Caro Maurizio, congratulazioni: hai preso il Palazzo. Ma a quale costo?

Caro Maurizio Sarri, ti odio. O meglio, in realtà non è assolutamente vero. Ma forse dovrei. Perché adesso una città intera, la mia, prova questo sentimento nei tuoi confronti. Prima, invece, provava ammirazione, rispetto, amore, a tratti direi persino devozione. La tua avventura azzurra, iniziata da contestato signor nessuno, aveva trovato proprio in Napoli un grande alleato. I partenopei hanno unito sacro e profano per te, ed ergendoti a Comandante di una missione verso il Palazzo hai alimentato gioia, rivoluzione e forse manie di un qualcosa di mai vissuto, nemmeno ai tempi di Maradona. Col senno di poi, però, avresti potuto risparmiare al tuo popolo queste manfrine d’amore, le tante parole al vento che poi ti hanno portato a indossare la maglia di un nemico – solo sportivo, per carità, anche basta con il calcio serializzato – rinomato.

Personalmente, non ho niente contro la tua scelta, come non ce l’avevo con Higuain quando decise di andare a inseguire i suoi sogni nello stesso posto. Da professionista, in un mondo del calcio che ormai preferisce l’aziendalismo e il compromesso all’amore incondizionato e al romanticismo, hai preso la scelta migliore per te e la tua famiglia. Batterti potrebbe essere più bello del solito, perdere sarebbe altresì estremamente doloroso. Incontrarti, a prescindere, non sarà che un pulpito al cuore. Arriveranno fischi, insulti. Non li condivido fino in fondo ma il calcio è così, ha le sue dinamiche, a volte contorte e sofferte. Hai fatto di tutto per entrarci e ora, come saprai, dovrai gestire le conseguenze delle tue scelte.

L’unico augurio che mi sento di farti, nel mio piccolo, è questo: non snaturarti mai. I tuoi nuovi tifosi sono perplessi, se non preoccupati. Ambivano una favola catalana d’oltremanica, si ritrovano con uno che gli ha fatto il dito medio. Premono per farti allineare allo stile Juve, semmai ancora esistesse e fosse riconoscibile. Non dimenticano sbalzi d’umore del passato. Ma, almeno in questo, porta avanti il tuo credo. Continua a dire liberamente ciò che pensi. Indossa la tua tuta. Mastica nervosamente la sigaretta che non ti è concesso accendere. Incazzati come una bestia quando la squadra non gira e, magari, prendi appunti se qualcosa non funziona. Mi congratulo con te perché, alla fine, al Palazzo ci sei arrivato davvero. Il problema è che, al di là di ogni retorica o ideale (che, sinceramente, con il calcio di oggi hanno poco a che vedere), ci sei arrivato da solo. Perché, almeno per adesso, sei detestato dai tuoi ex tifosi e rigettato dai nuovi. E, per l’amore di tutto ciò che ti è caro, speriamo davvero che la Vecchia Signora – che con te ha cercato un’altra strada, dando il benservito a chi ti accusava di fare circo per provare ad aprire lei stessa il tendone dello show – non finisca per masticarti e poi sputarti nuovamente nel calcio operaio, dopo aver provato la borghesia.

Ci sarebbe ancora tanto, tantissimo da dire. Ma le parole non possono scalfire i fatti.
Maurizio Sarri, sei stato per me un grande allenatore e un grande uomo. Adesso resti un grande allenatore, che rispetto e stimo, per cui addirittura continuo a simpatizzare. Ma che non riesco più ad amare. Non sarai mai davvero il nemico, per me. Però l’amore è un’altra cosa: Gioia e Rivoluzione. Cose che, da adesso in poi, non rappresenti più.

LEGGI ANCHE

Html code here! Replace this with any non empty raw html code and that's it.

I più letti