Calciomercato al via (ufficialmente). Sognare non basta, occhio ai flop!

Qui una volta era tutto calciomercato. Lo è e lo sarà ancora. È il calcio moderno: sul pezzo bisogna starci sempre, tutti i mesi, tutti i giorni. Direttori sportivi e presidenti sempre al lavoro. Ma la sessione estiva del calciomercato apre ufficialmente i propri battenti “solo” lunedì prossimo, 1 luglio. Fino al prossimo 2 settembre è il tempo degli affari, delle trattative da chiudere, dei contratti da depositare. È il tempo dei sogni, delle formazioni tipo da aggiornare e dei profili da scoprire. Ogni nome, ogni acquisto è un grande colpo. Ma, poi, un anno dopo, cosa succede? Nel calcio non c’è, come in tanti aspetti della vita, il “senno di poi”, ci sono solo bilanci da tracciare. E spesso sono spietati e impietosi. Dopo aver letto questo elenco, non sarete così sicuri di esultare ed esaltarvi per il prossimo acquisto della vostra squadra.

I top flop: cinque nomi che avevano fatto sognare. Ma poi.

Gonzalo Higuain e Mattia Caldara al Milan (maxi operazione tra Torino e Milano con Bonucci impegnato nel tragitto inverso, accolti da un migliaio di tifosi in piazza Duomo), Javier Pastore alla Roma (dal Psg per quasi 25 milioni di euro), Simone Verdi al Napoli (arrivato dal Bologna dopo una lunghissima trattativa) e, in parte anche Radja Nainggolan (24 milioni più il tesoretto Zaniolo) e Simone Zaza al Torino: tutti colpi che avevano fatto sognare in estate, presentazioni dalle balconate, arrivi in aeroporto da centinaia di tifosi. Tutti hanno reso troppo poco rispetto alle aspettative. Qualcuno è già andato via, alcuni sono rimasti per non disperdere gli investimenti, altri resteranno con ruoli di secondo piano.

Pjaca, un nuovo “deludente” capitolo

Il 7 agosto 2018 Marko Pjaca aveva salutato l’accordo tra Juventus e Fiorentina (prestito oneroso a 2 milioni, diritto di riscatto fissato a 20 mln, controriscatto per la Juve) con un post su Instagram: “Contentissimo di iniziare un nuovo capitolo”. La Viola aveva esaltato l’esterno croato classe 1995, mettendo in risalto l’esperienza Mondiale: secondo posto di squadra e un gol personale. La Vecchia Signora felice di veder rivalutato il proprio talento. Dopo 19 spezzoni di gara, 1 gol e 1 assist (peraltro nella stessa partita) e un altro crociato rotto a marzo, il 1° luglio tornerà alla Juve. Ma sicuramente partirà ancora. Lo vuole il Verona. Per rilanciarsi in serie A e per rilanciare l’immagine del croato. Che, al momento, resta un flop (anche rispetto ai 23 milioni versati dai bianconeri alla Dinamo Zagabria nel 2016).

Vrsaljko, il cuore senza gioie

Saluto i tifosi nerazzurri, metto sempre il cuore in campo e spero che alla fine della stagione saremo tutti felici, noi e loro“. Le prime parole di Sime Vrsaljko da interista, accolto con il favore della piazza. Un colpo per sistemare le fasce difensive dei nerazzurri, da sempre punto debole, anche con Suning. Altro prestito oneroso (6,5 mln all’Atletico Madrid), altro croato (sempre protagonista ai Mondiali), altro ginocchio saltato (insieme a diversi infortuni muscolari). Risultato: esperienza con l’Inter finita a gennaio, ritorno in Spagna già sicuro da tempo, dopo appena 10 presenze in serie A. Senza gioie e senza felicità.

Damascan, un cecchino mai esploso

Aveva firmato col Torino a gennaio 2018 per arrivare in Piemonte solo in estate. Vitalie Damascan, nei piani di Petrachi e Mazzarri, doveva essere il colpo a sorpresa, la “stellina” per il futuro, un “cecchino” con tanto potenziale in canna e un investimento relativamente basso (1,5 mln di euro). Moldavo classe 1999, sulla carta di identità i 20 e passa gol segnati in Patria. Tifosi attratti dalla futuribilità, tifosi traditi dalla realtà: pochi minuti in una presenza con la prima squadra, una decina di presenze con la Primavera e qualche gol solo nel Viareggio a marzo. A gennaio lo avevano cercato tanti club di B. Probabile che vada in prestito nelle prossime settimane.

Bianda era il nuovo Varane

Monchi aveva puntato la scorsa estate sulla linea verde per la sua nuova Roma. William Bianda era sbarcato nella capitale accolto da tifosi e fotografi: al collo la sciarpa giallorossa “Io ci sono”, al Lens 6 milioni di euro + 5 di bonus, sui giornali il titolo “Alla Roma il nuovo Varane” e il paragone con Marquinhos. In prima squadra non si è visto mai. Almeno ha evitato le critiche riservate ad altri nuovi acquisti, uno su tutti Olsen, altro clamoroso flop della scorsa estate. La Roma di Di Francesco era tra le primissime della griglia dopo il calcio mercato. Non da scudetto, ma subito dopo l’Inter e la Juve. Si è lentamente dissolta fino alle uscite dei totem De Rossi e Totti. Proprio come Bianda, lentamente sparito dai radar.

La scommessa (persa) di Halilovic

La scorsa estate per il Milan si era aperta con gli acquisti a costo zero di Reina e Strinic. Ma soprattutto con la sentenza Uefa che era stata una bastonata notevole. Il ds Mirabelli tira fuori il colpo a sorpresa per risollevare la piazza: a costo zero dall’Amburgo arriva il talentino Alen Halilovic. Una scommessa, fantasia da trequartista scuola Barça. Andrà via a gennaio senza emozioni, tornerà a luglio. Ripartirà ancora. Salvo soprese, salvo scommesse.

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