Leandro Depetris. Quando il Milan scelse il baby argentino sbagliato

Non c’è niente di più poetico delle occasioni mancate. di quello che poteva essere e non è stato, e di cosa lascia dentro. Di queste storie, tra accademie calcistiche e ritiri, nel calcio se ne consumano a decine ogni anno. Un ragazzo che prometteva scivola via via nell’anonimato. Non cresce fisicamente, non cresce di testa, o, più semplicemente, su di lui non si era visto giusto. Le ragioni del fallimento sono mille, le chance di diventare i migliori al mondo quasi impercettibili. Per questo oggi non sapete nulla di Leandro Depetris, e il nome Messi invece è più noto di quello del presidente degli Stati Uniti.

Eppure nell’Argentina degli anni novanta gli equilibri erano diversi. A 11 anni in Argentina tutti conoscevano il nome di Depetris. E non c’è da stupirsi. Se intorno ai vent’anni più o meno ogni tuo talento fa le valigie e se ne va in Europa, ancora bambini i calciatori sono già delle star.

Era successo per Maradona, e stava succedendo per Leandro. Classe 1988, attaccante mancino brevilineo ed entusiasmante nel dribbling, il giovane santafesino incanta. L’altro nome che si fa largo nelle cronache locali e nazionali è quello del leader della Maquina del ’87 . La squadra giovanile del Newell’s Old Boys che schianta tutti gli avversari. Lui è un classe 1987, ha le stesse caratteristiche fisiche e tecniche, e, come avrete intuito, si chiama Lionel Messi.

I due si sfidano a Cordoba nell’attesissima finale di un torneo, e a spuntarla è Leandro. Franco Falleroni, allora compagno di Messi, dirà: “Depetris era più famoso di Leo. Quando la sua squadra vinse quella partita, tutti i microfoni e i giornalisti erano per lui.”

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Depetris incanta, e il Milan lo sceglie

A questo punto si fa avanti il Milan. Franco Baresi lo visiona grazie a una videocassetta (i social erano lontani dall’essere anche solo pensati), e lo propone a Berlusconi. Leandro viaggia per quattro volte l’anno a Milano, gioca con i pari età rossoneri, e se ne torna in Argentina. Non ha ancora firmato un vero e proprio contratto, ma anche in Italia si fa notare. Segna un gran gol alla Juventus, appena prima di rientrare in patria per vincere la liga Rafaelina. Proprio come Messi è “piccolo” (1 metro e 33 a 11 anni), mancino, talentuoso e con la 10 sulle spalle. Ma a 14 anni le due strade si separano completamente.

Messi, pur tra le mille difficoltà rappresentate dalle cure per la crescita, domina nella cantera del Barcellona e si prepara a diventare grande. Leandro, poco prima di accordarsi definitivamente con il Milan, si perde. “A 14 anni stavo per firmare in modo permanente, ma tutto è andato storto. – ha raccontato Depetris – Le decisioni prese da mio padre sono state sbagliate: andare in Italia in giovane età è stato brutto … non ho mai avuto problemi con alcol, droghe o di cattivo comportamento … ma avrei avuto bisogno di un aiuto psicologico, o più supporto dai miei genitori. Alla fine, abbiamo commesso tutti gli errori possibili” .

La pietra tombale all’avventura rossonera la mette un intermediario con delega a trattare per lui. Chiede al Milan un ingaggio da 2 milioni di dollari al compimento dei 16 anni d’età, e tutto salta. In Italia lo porterà, con magri risultati, il Brescia di Gino Corioni. Giocherà poi nelle nostre serie minori, prima di tornare in Argentina dove oggi milita nel Tiro Federal, formazione della terze serie nazionale.

“A 11 anni ero più famoso di Messi” ricorda ora Leandro con orgoglio e un po’ di rammarico. Al Milan forse rimpiangono la videocassetta sbagliata…

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