedved la carica di vice presidente, stesso discorso per quanto riguarda Javier Zanetti e l’Inter. Recentemente il Milan ha nominato Paolo Maldini direttore tecnico e Zvominir Boban chief football officier.

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GLI ADDII DI TOTTI E ALLEGRI

“Starò fermo un anno – ha rivelato Max Allegri perché devo riprendere in mano la mia vita privata. Gli ultimi sedici anni sono stati una centrifuga, sono anni in cui lasci andare un po’ gli affetti e la famiglia, i figli, gli amici. Quest’anno, mi servirà per ricaricare le batterie in vista della stagione successiva”. Poi ha continuato: “Non si può andare tutto l’anno a cento all’ora. Per raggiungere i picchi alti, ci vuole il “cazzeggio creativo”: divertimento, uscite con gli amici. Per poi acquistare la lucidità che ti serve per alzare il livello. Io quando ho bisogno di staccare vado a Livorno, dagli amici. Poi ritorno e sono fresco, pronto a dare il massimo”. 

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Oggi nella conferenza d’addio alla Roma, dopo 30 anni, Francesco Totti ha dichiarato: “Era meglio morire che vivere un giorno così. Mi dimetto, ma non per colpa mia. Mai stato coinvolto in un progetto tecnico. Con Franco Baldini zero rapporti, uno dei due doveva andarsene. Presidenti, dirigenti e giocatori passano, ma le bandiere restano“. Chiosa finale:Io sono stato un peso per questa società. Perché mi è stato detto che sono un personaggio troppo ingombrante. Questa è stata più significativa, perché quando ti stacchi dalla mamma poi è dura…”. Dichiarazioni forti, che rivelano un’altra faccia del calcio, quella più cinica e meno romantica. Quella dove i soldi comandano su tutto, anche su chi ha dato tutto per la maglia.

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